La Rivoluzione culturale divina (1a parte)
Col Nome di Dio, Clemente e Misericordioso “Aprimi il petto, Signore, facilita il mio compito, e sciogli il nodo della mia lingua, sì che possano capire il mio dire.” (Sacro Corano, Sura XX, 25-28)
La pace sia sul Messaggero, il fidato e la ferma corda di Dio, il nostro Maestro e guida, l’ultimo dei profeti, Abu’l-Qasim Muhammad (S); e pace sugli immacolati imam della sua Famiglia. Possa la pace essere con noi e con i giusti servi di Dio.
L’uomo è un essere culturale. Molti pensatori considerano l’uomo come un essere economico prima di qualsiasi altra cosa, e di conseguenza basano tutte le valutazioni su questo giudizio. Di fatto l’uomo è un essere culturale. Egli crea una specifica cultura e desidera vivere in base ad essa. Una cultura umana, a ogni modo, ha le sue radici e presenta varie dimensioni. Essa possiede dimensioni economiche, emotive, spirituali e istintive, che includono le sue necessità di cibo, vestiti e ripari, il suo desiderio d’amore e di affetto, le sue ambizioni per il potere e la posizione sociale, e il suo bisogno e la sua ricerca di Dio.
Se noi studiassimo attentamente la cultura di un individuo o di una società, noteremo in essa tutti questi elementi. Alcuni di essi, a ogni modo, possono essere più eminenti di altri in certe società. In alcune società, le tendenze spirituali e religiose sono predominanti e giocano un ruolo decisivo, mentre in altre quelle economiche. In alcune società l’ambizione per il potere e la posizione sociale è rimossa, e in altre la passione per i piacere carnali è distintamente esibita. In certe società si distinguono maggiormente le tensioni estetiche, mentre in altre le tendenze al mammonismo sono più pronunciate.
Ma quali sono i principali fattori responsabili nell’influenzare della vita umana e nel determinare il carattere della sua cultura collettiva? Quali sono le componenti primarie e quale forma esse prendono nella sua costituzione? Quali sono le sue fonti e quali sono i fattori che determinano la direzione della sua evoluzione?
La moralità e il comportamento di ogni individuo sono manifestazioni ed espressioni dell’entità collettiva che è la cultura. È la somma totale delle nostre visioni, del nostro comportamento e delle nostre norme di vita. Per questa ragione, la visione del mondo di una persona, cioè la sua attitudine verso il mondo e verso lo scopo della sua creazione, è considerata come l’infrastruttura del suo comportamento. Alcune culture considerano l’uomo come un essere materiale e considerano l’universo come una mera entità materiale. Stando a questa visione, gli esseri umani sono nati in questo divenire materiale per crescere, vivere, diventare vecchi e poi morire, o anche morire prima di invecchiare. Al contrario, c’è un’altra visione che secondo cui l’esistenza dell’uomo è più comprensiva della mera esistenza fisica, che è confinata a un limitato lasso di tempo fra la nascita e la morte. Stando a questa visione, la vita presente è solo una fase della sua esistenza, che trascende i limiti della morte fisica. Queste differenti visioni fanno sì che le persone differiscano nelle loro visioni, nei loro approcci ai problemi di ogni giorno.
Cosa è che dà un reale significato e un vero scopo all’esistenza umana, e che è anche rilevante rispetto alla nostra Rivoluzione culturale? Qual è la filosofia della vita e qual è la filosofia dell’essere e del divenire dal punto di vista islamico? Ci sono, certo, una serie di problemi familiari che vorrei affrontare in un modo metodico al fine di raggiungere la conclusione desiderata.
Come musulmani, noi crediamo che questo mondo fisico e fenomenico sia la manifestazione del Creatore della natura e della materia. È la manifestazione della sorgente primaria creativa della vita, Dio, la Fonte di tutta l’esistenza, l’Essere sublime ed esaltato, quell’infinito Potere e quel Polo straordinario che costantemente attrae e allinea tutta l’esistenza che si distende attraverso lo spazio e il tempo. Ogni fallimento nell’armonizzare loro stessi con la Sua potenza trasforma gli esseri in non-entità insensate, vuote ed errante. Nel caso degli esseri umani, la relazione dell’allineamento e dell’unione dell’uomo con l’Essenza divina dipende dalla scelta dell’uomo e dalla sua auto-consapevolezza.
È Dio che è la realtà dell’essere e il senso dell’esistenza. Ogni cosa assume un significato solo alla luce dell’esistenza di Dio. Parlare di un mondo senza Dio, è come parlare in termini assurdi e insensati. Questa è la visione di un credente nell’esistenza di Dio, di un musulmano e di un “uomo naturale (o normale)” riguardo alla sua relazione con l’universo e il suo Creatore. Questa è la convinzione di un musulmano che crede nel Corano, nella Resurrezione e nel Giorno del Giudizio.
Il Corano enfatizza allo stesso modo la vita mondana e la vita dopo la morte. Secondo il Corano, l’esistenza dell’uomo è soggetta a un lungo percorso. Ovviamente, una persona con una tale visione del mondo non può pianificare la propria vita entro la struttura della vita e della morte fisica, quando pensa e pianifica il suo futuro; una persona realistica lungimirante delinea degli schemi e dei progetti. Nei primi cinque o sei anni di vita, egli non possiede alcun piano riguardante il proprio futuro e vive meramente nel presente. È all’età di circa 13 o 15 anni che gli uomini raggiungono una maturità tale da pensare riguardo al loro futuro e divenire consapevoli abbastanza da riflettere sul proprio futuro, e prepararsi ad affrontarlo. Questo è il tempo in cui una persona lungimirante pianifica e programma la sua vita avendo in mente le sue volontà e i suoi bisogni. A ogni modo, la durata della vita in questo mondo è solo una sezione della vita reale dell’uomo, sebbene molto del tempo egli sia impegnato con gli affari di questa vita transitoria. Gli atti compiuti in questa vita sono indicativi della vita nell’altro mondo, che è certamente molto più lunga della vita in questo mondo. Non è qui, in questa vita, che egli dovrebbe decidere cosa farebbe nel prossimo, proprio come fa durante i suo anni di scuola?
Solitamente, uno decide della sua futura professione durante i suoi anni di scuola. Questo fenomeno non sostiene che una debole similarità con il processo di auto-preparazione per la vita dopo la morte – la vita nell’eternità. La cosa che è comune a entrambi i corsi è vivere con il ricordo di Dio e del Suo amore, acquisendo la pace dell’anima e la benedizione spirituale con la Luce di Dio nel proprio Cuore:
“In verità i [veri] credenti sono quelli i cui cuori tremano quando viene menzionato Dio e che, quando vengono recitati i Suoi versetti, accrescono la loro fede. Nel Signore confidano.” [VIII, 2].
“Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Dio. In verità i cuori si rasserenano al Ricordo di Dio. Coloro che credono e operano il bene, avranno la beatitudine e il miglior rifugio.” [XIII, 28-29].
Il Suo ricordo trasforma tutte le preoccupazioni mentali, le ansietà, le paure e le tensioni in pace e tranquillità.
Il tema della discussione
Tutto ciò che è stato detto finora era una introduzione alla nostra discussione riguardante la comprensione filosofica della più sublime dimensione della nostra Rivoluzione sociale e culturale. A questo proposito, il “ricordo di Dio” è la dottrina più importante che può sostenere e promuovere i nostri scopi nel modo più efficace. Il “ricordo di Dio” dovrebbe essere rafforzato sia nella nostra individuale che in quella sociale. Farlo è facile e difficile allo stesso tempo. Facile, perché più o meno noi crediamo in Dio, e non siamo completamente estraniati da Dio. Le preghiere rituali che offriamo, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, sono, dopotutto, una dimostrazione della responsabilità tra noi e Dio. Perché, se così non fosse, non offriremmo le nostre preghiere quando saremmo da soli, senza la presenza di genitori, mogli, mariti, bambini o vicini, che ce lo ricordano o che ci biasimano. Noi recitiamo le nostre preghiere, sia quando siamo soli che quando siamo in presenza di altre persone. Quindi, è grazie all’importanza del “ricordo di Dio” nelle nostre vite che recitiamo le nostre preghiere a prescindere che altre persone siano in nostra presenza o che ci vedano. Anche questa manifestazione di fede è sufficiente a portare beneficio alla nostra esistenza. Dovremmo comprovare questo atto aggiungendovi anche il Suo ricordo e il Suo amore, cosicché ciò possa illuminare e scaldare la nostra esistenza.
Ora, è evidente che un materialista si isola nelle tenebre dell’ignoranza dell’esistenza di Dio – tenebre dove i raggi della Luce divina non lo raggiungono e ove egli rimane lontano da Dio e dal Suo sacro ricordo, rendendo di conseguenza la sua vita insensata e assurda, o quantomeno povera di significato e di luce. Coloro che hanno studiato e attentamente osservato le condizioni dei nostri tempi, possono aver notato che il nichilismo è il destino naturale di coloro che imprigionano le proprie vite entro le mura del materialismo.
La nostra Rivoluzione culturale dovrebbe guidare la nostra società attraverso la via illuminata dell’amore di Dio, cosicché la Luce divina possa illuminare la vita di ognuno di noi, e influenzare il nostro comportamento in modo profondo e creativo. Questo è un compito molto difficile, e richiede molta forza di volontà, notevoli sforzi e vigilanza. È essenziale che la Rivoluzione culturale delinei un programma per gli appartenenti a ogni fascia di età, e progetti un piano per fornire le basi per il loro perfezionamento intellettuale e spirituale.
Fonte: http://islamshia.org/la-rivoluzione-culturale-divina-ayatullah-seyyed-m-h-beheshti/