Germania, schiaffo al cancelliere Scholz: crollo Spd a Berlino
BERLINO - Pesante sconfitta del cancelliere federale, Olaf Scholz, in un’altra elezione amministrativa, incassando a Berlino il peggior risultato, per la prima volta dal 1999.
Il Partito Social Democratico tedesco (SPD) ha fallito domenica in un un’altra elezione amministrativa, Nella capitale si è tenuta la ripetizione del voto del 2021, segnato da una lunga serie di irregolarità e di fatto annullato dalla Corte Costituzionale tedesca. La SPD, assieme ai Verdi e al partito della Sinistra (Die Linke), potrebbe comunque rimanere al governo della capitale, una delle tre città in Germania a cui è assegnato lo status di “Land” (stato federato). I cristiano-democratici (CDU) sono però ora di gran lunga il primo partito a Berlino e hanno già fatto sapere di volere aprire in fretta i colloqui esplorativi per individuare il possibile partner di governo nei prossimi cinque anni.
Sono esattamente tre i punti percentuali persi dalla SPD rispetto a due anni fa. L’arretramento fa anche in modo che questo partito finirà dietro alla CDU per la prima volta da oltre due decenni nella capitale. I cristiano-democratici, all’opposizione a livello federale, hanno guadagnato una decina di punti percentuali e partono da una posizione di forza in vista delle trattative per la formazione del governo. Con il 28,2% dei consensi, la CDU potrebbe ottenere 48 seggi su 147 nel parlamento locale di Berlino, sufficienti a governare con uno tra la SPD e i Verdi.
Lo scorso novembre, il più alto tribunale tedesco aveva ordinato la ripetizione del voto del settembre 2021. In quell’occasione si era verificata una situazione caotica, con lunghissime code fuori dai seggi e molti casi in cui le schede elettorali risultavano esaurite oppure recapitate nei distretti sbagliati. A creare confusione era stata anche la decisione di tenere ben quattro consultazioni in contemporanea, oltretutto lo stesso giorno della maratona di Berlino che aveva moltiplicato i problemi logistici. Il clamoroso annullamento del voto era stato solo il secondo caso di questo genere in Germania nel periodo post-bellico. L’unico precedente risaliva al 1991 nella “città-Land” di Amburgo, anche in quel caso per diffuse irregolarità.
Ci sono evidentemente questioni locali a giustificare la sconfitta dei social-democratici nella capitale tedesca. L’elevato costo della vita, una crisi degli alloggi in rapido peggioramento e il pessimo stato di trasporti e servizi pubblici sono alcune delle questioni che hanno determinato l’esito del voto, così come hanno lasciato il segno gli episodi di violenza registrati la notte di capodanno. La candidata a sindaco per i cristiano-democratici ha dato una caratterizzazione inquietante delle condizioni di Berlino, anche se indubbiamente e almeno in parte per ragioni elettorali, definendo la capitale come “una città di senza tetto e bambini poveri".
Dal voto di domenica emergono tuttavia anche segnali chiarissimi di impazienza nei confronti del governo federale del cancelliere Scholz. Le difficoltà dell’economia e l’impennata dei livelli di inflazione si fanno sentire in tutto il paese e non ci sono dubbi che a essere sotto accusa sono le scelte del gabinetto Scholz derivanti dalla decisione di partecipare in pieno all’offensiva anti-russa ordinata dagli Stati Uniti. Le politiche auto-lesioniste del governo federale sono state inoltre oggetto di ulteriore scrutinio nei giorni precedenti le elezioni a Berlino, dopo cioè la pubblicazione dell’indagine di Seymour Hersh sulla distruzione del gasdotto Nord Stream, progettata a tavolino dall’amministrazione Biden e di fatto avallata dallo stesso cancelliere.
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