Dalla politica estera alle questioni interne: ecco perchè Trump è spacciato
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di Davood Abbasi
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Giu 22, 2020 11:22 Europe/Rome
  • Dalla politica estera alle questioni interne: ecco perchè Trump è spacciato

di Davood Abbasi

In base alle notizie che giungono dagli Stati Uniti, la situazione in cui si trova Donald Trump è a dir poco penosa.

Donald Trump è reduce da una serie di disfatte allucinanti, in politica estera e in politica interna, che lo rendono spacciato (e qui dovrebbe suonare l’allarme per alcuni personaggi del panorama italiano, che hanno superato il limite della decenza, nel fare inchini a Trump).

Le sue chance per essere rieletto, si avvicinano sempre più allo zero. Ecco spiegati per bene i suoi fiaschi in politica estera.

Iran: Soleimani non è morto

Trump in questi quattro anni ha cercato il successo sui dossier più scottanti della politica estera facendo la voce grossa, collezionando prevalentemente delusioni.

Sull’Iran, il suo ritiro dall’accordo nucleare o JCPOA, e l’entrata in vigore delle sanzioni contro Teheran, non ha conseguito il minimo risultato.

In aggiunta, l’assassinio del generale iraniano Soleimani, campione della lotta all’Isis, effettuato per ordine diretto di Donald Trump, non ha avuto altro esito che la chiusura della porta del negoziato in faccia a Trump. L’Iran ha annunciato che non negozierà mai con lui, e in questi giorni si apprende dal libro di John Bolton che Trump invece, desiderava molto raggiungere un accordo qualsiasi con l’Iran, per poterlo sventolare come proprio trofeo.

Il tutto ricorda un fatto storico; la crisi delle spie catturate a Teheran mandò a casa Jimmy Carter dopo solo un mandato; le politiche malvagie di Trump contro Teheran, culminate nelle sanzioni sulle medicine anche ai tempi del coronavirus, e soprattutto nel martirio di Qassem Soleimani, lo lasciano a mani vuote sul dossier Iran. Insomma, Trump deve fare i conti con le conseguenze dell’assassinio di Soleimani, come se il generale fosse ancora vivo.

Cina: il gelo totale

Se pensiamo invece alla Cina, le relazioni Pechino-Washington sono probabilmente nella situazione peggiore degli ultimi anni. Le ripetute accuse contro Beijing hanno sortito l’effetto di un’ostilità ben chiara della Cina. Un elemento che avrà le sue conseguenze, anche sull’economia americana. L’economia, è il tasto più importante in una qualsiasi corsa elettorale; la galassia economica e industriale americana, opterà sicuramente per il candidato che potrà difendere meglio certi interessi.

Corea del Nord: solo una foto ricordo

Se si pensa alla Corea del Nord, li la disfatta è stata peggiore. Perchè se è vero che Trump ha incontrato il leader di Pyongyang, è anche vero che da lui non ha ottenuto un bel nulla. Insomma, anche in questo settore, tutto ciò che ha ottenuto è una foto ricordo con Kim Jong-un.

Venezuela: perdonami Maduro

Trump è cosi disperatamente alla ricerca di uno straccio di risultato in politica estera che secondo le notizie del 22 giugno, si è persino rimangiato il sostegno al leader golpista venezuelano Guaidò, chiedendo di poter incontrare il presidente eletto Nicolas Maduro. È chiaro che però Maduro non farà a Trump il regalo di incontrarlo, semplicemente per lasciarlo a mani vuote in vista delle elezioni.

Afghanistan: vi amo talebani

L’amministrazione di Donald Trump verrà anche ricordata come quella che ha fatto ufficialmente un accordo di pace con i talebani dell’Afghanistan. Insomma, pur di poter vantare uno straccio di risultato in politica estera, il signor Trump è andato a stringere persino la mano di un gruppo terroristico come quello dei talebani, autore di stragi, crimini, azioni deplorevoli come la distruzione dei Buddha di Bamian e secondo la versione ufficiale americana, anche dell’11 Settembre.

Iraq: vattene americano

All’indomani dell’assassinio del generale iraniano Soleimani (oltre a lui gli americani hanno ucciso anche il numero 2 dei comitati popolari iracheni, formazione di lotta partigiana contro l’Isis), il Parlamento iracheno ha votato il ritiro delle forze militari americane dall’Iraq.

Nonostante le minacce di sanzioni, le intimidazioni, e le pressioni, dal negoziato Iraq-Stati Uniti di metà giugno, è emerso che le autorità americane sono state costrette a rassegnarsi ad un graduale ritiro dall’Iraq che deve essere completato e concludersi con un completo ritiro dal Paese, come voluto dal Parlamento e dal governo. Anche qui, è difficile considerare il risultato una vittoria per Donald Trump.

Gli errori fatali della gestione interna

È verissimo che la politica estera ha minore importanza nella campagna elettorale, ma Donald Trump è invischiato in due grosse crisi interne dove guarda caso si è schierato dalla parte sbagliata.

Sul Coronavirus il suo operato ha reso gli Stati Uniti il Paese più colpito al mondo e ogni giorno spunta fuori un nuovo aspetto riguardante la sua cattiva gestione.

L’altra crisi, ancora in corso, è quella della discriminazione razziale; Trump si è schierato dalla parte della tolleranza zero contro i protestanti, una linea decisamente impopolare.

Due elementi minori ma non di poco peso sono i social che censurano i suoi post accusandolo di incitamento alla violenza e all’odio, e poi la Corte suprema che ha deliberato contro la sua decisione di porre fine al programma dei Dreamers.

I sondaggi elettorali

Joe Biden stacca Donald Trump di 12 punti (50% a 38%) nell'ultimo sondaggio di Fox News per la Casa Bianca, condotto tra il 13 e il 16 giugno. Un ulteriore allungo rispetto alla rilevazione del mese precedente, quando l'ex vicepresidente guidava 48% a 40%. Il 61% del campione inoltre disapprova l'operato del presidente mentre solo il 32% lo promuove (56% contro 37% il mese prima).

Lo stesso Trump, sembra consapevole della sua sorte. Infatti, ha iniziato a dichiarare che nel caso di un voto per posta ci saranno brogli; Biden dice di temere che Trump non accetti la sua sconfitta alle elezioni.