Ucraina di Zelensky, dalla de-russificazione alla nazificazione
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Il regime di Zelensky, che l’Occidente sostiene e considera come un baluardo di democrazia e libertà contro la barbarie russa, sta pianificando e mettendo in atto già da tempo un vero e proprio genocidio culturale in linea con il dilagare, nelle strutture dello stato, dell’influenza degli ambienti apertamente neonazisti.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Apr 11, 2023 04:10 Europe/Rome
  • Ucraina di Zelensky, dalla de-russificazione alla nazificazione

Il regime di Zelensky, che l’Occidente sostiene e considera come un baluardo di democrazia e libertà contro la barbarie russa, sta pianificando e mettendo in atto già da tempo un vero e proprio genocidio culturale in linea con il dilagare, nelle strutture dello stato, dell’influenza degli ambienti apertamente neonazisti.

 Questa realtà viene in genere occultata dalla stampa “maninstream” in Europa e negli Stati Uniti, ma le dichiarazioni e le notizie di iniziative radicali anti-russe circolano talvolta anche nel dibattito ufficiale, se non altro perché un’identica attitudine ultra-reazionaria nei confronti di qualsiasi manifestazione della cultura o della storia russa pervade in larga misura le stesse opinioni delle élites occidentali.
Una recentissima prova delle intenzioni delle autorità di Kiev è l’intervista rilasciata dal braccio destro di Zelensky, il consigliere “senior” Mikhail Podoliak, al network RFE/RL (Radio Free Europe/Radio Liberty), organo di propaganda controllato e finanziato dal governo americano. Podoliak ha tranquillamente prospettato lo “sradicamento di tutto quanto è russo in Crimea” una volta che il regime ucraino avrà rimesso le mani sulla penisola affacciata sul Mar Nero.
La Crimea è storicamente un territorio legato alla Russia. Parte dell’impero zarista dal 1783 e poi dell’Unione Sovietica, nel 1954 venne trasferita unilateralmente da Nikita Kruscev sotto il controllo della repubblica sovietica ucraina. Dopo il golpe di estrema destra a Kiev nel 2014, i residenti della Crimea votarono a larghissima maggioranza a favore del ricongiungimento con la Russia in un referendum mai riconosciuto dal governo ucraino né dall’Occidente. Da allora, la “comunità internazionale” continua a rivendicare il ritorno della Crimea all’Ucraina, senza alcun riguardo per le implicazioni storiche e le aspirazioni della popolazione. Per non parlare della monumentale ipocrisia se si paragona la vicenda ad altre situazioni, come ad esempio quella del Kosovo.
Tornando all’intervista di Podoliak, quest’ultimo ha spiegato nel dettaglio i piani di Kiev in vista dell’improbabile riconquista della Crimea, spiegando nel contempo alcune delle ragioni per cui la penisola ha lasciato l’Ucraina per la Russia ormai nove anni fa. I residenti della Crimea, per cominciare, non avranno più la possibilità di leggere la letteratura russa o di guardare film russi. La lingua russa non potrà essere inoltre parlata in pubblico e tutti coloro che non si adegueranno alle direttive del regime dovranno lasciare il paese.
Una durissima repressione attende quanti saranno ritenuti “collaboratori” o “traditori”, mentre chi, per qualsiasi ragione, abbia cambiato la propria cittadinanza da ucraina a russa sarà oggetto di indagini e “provvedimenti legali”. È facile comprendere quanto serie siano le minacce, visto che ritorsioni e violenze sono già state documentate nei confronti di presunti collaborazionisti nelle località ucraine da dove nei mesi scorsi le forze armate russe si erano ritirate. Come già accaduto in questi casi, anche un eventuale scenario simile in Crimea vedrebbe impegnati gruppi paramilitari e milizie neo-naziste per ristabilire l’ordine, ovvero portare a termine vendette e repressioni contro la maggioranza della popolazione russofona o semplicemente ostile al regime di Zelensky.
Le parole di Podoliak vanno collegate allo sforzo delle autorità ucraine per liquidare tutti i simboli della lingua, della cultura e dell’eredità storica russa, accelerato vertiginosamente dopo l’inizio delle operazioni militari nel febbraio dello scorso anno. Attraverso leggi o semplici iniziative a livello locale, questa campagna ha raggiunto livelli assurdi e insensati, come l’eliminazione di milioni di libri di autori russi da biblioteche e altre istituzioni pubbliche ucraine, senza nessun riguardo per i complessi e profondi legami storici e famigliari tra i due paesi e le rispettive popolazioni.

 

 

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