Perché l'economia europea è in declino?
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Pars Today - L'Europa ha portato al termine il 2025 con prospettive economiche e politiche vaghe e ambigue.
(last modified 2026-01-03T10:28:15+00:00 )
Gen 03, 2026 11:15 Europe/Rome
  • Crisi della disoccupazione in Europa
    Crisi della disoccupazione in Europa

Pars Today - L'Europa ha portato al termine il 2025 con prospettive economiche e politiche vaghe e ambigue.

Secondo Pars Today, stando alle statistiche pubblicate, il calo degli indicatori economici e l'intensificarsi della contrazione dell'attività industriale sotto la pressione delle conseguenze della guerra in Ucraina, degli elevati costi energetici e delle incertezze politiche mostrano nuovi segnali dell'erosione del motore produttivo europeo e del proseguimento della recessione nel nuovo anno.

Nuove statistiche mostrano che l'indice dei responsabili degli acquisti del settore industriale nella zona euro ha raggiunto circa 48,8 punti a dicembre 2025, in un intervallo considerato indicativo di stagnazione e calo dell'attività rispetto al mese precedente. Questo calo, che ha registrato il primo calo della produzione industriale, ha dipinto un quadro più cupo della fine dell'anno per l'industria europea. Lo stesso rapporto sottolinea che le fabbriche nella zona euro stanno riducendo l'occupazione per il 31° mese consecutivo.

In effetti, l'economia europea alla fine del 2025 presenta un quadro cupo e impegnativo; un quadro che non riflette solo la stagnazione industriale e il calo dei principali indicatori di produzione, ma anche il segno della graduale erosione del motore economico continentale, noto da decenni come uno dei pilastri principali dell'economia globale. Questa prospettiva cupa non è frutto di un caso fortuito, ma è il risultato di una serie di fattori influenti, tra cui l'aumento dei prezzi dell'energia e la guerra in Ucraina.

Negli ultimi decenni l'Europa ha fatto affidamento su industrie ad alta intensità energetica e orientate all'esportazione. Paesi come Germania, Italia e Francia sono considerati la forza trainante della produzione industriale nell'area dell'euro. La dipendenza dalle importazioni di energia a basso costo dalla Russia e la successiva interruzione e riduzione del flusso di esportazioni di energia, in particolare di gas, verificatesi dopo le sanzioni europee contro la Russia, hanno colpito molte fabbriche e industrie nei paesi europei. Mentre la guerra in Ucraina continua, la pressione sull'economia europea dovuta al forte aumento dei costi energetici non solo ha messo sotto pressione l'industria siderurgica e chimica in diversi paesi europei, ma ha anche portato le filiere produttive più piccole sull'orlo della chiusura. Sebbene i paesi europei abbiano cercato di ridurre la pressione sulle proprie industrie diversificando le fonti energetiche e implementando programmi di transizione verde, questo percorso rimane costoso e difficile.

La guerra in corso in Ucraina è un altro problema che ha avuto un impatto diretto e innegabile sull'economia europea. La guerra non solo ha interrotto le rotte di approvvigionamento energetico, ma ha anche destabilizzato notevolmente il contesto geopolitico. Investitori e aziende sono meno propensi a effettuare nuovi investimenti in una situazione in cui il futuro delle relazioni politiche e di sicurezza è incerto. Come ha avvertito un analista economico non molto tempo fa, l'Europa non sta solo affrontando una crisi energetica, ma anche una crisi di fiducia; fiducia in un futuro che non sembra più roseo.

D'altro canto, l'aumento della spesa militare europea negli ultimi anni è stato direttamente influenzato dalla guerra in Ucraina e dalle pressioni politiche di Donald Trump; Il Presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente chiesto ai membri della NATO di aumentare la quota del loro bilancio per la difesa dal 2% al 5% del PIL, una questione che ha messo ulteriormente sotto pressione i paesi europei. Anche la quota europea nel finanziamento dei costi della guerra in Ucraina è aumentata, con un conseguente grave impatto sull'economia europea.

Il calo degli ordini dall'estero e la debolezza della domanda sono un altro importante fattore scatenante della crisi. L'Europa ha fatto affidamento per anni sull'esportazione di beni industriali e macchinari verso i mercati globali. Tuttavia, negli ultimi anni, la forte concorrenza con Cina e Stati Uniti ha indebolito la posizione di esportazione dell'Europa. La Cina, con costi di produzione inferiori, e gli Stati Uniti, con ingenti investimenti in nuove tecnologie, hanno conquistato una quota maggiore del mercato globale. Il calo degli ordini dall'estero, soprattutto nell'industria tedesca di macchinari e beni intermedi, è un segnale di questa tendenza al ribasso.

Anche le conseguenze sociali e politiche della recessione non devono essere ignorate. Il calo della produzione e dell'occupazione ha portato a un aumento del malcontento sociale. Molte fabbriche hanno ridotto l'occupazione per mesi, aumentando la pressione sulle classi operaie e medie. La disuguaglianza economica si sta espandendo, aprendo la strada alla crescita di movimenti politici estremisti in Europa. Di fatto, la recessione economica ha avuto un impatto diretto sul clima politico e ha esacerbato l'instabilità sociale. In questo contesto, anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha lanciato un monito ufficiale: se l'Europa non riesce a controllare i costi energetici e a ripristinare la competitività industriale, la recessione economica potrebbe portare a una crisi sociale e politica più ampia.

In definitiva, sembra che la fine del 2025 non sia stata solo una fine amara per l'economia europea, ma anche un serio monito per il futuro. Se i leader europei non riusciranno a risolvere rapidamente e con decisione i problemi economici e le crisi sociali, le prospettive future saranno più fosche.