Un santuario islamo-cristiano nei pressi di Varna (2a p.)
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Il villeggiante di Dobrugia disposto ad abbandonare per un momento i suoi ozi balneari e che non riservasse tutta la propria attenzione, ...
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Lug 28, 2019 06:43 Europe/Rome
  • Un santuario islamo-cristiano nei pressi di Varna (2a p.)

Il villeggiante di Dobrugia disposto ad abbandonare per un momento i suoi ozi balneari e che non riservasse tutta la propria attenzione, ...

com’è di prammatica, alla visita guidata del famoso monastero cristiano di Alaca, potrebbe imbattersi nei resti di quella che fu una delle più vaste ed importanti, se non la più importante in assoluto, tekke dei Balcani. Si tratta del mausoleo, con annessa “foresteria” di Akyazili Sultan, ovvero di Hafiz Halil, nei pressi del villaggio di Obrociste, tra Varna e Balcik, che i cristiani invece, da tempo e ancor oggi, vogliono dedicato a S. Atanasio: da qui la definizione di “santuario ambiguo” che F. W. Hasluck dà a quei luoghi i quali – caso non infrequente in area balcanica – occupano un posto sia nella devozione musulmana sia in quella cristiana e sono quindi frequentati da fedeli di entrambe le religioni.

Completato probabilmente, benché non esistano date certe, in età anteriore all’ascesa al trono di Selim I (1512), il complesso della tekke, il più vasto dei Balcani secondo Eyice, ebbe anch’esso a soffrire delle guerre turco-russe di cui, a partire dalla metà del ’700 e per circa un secolo, fu teatro proprio questa parte della penisola. Il monastero vero e proprio venne infatti incendiato dalle truppe russe nel 1828 o ’29 e, non essendo mai più stato ricostruito, oggi se ne possono vedere le imponenti rovine a poca distanza dalla turbe che ospita la tomba del santo. Quel che maggiormente attira l’attenzione del visitatore è certamente l’altro camino che ancora si erge in fondo al meydan, in asse con l’entrata, e che riveste una particolare importanza non solo perché il camino, come ricorda Eyice, costituiva uno dei simboli più importanti della confraternita Bektasi le cui tekke, oltre ad albergare dervisci, davano abitualmente ospitalità a viandanti e pellegrini ma anche e specificatamente in relazione ai cospicui sacrifici che – come vedremo – vi venivano presumibilmente celebrati.

Dell’antico complesso, comunque, rimane in buone condizioni solo la turbe, la cui sezione principale, a pianta ottagonale, è preceduta da un’entrata quadrata: costruiti con pietre squadrate, i due corpi dell’edificio sono sormontati ciascuno da una cupola.

 

E proprio al centro della sezione principale della turbe, sobriamente ma decorosamente ornata con motivi floreali del tardo barocco ottomano, si trova il segno su cui si focalizza l’attenzione dei fedeli e che costituisce l’oggetto della disputa tra cristiani e musulmani: il solito pseudo-sarcofago in pietra, al solito incommensurabile con la statura umana normale, alto circa mezzo metro e ricoperto di drappi multicolori – bianchi, rossi e verdi – che per gli uni ricopre il sepolcro di S. Atanasio, per gli altri quello di un non meglio identificato, ma comunque anch’egli santo, Akyazili Sultan. Per quanto ormai privo della sua antica importanza e dalle mani della confraternita Bektasi trasmesso a quelle laiche e socialiste dello stato bulgaro attraverso la mediazione dei fedeli di S. Atanasio, è tuttavia ancora possibile, per i visitatori che vi accedono, partecipare ad un rito che nella sua essenzialità riporta almeno in parte alla mente pratiche più articolate di altri santuari balcanici e anatolici, in voga almeno fino ai primi del nostro secolo, e di cui si trova menzione nei ricordi di molti viaggiatori europei. Il rito, a cui può partecipare oggi non più chi cerca guarigione miracolosa ai suoi mali per intercessione del santo ma semplicemente, e in fondo più democraticamente, chi paghi il biglietto di ingresso al monumento, e che viene “officiato“ non più da un derviscio ma da due custodi laici – laici che dovrebbero essere teoricamente al di sopra delle parti (un po’, diciamo, come i guardiani del Santo Sepolcro) ma che in realtà non nascondono la loro predilezione per S. Atanasio – consiste nell’accensione di una candela per visitatore ai piedi del sarcofago e in alcuni attimi di riverente e silenzioso raccoglimento.

Hasluck riporta diversi racconti di viaggiatori che assistettero, in epoche differenti, a riti in cui le candele ricoprivano un ruolo preminente, utilizzate di volta in volta dal supplice per sollecitare l’intercessione del santo o come componente indispensabile nella preparazione di talismani: operazione, quest’ultima, registrata nientemeno che nell’ illustre basilica di San Demetrio a Salonicco, un tempo eseguita da un derviscio a beneficio dei fedeli cristiani del luogo.

 

 Fonte: http://islamshia.org/un-santuario-islamo-cristiano-nei-pressi-di-varna/