Commissione Ue: pressioni tra Stati per rispetto quote migranti
I "ricollocamenti" dei rifugiati da Italia e Grecia negli altri Stati membri dell'Ue - previsti da una decisione comunitaria vincolante che riguarda 160.000 persone da trasferire entro settembre 2017 - continuano ad andare molto a rilento, e alcuni paesi persistono nel loro rifiuto di principio di ottemperare all'obbligo di accogliere la loro quota di richiedenti asilo.
Ma la Commissione europea non vuole ancora ricorrere alla procedura d'infrazione comunitaria contro gli Stati inadempienti, preferendo per ora contare sulle pressioni politiche da parte dei governi degli altri paesi. A marzo, tuttavia, in mancanza di risultati migliori, l'Esecutivo Ue potrebbe decidere di ricorrere ad altri strumenti, compresa l'attivazione delle procedura d'infrazione. Lo ha spiegato oggi a Bruxelles il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, riferendo in conferenza stampa i punti discussi della riunione settimanale del Collegio dei commissari suoi colleghi. Secondo l'ultimo rapporto della Commissione, al 7 febbraio 2017 sono stati "ricollocati" solo 11.966 rifugiati, di cui 3.200 dall'Italia e 8.766". Rispondendo alle domande dei giornalisti, Timmermans ha detto: "Potremmo farlo: abbiamo la possibilità di attivare le procedure d'infrazione. Ma mi chiedo solo se questo aiuterebbe i rifugiati nel breve termine. Mi chiedo: se portiamo un Stato membro in Corte di Giustizia (approdo finale della procedura d'infrazione, ndr) quello Stato potrebbe non fare niente durante tutta la durata della procedura... Cerchiamo di essere pragmatici e politici su questa questione. Certo, la Commissione può cominciare una procedura d'infrazione, è nostro diritto e certo considereremo questa opzione, ma in questa fase cerchiamo di convincere gli Stati in senso politico". "Tutti guardano alla Commissione, ma dovrebbe esserci più 'pressione dei pari' fra gli Stati membri, in modo che ciascuno faccia la propria parte. E' molto ingiusto che tutto sia lasciato solo alla Grecia e all'Italia. Penso che dovrebbe essere un compito collettivo di tutti gli Stati membri quello di controllare che ciascuno si assuma le proprie responsabilità verso gli altri, per attuare quello che tutti ci siamo accordati a fare e che abbiamo deciso di fare", ha spiegato ancora Timmermans. Rispondendo poi a chi chiedeva per quanto tempo la Commissione pensa di poter utilizzare la carta della "pressione dei pari" da parte degli Stati membri, se questa non dovesse dare risultati, il vicepresidente dell'Esecutivo Ue ha chiarito che "a marzo considereremo altre opzioni, se sarà necessario", dopo la pubblicazione del decimo rapporto sull'attuazione delle decisioni relative ai ricollocamenti ("relocation"). Sarà allora, ha detto Timmermans "che trarrò personalmente le conclusioni sui passi successivi che dovremo fare". E per questo, ha concluso, "incoraggio gli Stati membri a fare quanto è necessario prima" della pubblicazione del decimo rapporto.