Libia, una conferenza e due linee nel Governo italiano
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ROMA (Pars Today Italian) - Un dubbio si insinua tra quanti stanno lavorando pancia a terra per la buona riuscita della Conferenza sulla Libia promossa dall'Italia il 12 e 13 novembre prossimi a Palermo.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ott 10, 2018 19:10 Europe/Rome
  • Libia, una conferenza e due linee nel Governo italiano

ROMA (Pars Today Italian) - Un dubbio si insinua tra quanti stanno lavorando pancia a terra per la buona riuscita della Conferenza sulla Libia promossa dall'Italia il 12 e 13 novembre prossimi a Palermo.

Il dubbio non riguarda la Farnesina: lì tutti tirano nella stessa direzione. Ma, questo è il punto di domanda, la stessa certezza non si manifesta se si guarda al di fuori del Ministero degli Esteri. E per una volta non si guarda Oltralpe: che la Francia tifi, ed è un tifo attivo, perché la conferenza non sia un top diplomatico, questo è cosa ormai risaputa e acquisita. Ma il dubbio è che entro i confini nazionali e in altri palazzi della politica, un risultato all'altezza non ecciti troppo gli animi. Non è solo gelosia personale: portare a Palermo se non proprio Donald Trump e Vladimir Putin (ma le possibilità esistono) quantomeno i capi delle diplomazie Mike Pompeo e Sergei Lavrov sarebbe comunque un successo per "l'uomo di Mattarella": il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Un successo, ecco il punto, che riguarda non solo un modo di intendere l'essere ministro, ma una linea in politica estera che non minaccia rotture con Bruxelles un giorno sì e un altro pure, e che guarda ai rapporti con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo non in termini securisti, ma di una cooperazione a 360 gradi che contenga certamente il tema della sicurezza e del contrasto alla migrazione clandestina, ma non lo assolutizza.Più volte si è detto e scritto che in materia di politica estera – soprattutto sul Mediterraneo e l'Europa– il Governo in carica ha due linee e due pratiche: quella inclusiva di Moavero e quella "muscolare-sovranista" di Salvini. Lo spartiacque non è la difesa degli interessi italiani. È il come farli valere, è il non restare isolati agitando rotture improbabili oltre che controproducenti. Ed è in questo scenario che si colloca la Conferenza di Palermo.