Campagna popolare di questi giorni: smettere di seguire le celebrità che tacciono sulla strage dei palestinesi + FOTO
Parallelamente alla messa in atto della campagna per boicottare Israele, è stata lanciata una nuova che vuole fronteggiare le celebrità e gli influencer che tacciono sui crimini del regime sionista a Gaza.
Secondo Parstoday, i crimini diffusi contro i residenti della Striscia di Gaza hanno portato all’espansione del fronte della resistenza contro il regime sionista sulla scena mondiale. Le nazioni del mondo, dall’est all’ovest, cercano spontaneamente di danneggiare l’economia del falso regime israeliano boicottando le merci israeliane e i prodotti delle aziende che hanno estesi rapporti con Israele.
La campagna di “sì al boicottaggio, no agli investimenti, sì alle sanzionare”, dopo quasi vent'anni di attività, ha nuovamente suscitato attenzione in tutte le parti del mondo. L'idea è semplice: bloccare sui social quelle celebrity che non stanno sostenendo attivamente i palestinesi o si sono schierate a favore di Israele. L'obiettivo è ridurre la visibilità e, di conseguenza, i guadagni che arrivano dalle sponsorizzazioni con i brand. Diversi utenti hanno cominciato a pubblicare nomi di attori, artisti, influencer da bloccare.
Tutto è iniziato con il Met Gala del 6 maggio. Gli utenti hanno criticato le star che posavano sul red carpet mentre fuori i manifestati marciavano per la Palestina. D'altronde solo due giorni prima dell'evento Cindy McCain, capo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP), ha annunciato che l'area a Nord di Gaza stava attraversando una “carestia in piena regola”.
Haley Kalil, modella e attrice statunitense, voleva solo citare Maria Antonietta, e invece ha scatenato una campagna social. Il 6 maggio su red carpet del Met Gala è apparsa con un vaporoso abito floreale e un'acconciatura verticale settecentesca, ha guardato in camera e sussurrato "che mangino le brioches". La frase, di dubbia attribuzione, è diventata il simbolo di un'élite disconnessa che vive sulle spalle di un popolo affamato. E l'analogia con il conflitto in Palestina ha innescato la ghigliottina digitale (il riferimento è chiaramente alla Rivoluzione Francese).
Il video di Kalil ha comunque innescato la campagna che sui social è stata associata agli hashtag #blockout 2024, #celebrity block list e #digitine. L'attrice ha pubblicato un video di scuse, spiegando che la frase voleva solo richiamare un trend di TikTok, ha poi aggiunto: “Non sono abbastanza informata per parlare del conflitto in modo significativo".
Diversi utenti hanno cominciato a pubblicare nomi di attori, artisti, influencer da bloccare. Oltre a Kalil nella lista nera sono comparsi anche Gal Gadot, Kim Kardashian, Zendaya, Noah Schnapp e Taylor Swift. Secondo NPR l'artista avrebbe perso circa 300.000 follower su TikTok e 50.000 su Instagram nell'ultima settimana.
Le celebrità americane non sono le uniche ad affrontare l'ondata di il blockout sui social network per il loro silenzio sui crimini contro i palestinesi.
Anche gli artisti e registi ebrei nella Palestina occupata hanno dovuto affrontare la ghigliottina digitale a seguito della guerra criminale di Israele a Gaza. Tutti i principali festival cinematografici del mondo sono costretti a pensare due volte prima di accogliere un film israeliano o di un artista israeliano per timore delle proteste pro palestinesi.
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