Le fonti dell’eredità intellettuale dell’Imam ‘Alī’ (1a parte)
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Una dei motivi del perché gli studiosi occidentali abbiano ...
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Apr 15, 2019 02:13 Europe/Rome
  • Le fonti dell’eredità intellettuale dell’Imam ‘Alī’ (1a parte)

Una dei motivi del perché gli studiosi occidentali abbiano ...

scritto così poco sul contenuto intellettuale dell’eredità di ‘Ali b. Abī Ṭālib è la controversa questione dell’autenticità dell’esteso corpus degli insegnamenti a lui attribuiti nella tradizione islamica.

Prima di entrare nelle nostre personali riflessioni sugli insegnamenti spirituali presenti in questo corpus, quindi, sarà bene iniziare questo libro dando un breve sguardo alla controversia.

La controversia è incentrata in larga parte sullo status del Nahj al-balāgha (1), il principale testo contenente sermoni, lettere e detti dell’Imam. Questa opera sarà la più importante delle fonti primarie alle quali si fa riferimento nei saggi che compongono il presente libro. Il Nahj venne compilato da al-Sharīf al-Raḍī (m. 406/1016), un rinomato sapiente sciita della Baghdad Abbaside (2). Egli compilò il testo facendo riferimento a tutte le fonti a lui accessibili, percorrendo spesso grandi distanze alla ricerca di materiale attribuito all’Imam ‘Ali. Egli raccolse qualunque cosa potesse trovare sotto forma di sermoni citati, lettere, testamenti, sentenze e aforismi, selezionando per il Nahj quelli che egli ritenne i più importanti in termini letterari. Il risultato è una ‘raffazzonatura’, senza un chiaro ordine, né cronologico né tematico. Alcuni sermoni sono chiari frammenti di lunghi discorsi che sono andati perduti, ma che sono inclusi comunque nella raccolta. Ma, come attestato da tutte le grandi autorità nella letteratura araba (3), lo stile rimane sempre lo stesso. Un’eleganza insormontabile unita alla profondità di significato rende questo testo un modello genuino di balagha (eloquenza) araba attraverso le differenti epoche fino ad oggi.

Nelle parole del probabilmente più importante di tutti i commentatori del Nahj al-balāgha, Ibn Abi’l-Hadīd (m. 655/1257 o 656/1258), l’espressione dell’Imam viene ritenuta come “inferiore alla parola del Creatore ma superiore a quella delle creature” (dūna kalām al-khāliq wa fawqa kalām al-makhlūqīn) (4).

Le intenzioni di al-Raḍī nel raccogliere questa opera erano letterarie, etiche e spirituali; egli non le ha intese come una raccolta di insegnamenti all’interno delle discipline legali e formali di giurisprudenza e ahadith. Quindi egli non fornì gli isnad, vale a dire le liste dettagliate dei nomi dei trasmettitori dei detti e sermoni, né citò i nomi delle fonti utilizzate, poiché l’obiettivo principale di al-Raḍī era edificare e ispirare, non corroborare e autenticare. Per oltre due secoli dopo la sua compilazione, l’autenticità del Nahj al-balagha, come testo che raccoglie i sermoni, le lettere e i detti dell’Imam ‘Ali, non venne messa in questione. Quindi molte delle fonti da cui al-Radi attinge erano sufficientemente ben conosciute che l’assenza delle catene di trasmissione nel Nahj non inficiò seriamente la sua credibilità (5). Comunque, con la graduale perdita o scomparsa di molte di queste fonti, tale mancanza nell’‘apparato tecnico’ dell’opera divenne la base per mettere in dubbio l’autenticità della sua attribuzione ad ‘Ali. Fu il biografo Ibn Khallikān (m. 681/1283) che per primo mise in dubbio l’autenticità del testo, affermando, tra le altre cose, che era probabilmente lo stesso al- Raḍī, o suo fratello, al-Murtada, l’autore reale (6).

Una delle accuse mosse al riguardo era che i sermoni erano troppo raffinati, la prosa ritmica troppo precisa, per esser stati tenuti ex tempore, come venne detto. Ma la capacità di ‘Ali di parlare spontaneamente in prosa ritmica (saj) è corroborata, tra le altre cose, dalla seguente narrazione, tanto più convincente per esser stata proferita da un noto nemico degli ‘Alidi. Dopo la tragedia di Karbala (61/680), dove Husayn b. ‘Ali e settantadue dei suoi stretti parenti e compagni vennero massacrati, Zaynab, la sorella di Husayn, tenne un fiero sermone di sfida e protesta alla corte di Kufa, davanti al governatore ‘Ubayd Allah b. Ziyad. Sebbene egli fosse l’oggetto del suo attacco, in quanto uno dei principali responsabili del massacro, Ibn Ziyad non poté astenersi dall’ammirare la potenza e maestria della sua oratoria. Suo malgrado, egli lodò il suo discorso e disse: “Ella parla in prosa ritmica, come suo padre faceva prima di lei” (7). L’abilità dell’Imam ‘Ali a parlare spontaneamente in saj era quindi ben conosciuta, e questo modo di parlare rendeva facile per tutti i suoi ascoltatori memorizzare anche lunghi sermoni.

 

Fonte: http://islamshia.org/le-fonti-delleredita-intellettuale-dellimam-ali-r-shah-kazemi/