Guerra e Media, notizie pro-palestinesi vengono censurate su Internet
WASHINGTON (Pars Today Italian) - All’inizio il nuovo conflitto israelo-palestinese, in tutto il mondo e’ cominciato il sostegno al popolo innocente della Palestina e ...
si è sollevato le voci a sostegno della Palestina, per chiedere la fine dell’aggressione del regime sionista a Gaza e dell’apartheid contro i palestinesi. Il ministro della Cultura Sangiuliano, che ha vietato di esporre bandiere palestinesi sui monumenti italiani, a quello del governo francese, che ha proibito qualsiasi manifestazione di piazza “pro-Palestina”, passando per le dimissioni di Moni Ovadia da direttore del Teatro di Ferrara per le sue posizioni critiche su Israele e dalla sospensione del premio letterario ad Adania Shibli, scrittrice palestinese. La censura anti-palestinese non poteva non colpire anche i social media, dove sempre più utenti denunciano la rimozione o l’oscuramento di contenuti per il semplice fatto di riportare posizioni a sostegno della causa palestinese.
Uno dei casi più eclatanti è probabilmente quello che ha riguardato Motaz Azaiza, giornalista palestinese residente a Gaza e collaboratore dell’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) che, attraverso la propria pagina Instagram, documenta giorno dopo giorno la realtà dell’aggressione israeliana all’interno della Striscia. Il suo profilo è stato oscurato diverse volte, al punto da rendere necessaria la creazione di un profilo secondario. La stessa cosa è successa all’attivista italo-palestinese Karem Rohana, che sulla propria pagina pubblicava quotidianamente aggiornamenti sulla guerra e riflessioni sulla questione palestinese.
Gli utenti che hanno denunciato problematiche simili sono sparsi in tutto il mondo.
Meta (Facebook e Instagram) e TikTok hanno fatto sapere di aver bandito Hamas dalle proprie piattaforme e di aver eliminato i contenuti ad esso affiliati, senza tuttavia specificare in base a quale criterio un contenuto possa essere ritenuto affiliato o meno al gruppo. Nel frattempo, l’Unione europea ha messo sotto inchiesta X (ex Twitter) proprio perché non avrebbe censurato contenuti filo-palestinesi.
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