Virus, due scoperte italiane aprono alla diagnosi precoce
Gli studi della Task Force Covid 19 del Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli, coordinata dal genetista Massimo Zollo
Roma- Sapere subito quanto sia contagiosa una persona positiva al tampone molecolare per il Coronavirus e capire se chi è malato di Covid-19 rischia di avere un decorso grave: le risposte sono possibili grazie a due spie molecolari scoperte in Italia.
Attualmente, rilevano i ricercatori, non è possibile la diagnosi precoce dell’infezione da SarsCoV2. Anche quando si ottiene un risultato positivo al test molecolare, infatti, non è possibile determinare alcune caratteristiche, che sarebbero invece molto utili ed importanti dal punto di vista epidemiologico. Informazioni, rilevano, ancora più importanti se la persona con l’infezione è stata vaccinata e fondamentali per stabilire la terapia.
Il risultato apre la strada al primo kit per misurare la carica virale, ossia il numero di copie del materiale genetico del virus in un millilitro di materiale biologico prelevato con il tampone. Le spie molecolari della capacità del virus di moltiplicarsi si chiamano sgN e sgE e sono una sorta di registi del processo di replicazione del virus.
La spia che si cerca nel sangue è la famiglia di molecole chiamate ceramidi. Sono sfruttate dal virus per replicarsi e il gruppo del Ceinge ha scoperto che il livello della loro concentrazione rivela se la Covid-19 assumerà o meno una forma grave.
Per il presidente del Ceinge, Pietro Forestieri, le due ricerche sono "tra i più interessanti risultati ottenuti" dalla Task Force Covid-19 del Ceinge che "da mesi, grazie a finanziamenti regionali, lavora su tre fronti: genetica, diagnosi e terapia".
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