Turchia: Erdogan, l'Occidente si faccia gli affari suoi
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ANKARA (Pars Today Italian) - Continua la rappresaglia del presidente Erdogan in Turchia, dopo il fallito golpe del 15 luglio. La Turchia ha infatti revocato i passaporti di 49.211 persone per sospetti legami con la rete di Fethullah Gulen, accusato da Ankara del tentato colpo di stato.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Lug 30, 2016 17:15 Europe/Rome
  • Turchia: Erdogan, l'Occidente si faccia gli affari suoi

ANKARA (Pars Today Italian) - Continua la rappresaglia del presidente Erdogan in Turchia, dopo il fallito golpe del 15 luglio. La Turchia ha infatti revocato i passaporti di 49.211 persone per sospetti legami con la rete di Fethullah Gulen, accusato da Ankara del tentato colpo di stato.

Lo ha detto alla tv di stato Trt il ministro dell'Interno, Efkan Ala, che ha aggiunto che sono oltre 18 mila le persone fermate e per 9.677 di loro è stato formalizzato l'arresto. Recep Tayyip Erdogan insiste con il suo 'stile', abituale per lui quanto irrituale per un capo di Stato, invitando l'Occidente a "farsi gli affari propri" senza mettere bocca nelle misure repressive. Parole che lo avvicinano sempre più alle posizioni dell'omologo russo Vladimir Putin con cui i rapporti sono tornati buoni dopo le scuse per l'abbattimento del caccia SU-24, lo scorso novembre, penetrato nello spazio aereo turco per 17 secondi. Abbattuto da due piloti di F-16 marchiati peraltro come "golpisti" dallo stesso Erdogan, a chiudere il quadro. I due leader si incontreranno il 9 agosto a San Pietroburgo. Allo stesso tempo Erdogan ha compiuto un gesto di apparente distensione annunciando di aver ritirato tutte le cause per oltraggio a suo danno. Ma stamattina sono stati portati davanti a un tribunale di Istanbul 21 dei 42 giornalisti turchi per cui lunedì era stato spiccato un mandato di cattura per presunti legami con Gulen. La corte dovrà decidere se convalidarne l'arresto. Gli altri sono ancora ricercati. Secondo l'agenzia di stampa Dogan, le autorità sospettano che 11 di loro siano fuggiti all'estero. A sostegno dei colleghi turchi finiti nel mirino di Erdogan, la Federazione europea (Efj) e la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), accogliendo l'appello della Fnsi e di altri sindacati europei dei giornalisti, hanno promosso una campagna di solidarietà. Il segretario generale della Federazione europea, Ricardo Gutiérrez, ha invitato i sindacati nazionali ad aderire alla mobilitazione: "inviando una lettera agli ambasciatori turchi e/o ai governi nazionali; firmando e condividendo la petizione di Amnesty International "Rights hard-won cannot be taken away", che chiede al presidente Erdogan il rispetto dei diritti umani in Turchia; inviando un contributo al Fondo per la sicurezza creato dalla Ifj al fine di sostenere le richieste di aiuto provenienti dalla Turchia; rilanciando su siti internet e social media la campagna "Lo sapevi? Il giornalismo non è un crimine".