Terremoto politico in Germania dopo dimissioni del ministro della Difesa
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BERLINO - L’uscita di scena questa settimana di Christine Lambrecht, ministro della Difesa in Germania, ha causato un terremoto politico che avrebbe potuto scuotere il governo guidato da Olaf Scholz.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 20, 2023 05:55 Europe/Rome
  • Terremoto politico in Germania dopo dimissioni del ministro della Difesa

BERLINO - L’uscita di scena questa settimana di Christine Lambrecht, ministro della Difesa in Germania, ha causato un terremoto politico che avrebbe potuto scuotere il governo guidato da Olaf Scholz.

A questo punto Berlino deve affrettarsi a coprire il vuoto lasciato da Lambrecht. Non solo per l’importanza di avere un ministro della Difesa in carica mentre infiamma ancora il conflitto ucraino. 

Le dimissioni della Lambrecht, sostituita martedì con il semisconosciuto Boris Pistorius, sono infatti da collegare ai presunti tentennamenti evidenziati nell’approvare l’invio di armi sempre più sofisticate al regime di Zelensky. Più in generale, la sorte dell’ormai ex ministro è stata segnata dalla lentezza con cui, sotto la sua supervisione, è stato portato avanti il piano di “modernizzazione” delle forze armate tedesche, ovvero l’impulso al militarismo più consistente dai tempi del regime nazista.

A livello formale, la Lambrecht avrebbe visto indebolirsi la sua posizione a causa dell’accumularsi di svariate controversie esplose fin dalla sua nomina. Media e politici di opposizione avevano iniziato a prenderla di mira già a inizio dello scorso anno, quando aveva annunciato l’invio di 5.000 elmetti all’Ucraina presentando l’iniziativa come un “chiaro segnale” della volontà tedesca di essere al fianco di Kiev nel confronto con Mosca.

Qualche mese più tardi era inoltre scoppiata una polemica per un volo a bordo di un elicottero militare sul quale il ministro si era fatta accompagnare dal figlio 21enne. La notizia era circolata proprio grazie a un post pubblicato dalla stessa Lambrecht sul suo account Instagram. Un altro recente intervento su questo “social” ha alla fine dato l’occasione ai suoi detrattori di assestare il colpo definitivo che l’ha costretta alle dimissioni. In un imbarazzante video girato nelle strade di Berlino tra i festeggiamenti per il Capodanno, il ministro socialdemocratico aveva tenuto a spiegare come la guerra che “infuria in Europa” le avesse procurato “sensazioni speciali” e consentito di incontrare “molte persone importanti e interessanti”.

Nell’immediato, l’avvicendamento alla guida del ministero della Difesa si è reso necessario per provare a mostrare un cambio di passo in concomitanza con il vertice di questa settimana degli sponsor dell’Ucraina nella base di Ramstein, a cui parteciperà anche il numero uno del Pentagono, Lloyd Austin, e nel quale verrà fatto il punto sulle nuove forniture di armi da inviare al regime di Kiev.

A questo proposito, la Germania è sotto pressione per dare l’OK all’invio di carri armati da combattimento Leopard 2. Il governo Scholz ha finora esitato a prendere una decisione in questo senso, ma un numero crescente di paesi europei sta spingendo su Berlino per sbloccare la situazione. Finlandia e Polonia sarebbero ad esempio pronte a consegnare un certo numero di Leopard 2 all’Ucraina, ma, essendo i carri armati di fabbricazione tedesca, gli accordi di vendita prevedono che l’invio a terzi venga autorizzato appunto dalla Germania.

Secondo alcuni commentatori, il successore di Christine Lambrecht dovrà ricevere una qualche benedizione da Washington ed essere pronto a concedere quanto richiesto al regime ucraino. Fino a lunedì, la favorita per la carica di ministro della Difesa sembrava essere il “falco” della SPD, Eva Högl, tra i politici più attivi nel promuovere la causa ucraina, nonché i massicci investimenti sul fronte militare domestico.

La scelta di Pistorius, anch’egli socialdemocratico e attuale responsabile del dipartimento degli Interni del governo regionale della Bassa Sassonia, sarà invece tutta da valutare. Scholz potrebbe avere optato per una figura di basso profilo a livello nazionale per controllare personalmente il portafoglio della Difesa, anche se la stampa tedesca sembra attribuire a Pistorius quelle caratteristiche di risolutezza e determinazione teoricamente necessarie per implementare l’accelerazione richiesta da più parti.

Va detto in ogni caso che la prudenza attribuita alla Lambrecht, nonché allo stesso Scholz, deve essere valutata nell’ottica dell’isteria anti-russa che pervade la grandissima parte della classe politica europea. Se nel governo di Berlino ci sono resistenze a provocare un’ulteriore escalation del conflitto consegnando armi più potenti all’Ucraina, è anche vero che la Germania ha finora sbloccato parecchio materiale non esattamente inoffensivo, come ad esempio, solo per citare i casi più recenti, 40 mezzi da combattimento Marder e una batteria di missili anti-aerei Patriot da installare in territorio polacco.

La questione dei Leopard 2, così come di tutti gli altri sistemi bellici invocati fin qui come elementi decisivi per far svoltare la guerra in favore di Kiev, nasconde una realtà ben diversa da quella promossa dalla propaganda ufficiale. La Germania dispone di circa 110 di questi mezzi che potrebbero essere trasferiti all’Ucraina, ma come ha ammesso l’amministratore delegato della società costruttrice (Rheinmetall), per renderli pronti all’impiego nel teatro di guerra servirebbe almeno un anno, oltre che centinaia di milioni di euro.

 

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