Fattori che aiutano a percepire la dolcezza dell' ‘Ibada"-2
L’Imam Zayn al-‘Abidin (a) nella “conversazione intima degli obbedienti a Dio” (munajat al-muti°i n li’Llah) dice:
“Allah conducici con le navi della Tua salvezza, facci godere del piacere di invocarTi, giungere all’abbeveratoio del Tuo amore e gustare la dolcezza del Tuo affetto e della Tua vicinanza”.
Di certo, il culto, l’invocazione, la prossimità divina, contengono un piacere, una dolcezza ed una felicità; e questo è descritto da molte tradizioni oltre ad essere direttamente sperimentato dalle persone.
Ma molti di noi, nonostante abbiano trascorso tanti anni nel compimento degli atti di adorazione rivolti ad Iddio l’Altissimo, non percepiscono ancora questa dolcezza, piacere e felicità.Qui noi vogliamo citare quattro importanti fattori per realizzare il godimento e sentire il piacere nel compimento delle ‘ibadat (atti di adorazione) ed invocazioni.
1) Essere disponibili e preparati per l'’Ibadah, prima che entri il suo tempo
Quando qualcuno vuole fare un esame, per compierlo ad un livello accettabile è necessario che sia preparato psicologicamente, mentalmente e fisicamente, così come chi deve presenziare di fronte ad un personaggio importante o svolgere un compito particolare si prepara in tutti i modi e raccoglie le informazioni necessarie.Allora anche l’‘Ibadah necessita di preparazione per essere pronti a compierla, e di seguito cito alcuni esempi.
La Preghiera (as-Salat): alcuni credenti si attivano per la Preghiera solo dopo che è ‘entrato’ il suo orario. Inizia l’Adhan e loro sono ancora occupati con i conti, discorsi o telefonini, passando così direttamente da queste preoccupazioni a fare il Takbirat al-Ihram (il gesto rituale che dà inizio alla Preghiera), ed entrando così nella Salat con il cuore ed i sensi ancora coinvolti nel dunya (questo basso mondo) e faccende varie.
Invece le nobili narrazioni invitano a prepararsi per la Preghiera prima del suo tempo e il nobile hadith narra: “Non ha rispettato la Salat chi ha ritardato il wudu fino all’ingresso del suo tempo”.Quindi, per armonizzare i nostri sensi e le nostre anime con la Preghiera, dobbiamo prepararci prima che entri il suo tempo, affrettandoci anche nell’entrare in moschea, come hanno esortato a fare le tradizioni.
Il digiuno (Siyam): ci prepariamo al mese benedetto di Ramadhan, facendo i conti nell’agenda di nuove telenovele e acquistando tanto di quel cibo che nei supermercati si vedono carrelli talmente pieni e pesanti da non riuscire a spingerli.Quindi passiamo il mese del Ramadhan guardando la televisione, cucinando, mangiando, bevendo e facendo acquisti dove ci sono offerte e saldi, non lasciando così all’anima spazio per gustare la dolcezza del digiuno.
L’Imam Ridha (A) dice:
“Aumenta le tue invocazioni, le richieste di perdono e la lettura del Corano, e ritorna [pentito] ad Allah dai tuoi peccati, così sarai puro quando arriva il mese di Allah, l’Onnipotente”.Così, tramite queste pratiche citate dall’Imam Infallibile (A), avviene la vera preparazione al benedetto mese di Ramadhan.
La notte del Decreto (Laylat-ul Qadr): per entrare in armonia (nell’atmosfera) e sciogliersi (spiritualmente) nella notte di Al-Qadr, dobbiamo prepararci prima.
Forse una delle ragioni per cui la saggezza Divina l’ha inserita negli ultimi dieci giorni, è il preparare i credenti, nelle notti precedenti, ad accogliere questa grande notte.
O cari, cosa possiamo dire noi se Mosè al-Kalim (A), uno tra i Profeti, conosciuto per la determinazione e forza di volontà, aveva bisogno di quaranta notti per arrivare all’appuntamento particolare che aveva con Allah l’Altissimo?
Allah dice:
“E fissammo per Mosè un termine di trenta notti, che completammo con altre dieci, affinchè fosse raggiunto il termine di quaranta notti stabilito dal suo Signore” (Sacro Corano, Sura Al Araf, Ayat 142).
Il Pellegrinaggio (Hajj): nel corso di tre o quattro giorni, vogliamo capire ed imparare a memoria tutte le regole di giurisprudenza, i segreti, le buone maniere e comportamenti riguardanti il pellegrinaggio.
E’ possibile tutto questo, in così breve tempo?
Perché non cominciamo a prepararci al Pellegrinaggio sin dal mese di Ramadan?Ricordate che le invocazioni di Ramadan accennano già all’Hajj, anzi nell’hadith dell’Imam Sadiq (A) si dice:
“O Issa, mi piacerebbe che Allah l’Onnipotente ti vedesse prepararti all’Hajj tra un Hajj e l’altro”.
Questo è un grado elevato, in cui il credente inizia a prepararsi a tutti i livelli, per arrivare dopo undici mesi a compiere il pellegrinaggio come Muhammad (S), impegnandosi così durante questi mesi a pensare all’Hajj in modo continuo e graduale.
Amir al-Muminin ‘Ali (A) dice:
“Come può trovare la dolcezza dell’‘Ibadah, chi non digiuna dalle passioni?”
Quindi, perché l’anima possa gustare il piacere e la dolcezza dell’’Ibadah, deve digiunare dalle passioni, dai peccati e dai dubbi.
L’’Ibadah è una bevanda squisita, se tu la mescoli con la bevanda marcia e maleodorante dei peccati, non puoi gustare il suo buon sapore. Per cui, come il giusto e lo sbagliato non si uniscono in un unico “recipiente”, lo stesso avviene anche per la luce ed il buio.
Fonte:islamshia.org/