Holodomor, falsificazione della storia in funzione anti russa
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BERLINO – Il parlamento federale Tedesco ha approvato una risoluzione sulla carestia in Ucraina del 1932-1933 riconoscndo gli eventi in questione come un vero e proprio “genocidio” commesso dall’Unione Sovietica.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 03, 2022 07:01 Europe/Rome
  • Holodomor, falsificazione della storia in funzione anti russa

BERLINO – Il parlamento federale Tedesco ha approvato una risoluzione sulla carestia in Ucraina del 1932-1933 riconoscndo gli eventi in questione come un vero e proprio “genocidio” commesso dall’Unione Sovietica.

Il gesto intrapreso dal Bundestag oltre ad essere a tutti gli effetti, una falsificazione deliberata della storia per promuovere la propaganda di guerra in funzione anti-russa, rappresenta il culmine di un processo storico iniziato nel pieno del secondo conflitto mondiale, servito fin dall’inizio a riabilitare il collaborazionismo nazista ucraino e i suoi crimini. Ovvero, quegli stessi ambienti su cui, quasi otto decenni dopo, i governi occidentali stanno contando per avanzare i loro interessi strategici nei confronti di Mosca.

Il cosiddetto “Holodomor” si riferisce alle tragiche conseguenze della collettivizzazione forzata dell’agricoltura ordinata da Stalin nel quadro dell’impulso alla rapida industrializzazione dell’Unione Sovietica tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso.Le stime più attendibili parlano di almeno 3,5 milioni di morti per fame in Ucraina nel solo inverno del 1932-1933, causati dall’implementazione di disastrose politiche agricole ed economiche da parte del regime staliniano. Quella che iniziò come una requisizione forzata del grano dai contadini dopo la crisi del 1928-1929, sarebbe proseguita appunto con la collettivizzazione di milioni di piccole fattorie e dei loro beni, causando raccolti gravemente inadeguati e milioni di morti per malnutrizione, nonché rivolte diffuse che spinsero l’Unione Sovietica sull’orlo della guerra civile. v

Gli studi storici di questi eventi hanno fatto passi da gigante dopo l’apertura degli archivi sovietici a partire dal 1991 e, fino ad oggi, non sono emersi elementi che giustifichino la definizione di “genocidio” come stabilito dalle Nazioni Unite. Per quanto criminali siano state le politiche che portarono a questa tragedia, non vi era infatti alcun intento genocida tra la leadership sovietica. La carestia fu un fatto generalizzato che interessò qualcosa come 70 milioni di cittadini sovietici, provocando complessivamente la morte di circa sette milioni di persone. Essa non riguardò dunque solo l’Ucraina. Quest’ultima repubblica sovietica fece registrare in assoluto il numero di decessi più alto, ma altri popoli ebbero in proporzione un numero maggiore di vittime, come ad esempio quello kazako.Falsificando la storia, il documento approvato dal “Bundestag” sostiene invece che “i decessi di massa non furono il risultato di pessimi raccolti”, ma la “responsabilità della leadership politica dell’URSS sotto Josip Stalin”. Per questa ragione, il cosiddetto “Holodomor” – termine ucraino che definisce gli eventi – “è un crimine contro l’umanità”, la cui classificazione “storico-politica” sotto la categoria di genocidio risulta “ovvia”.

Le intenzioni tutte politiche dei parlamentari tedeschi appaiono evidenti da altri passaggi della risoluzione. Nel testo si legge che la rovinosa carestia del 1932-1933 corrispondeva a un progetto sovietico per “distruggere il modo di vita, la lingua e la cultura ucraine”. In conseguenza di ciò, afferma assurdamente il parlamento tedesco, il governo della Germania deve “continuare a opporsi in modo risoluto a qualsiasi tentativo di promuovere la versione storica russa”, nonché a “garantire sostegno politico” alle vittime del “genocidio”, vale a dire l’attuale regime di Kiev.Oltre a essere insensata dal punto di vista storico, l’iniziativa dei parlamentari federali tedeschi si inserisce anche in un contesto anti-democratico oggettivamente preoccupante. Il voto segue infatti di poche settimane una modifica al codice penale che rende un reato punibile fino a tre anni di carcere “la negazione, la giustificazione o la banalizzazione pubblica” di un genocidio oppure di crimini contro l’umanità o crimini di guerra.