Il significato di ‘Ashura: rappresentazioni errate e distorsioni (2a parte)
La Scuola del Terzo Imam (as) Nessuna scuola di pensiero al mondo è simile a quella di Ĥusayn ibn °Ali (as). Se trovaste qualcuno che si possa paragonare all’Imam Ĥusayn (as), solo allora poteste chiedervi perché noi lo ricordiamo ogni anno!
Se siete in grado di trovare un esempio di questo spirito manifestato da Ĥusayn ibn °Ali (as) nel corso degli avvenimenti di °Ashurà, nelle identiche condizioni sopportate, del senso del Tawhid, di fede, di conoscenza di Allah (SwT), di perfezione, di fede luminosa nell’altro mondo, di sopportazione e rassegnazione al volere di Allah (SwT), di coraggio, di fermezza e di animo saldo, di onore e dignità, di amore e ricerca di libertà, di profonda cura per l’umanità, di questa passione nel servirla, se siete in grado di trovare un solo esempio nel mondo intero, allora potete porvi la domanda su quale sia il bisogno di commemorare questo avvenimento ogni anno. Ma l’Imam Ĥusayn (as) è unico, incomparabile. La finalità di preservare viva la memoria del suo nome e del suo movimento è quella di illuminare il nostro spirito della luce dello spirito di Ĥusayn ibn °Ali (as).
Se la lacrima che noi versiamo per lui è in armonia con la nostra anima, ci indirizza allora verso la sua anima. Se si creasse in noi una breve incandescenza del suo coraggio, della sua natura libera, della sua fede, della sua taqwa, del suo mettere in pratica l’Unicità di Allah, e scendesse così questa lacrima, essa avrebbe un valore infinito. Se dicono che anche se fosse piccola come l’ala di un moscerino, avrebbe un valore immenso, credetelo! Non una lacrima versata per una morte inutile, bensì per la gloria dell’Imam Ĥusayn (as) e per la sua personalità. Una lacrima che significa essere in sintonia con l’Imam Ĥusayn (as) e adottare la sua via. Una lacrima simile ha un valore incalcolabile.
I Puri Imam (as) hanno voluto che quest’ideologia pratica continuasse ad esistere per sempre, per testimoniare che l’Ahl ul-Bayt (as) è una prova, una testimonianza del Profeta (S) stesso. Se si dicesse che un certo soldato musulmano mostrò una grande fede e coraggio nella tale o tal altra battaglia contro la Persia e Bisanzio, per esempio, non sarebbe una prova evidente della veridicità del Profeta (S), quanto lo sarebbe se lo facesse un discendente del Profeta (S). Ma quando noi osserviamo la sua stessa famiglia, alla più alta sommità della fede e della sincerità, noi abbiamo prova evidente e ben migliore della veridicità del Profeta (S).
Non vi fu persona più vicina al Profeta di °Ali (as), egli crebbe al suo fianco, e non vi fu persona più fedele e devota al Profeta (S) di lui. Questa è la prima prova evidente della veridicità del Profeta (S). Ĥusayn ibn °Ali (as) è il nipote del Profeta (S). Quando manifesta la sua fede nei suoi insegnamenti, è una manifestazione del Profeta (S) stesso.
Le cose che da sempre sono predicate dagli esseri umani senza che siano messe in pratica, sono visibili in maniera chiara e distinta nell’esempio dell’Imam Ĥusayn (as). Cosa rende così invincibile l’anima umana?
Gloria ad Allah (SwT)! Dove può arrivare l’essere umano! Vedete dunque l’invincibilità dello spirito di un essere umano il cui corpo ha sopportato sofferenze infinite mentre veniva fatto a pezzi, i giovani della sua famiglia furono massacrati davanti ai suoi occhi, soffrì di sete indicibile e quando volgeva lo sguardo al cielo, non vedeva che tenebra, sapeva che i membri della sua famiglia sarebbero stati catturati. Egli perdette tutto quello che aveva, non gli restò che il proprio spirito invincibile.
Mostratemi dunque un avvenimento in cui la grandezza umana sia stata celebrata alla stessa maniera, ed io ne celebrerò la memoria al posto di Karbalà. È per questa ragione che noi dobbiamo preservare nella memoria un simile avvenimento, ricordarci di un gruppo di settantadue persone che schiacciò e dominò lo spirito di un’armata di trentamila uomini. E come inflissero loro una simile disfatta? In primo luogo, pur essendo in minoranza e sicuri della propria morte, nessuno di loro si schierò col nemico. Viceversa uomini appartenenti al gruppo dei trentamila si schierarono con l’Imam Ĥusayn (as), compreso uno dei comandanti, Ĥurr ibn Yazid Riyahi, insieme con altri trenta. Questo fatto è indice di vittoria morale della minoranza, e sconfitta degli altri. °Umar ibn Sa’d si comportò in modo tale, a Karbalà, da testimoniare la sua disfatta morale.
Dopo che molti uomini erano stati uccisi affrontando in duello i compagni dell’Imam Ĥusayn (as), dando così a loro forza morale, °Umar ibn Sa’d proibì di proseguire con i duelli, com’era costume, prima di ingaggiare la battaglia collettiva e di scoccare frecce, per vedere chi era il più forte.
Quando entrò in battaglia Abu °Abd-Allah (as)? Era ormai il pomeriggio del giorno di °Ashurà. Dal mattino sino a quell’ora si era stato fatto carico di ricondurre i corpi dei compagni per deporli nella tenda dei martiri. Si precipitava verso altri suoi compagni per essere loro vicino nei loro ultimi istanti, consolò e rassicurò i membri delle loro famiglie. Senza dimenticare l’afflizione che egli stesso provava nell’averli perduti. Egli fu l’ultimo a fare il suo ingresso nel campo di battaglia.
I suoi nemici pensarono che sarebbe stato compito ben facile battersi contro di lui in simili circostanze. Ma egli non lasciò un attimo di tregua e respiro ai nemici che osavano avvicinarglisi. °Umar ibn Sa’d gridò allora: “Attenti a voi! Sapete voi chi combattete? Egli è il figlio dell’uccisore degli Arabi. È il figlio di °Ali ibn Abi Talib. Per Allah! L’anima di suo padre è in lui. Non combattetelo in singolar tenzone.”
E questa non è forse un’indicazione di disfatta? Trentamila uomini contro uno solo, unico e solitario, che ha già dovuto soffrire tutti i mali e tutte le prove, e che aveva, in quella giornata penosa e massacrante, sete e fame.
L’Imam Ĥusayn (as) inflisse loro la disfatta e li spinse alla fuga. Essi non furono sconfitti soltanto dalla sua spada, ma in eguale maniera dalla sua logica. Egli aveva pronunziato due o tre sermoni in quel giorno di °Ashurà, prima che il combattimento avesse inizio. Questi sermoni sono davvero stupefacenti. Coloro che posseggono l’arte oratoria sanno bene che nessuno è in grado di pronunciare sermoni sublimi in un contesto normale. La sua anima deve ribollire. Soltanto un individuo con un cuore che freme e ribolle di sentimenti può pronunziare una valida elegia.
Quando l’Imam (as) recitò i suoi sermoni, in particolare quello dedicato a quel giorno di °Ashurà, °Umar ibn Sa’d si allarmò per l’effetto che avrebbe potuto avere sul morale delle sue truppe. L’Imam (as) cambiò cavalcatura, passando dal cavallo al dromedario, più in alto, affinché la sua voce potesse giungere più lontano. Il suo discorso ricordò quelli di suo padre l’Imam °Ali (as). Quando Abu °Abd-Allah (as) incominciò il sermone seguente, °Umar ibn Sa°d temeva che queste parole potessero influenzare i suoi soldati e ordinò ai suoi uomini di abbandonarsi a grida e ululati per impedire che sentissero la voce dell’Imam (as). Non è forse questo il segno della loro disfatta, e quello della vittoria dell’Imam Ĥusayn (as)?
Solo colui che ha fede in Allah, nella Sua Unicità, che ha un legame con Allah e fede nell’altro mondo è in grado di infliggere, da solo, una disfatta morale ad una armata di trentamila uomini. E non è forse questa una lezione per noi?
Possiamo noi trovare altri esempi? Chi è in grado di produrre due frasi simili a questi sermoni, nelle circostanze in cui si trovò l’Imam Ĥusayn (as)? O due frasi simili ai sermoni pronunciati da Zaynab (sa) alle porte di Kufah?
Se i nostri Imam (as) ci hanno chiesto di commemorare il lutto ogni anno e di mantenere in vita questo episodio, è perché noi capissimo queste cose e comprendessimo la grandezza dell’Imam Ĥusayn (as), affinché quando scende una lacrima, scenda con consapevolezza.
La nostra conoscenza dell’Imam Ĥusayn (as) ci innalza di livello, ci rende esseri umani, uomini liberi, discepoli della verità e della giustizia, dei veri musulmani. La scuola di pensiero dell’Imam Ĥusayn (as) forma l’essere umano. L’Imam Ĥusayn (as) è la fortezza della retta condotta e non del peccare.
Si narra che il mattino di °Ashurà, dopo aver pregato con i suoi compagni, l’Imam (as) si voltò verso di loro e disse: “Compagni, siate pronti. La morte non è altro che un ponte che vi fa traversare questo mondo verso l’altro, questo mondo, che è assai difficile, verso un altro che è dolce e nobile.”
Ma osserviamo la sua condotta. Ciò che ci è stato tramandato non lo ha detto l’Imam Ĥusayn ibn °Ali (as) stesso, ma gli storici, e questo episodio – in particolar modo – fu riferito da Hilal ibn Nafi’, che accompagnava °Umar ibn Sa’d.
Egli riferisce: “Ĥusayn ibn °Ali fu stupefacente. Nel momento in cui il suo martirio andava avvicinandosi, e le sue sofferenze sempre più dolorose, la sua espressione sembrava essere più radiosa e viva, come qualcuno che si accingesse ad incontrare colui che ama.”
E persino negli ultimi istanti, quando il maledetto gli aveva tagliato la sua testa benedetta: “Mi avvicinai ad Ĥusayn ibn °Ali ed i miei occhi caddero su di lui, la luce e lo splendore del suo volto mi distrassero e dimenticai che era morto.”
Si racconta che Abu °Abd-Allah (as) aveva scelto, per combattere, un punto vicino alle tende della famiglia. Ciò per due motivi: il primo è che conosceva il carattere disumano del nemico, che aveva persino perso il senso dell’onore e avrebbe potuto attaccare le tende. Egli voleva allora che il campo fosse difeso per lo meno finché era in vita ed aveva la forza di difenderlo. Attaccava e il nemico scappava, ma lui non lo inseguiva e tornava verso le tende, affinché non venissero attaccate. L’altro suo scopo era che voleva che, finché era in vita, i membri della sua famiglia lo sapessero.
Aveva scelto un luogo in cui la sua voce arrivava sino alle tende. Quando tornava in quel punto, gridava: “La hawla wa la quwwata illa bi-Llahi-l-°aliyyi-l-°athim”(Non c’è potere né forza se non in Allah, l’Eccelso e il Grandissimo).
Attraverso questo grido egli confortava e rassicurava la sua famiglia, che sapeva allora ch’egli era ancora in vita. L’Imam (as) aveva chiesto ai membri della famiglia di non uscire dalle tende fin quando egli era vivo (non credete a coloro che dicono che i membri della sua famiglia continuavano a uscire dalle tende), di non proferire parola che potesse diminuire la loro ricompensa al cospetto dell’Altissimo, di essere sicuri che fine sarà in bene, che essi si sarebbero salvati e Allah (SwT) avrebbe presto punito i nemici. Essi non avevano il permesso di uscire e non uscirono. Il senso di protezione dell’Imam (as) non lo permetteva e nemmeno la loro modestia. Quindi quando sentivano il grido dell’Imam (as) si tranquillizzavano.
A quei tempi gli Arabi addestravano i cavalli per i campi di battaglia. Cavalli simili avevano una reazione particolare quando il loro padrone veniva ucciso.
I membri della famiglia di Abu °Abd-Allah (as) erano nelle loro tende, in attesa di sentire la voce dell’Imam (as) o rivederlo, quando, all’improvviso, sentirono il nitrito del suo cavallo. Si precipitarono verso l’ingresso della tenda pensando che l’Imam (as) avesse fatto ritorno, ma videro il cavallo senza cavaliere.
I bambini e le donne gridarono: “Per Ĥusayn, per Muhammad!”, circondando il cavallo, piangendo la sua morte e lamentandosi (è nella natura umana piangere e lamentarsi per la morte di un proprio caro, sfogandosi con il cielo, un animale o un’altra persona). L’Imam (as) aveva raccomandato loro di non piangere, fino a quando fosse rimasto in vita. Ma, di certo, che lo piangessero nella sua morte, e così cominciarono le lamentazioni funebri.
Si narra che Ĥusayn ibn °Ali (as) avesse una figlia di nome Sukaynah, ch’egli amava molto. In seguito ella divenne una donna saggia, venerata e rispettata dagli eruditi e dagli uomini di cultura.
Era una bimba assai cara a suo padre, a cui ella portava affetto immenso. Si narra che questa bimba pronunciò alcune parole, in segno di lutto, che spezzano il cuore. Ella si rivolse al cavallo, domandandogli: “O cavallo di mio padre, quando mio padre andò via da qui era assettato, gli diedero poi da bere o lo martirizzarono assetato?”
Che Allah Ta°ala benedica Muhammad e la sua Immacolata Famiglia.
Non v’è potere né forza se non in Allah, l’Eccelso e il Grandissimo.
*Tratto da: “L’Epopea di Husayn vol. 1” (Hamaseye hoseyni, jelde awwal). Prima parte: Alterazioni riguardo all’avvenimento di Karbalà. Terza lezione: Alterazioni del significato dell’avvenimento di Karbalà
Note:
[1] (S) abbreviazione di “Sallal-Lāhu °alayhi wa ãlihi wa sallam”: “pace e benedizioni di Allah (SwT) su di lui e sulla sua famiglia”. (N.d.T.)
[2] (as) abbreviazione di “ °alayhi-hā-hum assalam”, “che la pace sia su di lui-lei-loro”, che viene utilizzato accanto ai nomi dei profeti, degli angeli, dei puri Imam e delle donne del Paradiso (Khadīja, Fatima, Maria, Asiah) e secondo alcuni pareri viene usato anche accanto a nomi di altre donne come Zeynab, Ruqayya, Oum Kulthum, Fatima Masuma…(N.d.T.)
[3] Vogliamo sottolineare che questa è una lezione tenuta da Shahid Mutahhari all’interno di un ciclo che aveva come obiettivo quello di dissipare tutti gli equivoci sorti sul significato di °Ashurà, di chiarirne il messaggio reale, criticando nel contempo le costruzioni e le interpretazioni errate che ne erano state date nel corso della storia. Questo è un tema ricorrente e un argomento centrale del suo lavoro, varie volte citato nelle sue opere, come ad esempio la biografia del Profeta (S), “Vita e Condotta del Profeta Muhammad”, oppure “Martire”. (N.d.T.)
Fonte: http://islamshia.org/il-significato-di-ashura-rappresentazioni-errate-e-distorsioni-karbala/