La Wilayat e il suo scopo-prima parte
La Wilayat e il suo scopoHujjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi Il presente articolo costituisce il sesto capitolo del libro dell’Hojjatulislam Sayyid Muhammad Rizvi:
Dell’autore, figlio di Allamah Sayyid Saeed Akhtar Rizvi, il gruppo di traduzione della nostra Associazione ha inoltre già tradotto e stampato in italiano i seguenti libri: “Il Khums”, “Un’introduzione alla Shariah Islamica” e “Matrimonio e Morale nell’Islam”. Chiunque desideri riceverli può contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica o postale.
“Wilayat”, derivato della parola wila’, significa potere, autorità o un diritto di un determinato tipo. Nella teologia sciita, wilayat è l’autorità della quale sono stati investiti il Profeta (S) e l’Ahlul Bayt(as) come rappresentanti di Dio Onnipotente su questa terra.
Secondo lo scomparso Morteza Motahhari, la wilayat possiede quattro dimensioni:
1) Il diritto all’amore ed alla devozione (wila’-e muhabbat): questo diritto colloca i musulmani sotto l’obbligo di amare l’Ahlul Bayt.
2) L’autorità nella guida spirituale (wila’-e imamat): questo aspetto riflette il potere e l’autorità della Ahlul Bayt nella guida dei propri seguaci nella sfera spirituale.
3) L’autorità nella guida socio-politica (wila’-e zi´amat): questa dimensione della wilayat riflette il diritto della Ahlul Bayt a guidare i musulmani negli aspetti sociali e politici della vita.
4) L’autorità sulla natura universale (wila’-e tasarruf): questa dimensione riflette il potere su tutto l’universo con il quale sono stati investiti il Profeta (S) e la Ahlul Bayt (as) per Grazia di Dio Onnipotente.1
Usando questa divisione delle dimensioni della wilayat, desidero segnalare le aree nelle quali concordano e discordano i vari gruppi Musulmani.
La prima dimensione: il diritto all’amore
Tutti i musulmani unanimemente accettano la prima dimensione della wilayat della Ahlul Bayt. Amare la Ahlul Bayt è una delle “dharuriyyat ad-din” (parti essenziali della fede islamica). L’inclusione della salawat2 nelle Preghiere quotidiane ne è una prova sufficiente. Potete confrontare noti testi anti-sciiti come “as-Sawa’iqu ’l-Muhriqa” di Ibn Hajar al-Makki e “Tuhfa-e Ithna ’Ash‘ariyya” di Shah ‘Abdul ‘Aziz Dehlawi, e comprenderete che i polemisti Sunniti si sforzano duramente per spiegare che sono contro gli Sciiti ma non contro gli Imam della Shi’a, poiché sanno che amare la Ahlul Bayt è parte essenziale della fede islamica.
L’amore per l’Ahlul Bayt è menzionato nel versetto 42:23, che abbiamo già discusso nell’ultimo capitolo. Qui citerò solo un ulteriore hadith delle fonti Sunnite. L’Imam ‘Ali (as) disse: “Per Dio, Colui che ha fatto germogliare il grano ed ha creato l’anima, in verità il Profeta ha detto: “Nessuno mi amerà (ad ‘Ali) se non il credente e non mi odierà se non l’ipocrita”.”3
Jabir Ibn Abdullah al-Ansari e Abu Sa’id al-Khudari, due famosi Compagni del Profeta (S), erano soliti dire: “Non identifichiamo gli ipocriti se non per l’odio che nutrono nei confronti di ‘Ali”.4
I sapienti Sciiti concordano unanimemente che colui che rifiuta una delle dharuriyyat ad-din[parti essenziali della fede] non sia da considerarsi membro della fede islamica.5 E’ quindi basandosi su questo principio che i Khawarij e i Nawasib (coloro che esprimono odio o animosità verso la Ahlul Bayt) sono considerati come non-Musulmani dai giuristi Sciiti.6
La seconda dimensione: la guida spirituale
La seconda dimensione della wilayat è una credenza comunemente accettata dagli Sciiti così come dalla maggioranza dei Sunniti che appartengono agli ordini Sufi. Nulla riflette questo aspetto meglio dell’interpretazione fornita da Mawlawi Salamat Ali, un sapiente Sunnita dell’India, dell’hadith di Ghadir. Scrive in “at-Tabsira”: “Gli Ahlu Sunnah non dubitano dell’Imamato dell’Amiru´l Mu`minin [‘Ali]; questa è in realtà l’essenza della fede. E’ senza dubbio necessario che il significato dell’hadith di Ghadir sia l’Imamato spirituale e non [il politico] Khilafat. Questo è il significato desunto dalle dichiarazioni degli Ahlu’s Sunnah e dei sapienti del Sufismo, e conseguentemente l’alleanza di tutti gli ordini Sufi giunge ad ‘Ali ed è attraverso di lui che si ricollegano al Messaggero.”7
Con eccezione dell’ordine Naqshbandi, tutti i Sufi tracciano la catena dei loro maestri spirituali agli Imam della Ahlul Bayt, terminando con l’Imam ‘Ali bin Abi Talib (as) come autorità spirituale par excellence dopo il Profeta (S)8. Gli ordini Naqshbandi tracciano la loro guida spirituale fino all’Imam Jafar Sadiq (as) e poi seguono la linea attraverso sua madre fino a Muhammad bin Abu Bakr, e da qui fino ad Abu Bakr. Questa deviazione dall’Imam Sadiq (as) fino ad Abu Bakr è comunque invalida, perché Muhammad bin Abi Bakr fu cresciuto sin dalla tenera età dall’Imam ´Ali bin Abi Talib (as), il quale si sposò con la madre di Muhammad, Asma`bint Umays, dopo la morte di Abu Bakr. L’unico maestro spirituale che Muhammad bin Abi Bakr conobbe fu l’Imam ´Ali bin Abi Talib (as).
La terza e quarta dimensione: l’autorità universale e socio-politica
Queste dimensioni della wilaayat sono credenze particolari della Shi´a, e sono considerate come parte delle “dharuriyyat al-madhhab” (parti essenziali della Scuola [Sciita]). E’ un punto di vista comune dei nostri sapienti che chiunque rifiuti una di queste parti essenziali non sia considerato membro della Scuola Sciita.
Il rango della Ahlulbayt tra i Musulmani:
Sunniti Sufi Sciiti
Amore per laAhlulbayt Accettato Accettato Accettato
Guida spirituale della Ahlulbayt Negata Accettata Accettata
Guida Politica della Ahlulbayt Negata Negata Accettata
Autorità universale dellaAhlulbayt Negata Negata Accettata
E’ importante sottolineate che quando gli Sciiti utilizzano il termine “Imamato” o “Imam”, essi abbracciano tutte le quattro dimensioni della wilayat. Non escludono né l’autorità spirituale, né quella universale, né quella sociale, né politica9. In questo senso, la definizione sciita di “Imamato” o “Imam” è più ampia del termine sunnita “khilafat” o “califfo”. Nei libri che trattano del dibattito Sciita-Sunni sulla guida dopo il Profeta (S), l’attenzione è maggiore sulla guida socio-politica ma non con il fine di negare l’autorità spirituale ed universale dell’Imam. Per tanto, nel leggere o discutere il tema della successione del Profeta Muhammad (S), non bisogna perdere il significato universale del rango di un Imam dal punto di vista Sciita.
Sembra necessario spiegare la quarta dimensione della Wilayat più dettagliatamente a beneficio dei lettori.
La quarta dimensione è l’autorità universale con la quale sono stati investiti il Profeta (S) e la Ahlul Bayt (as) da Iddio Onnipotente. E’ un’autorità universale che rende possibile che il wali eserciti il proprio potere su tutto ciò che esiste.
Nelle parole dell’Ayatullah Khomeyni:
“E’ una dominio che abbraccia l’intera creazione, in virtù della quale tutti gli atomi dell’universo si umiliano davanti al possessore di questa autorità”.10
Questa autorità dei servi scelti di Dio dipendente totalmente dalla Sua discrezione e potere. Non deve esser vista in maniera orizzontale ma verticale rispetto al Potere di Dio Onnipotente.
Finché preserviamo la gerarchia verticale del potere avremo salvaguardato il Tawhid (Unità e Unicità) di Dio.
Ad esempio, tutti i musulmani credono che sia Iddio Colui che da la vita e la morte a tutte le persone. Il Corano stesso dice:
“Allah prende le anime al momento della morte.” (39:42)
Ma al tempo stesso il Corano attribuisce la morte anche agli angeli quando dice:
“Dì: “L’angelo della morte che si occuperà di voi, vi farà morire.” (32:11)
Se collochiamo questi due versetti insieme (orizzontalmente), allora siamo rei di politeismo, ma se li collochiamo in una forma verticale (con il potere degli angeli dipendente dal potere di Dio), allora avremo protetto il Tawhid.
Allo stesso modo, se collochiamo il potere e l’autorità dei Profeti e degli Imam in una forma verticale (con la convinzione che il loro potere sia subordinato e dipendente dal potere di Dio), avremo allora salvaguardato il Tawhid ed anche il rango dei servi scelti di Dio.
Il Corano fornisce vari esempi di persone a cui è stata concessa l’autorità sull’universo.
1. Descrivendo i poteri che Iddio (sia Glorificato ed Esaltato) ha concesso al Profeta Gesù figlio di Maria (as), il Corano si riferisce a lui nella seguente forma:
“In verità, vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Dio, diventa un uccello. E per volontà di Dio, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case.” (3: 49)
2. Nel descrivere i poteri concessi al Profeta Salomone (as), il Corano dice:
“Gli assoggettammo il vento, soffiava al suo comando [fin] dove voleva inviarlo, e [gli asservimmo] tutti i jinn, costruttori e nuotatori di ogni specie. E altri ancora incatenati a coppie. “Questo è il Nostro dono, dispensa o tesaurizza, senza [doverne] rendere conto.” In verità egli ha un posto vicino a Noi e un buon luogo di ritorno.” (38: 36-40)
“E [sottomettemmo] il vento impetuoso a Salomone: al suo ordine soffiava sulla terra che abbiamo benedetta. Noi conosciamo ogni cosa. E fra i jinn alcuni si tuffavano per lui e compivano altre opere ancora; eravamo Noi a sorvegliarli.”(21: 81-82)
3. Nel descrivere il potere di Asif bin Barkhiya, il visir del Profeta Salomone (as), il Corano descrive la scena dei momenti precedenti la visita della Regina di Saba e del suo entourage a lui:
Disse [Salomone]: “O notabili, chi di voi mi porterà il suo trono prima che vengano a me sottomessi?”. Un ifrit tra i jinn, disse: “Te lo porterò prima ancora che tu ti sia alzato dal tuo posto, ne sono ben capace e son degno di fiducia”. Uno, che aveva conoscenza del Libro, disse: “Te lo porterò prima ancora che tu possa battere ciglio”. Quando poi [Salomone] lo vide posarsi presso di sé, disse: “Questo è parte della grazia del mio Signore per mettermi alla prova, [e vedere] se sarò riconoscente o ingrato. Quanto a chi è riconoscente, lo è per se stesso, e chi è ingrato… [sappia che] il mio Signore basta a Se Stesso ed è generoso”. (27: 38-40)
In questi tre esempi del Corano, vediamo che Iddio Onnipotente ha benedetto alcuni dei Suoi servi scelti con il potere di dare vita ad un simulacro come animale, resuscitare i morti, curare i ciechi ed il lebbroso, soggiogare i jinn per la loro missione, trasportare un oggetto da una grande distanza in un batter d’occhio, ecc. Questi esempi sono sufficienti per dimostrare che tali poteri possono esser e sono stati concessi da Dio a chi Egli vuole. E’ a questo potere che la teologia sciita si riferisce come “al-wilayah at-takwiniyya” (il potere sull’universo e l’autorità esistenziale universale).
Dio ha conferito vari ranghi ai Profeti ed ai Messaggeri (2:253; 17:55), e tutti i musulmani unanimemente ritengono il Profeta dell’Islam, Muhammad al-Mustafa (S), come quello di più alto rango tra tutti loro11 Tutti i Profeti e Messaggeri sono venuti per preparare le loro società all’accettazione del Messaggero finale ed universale di Dio, Muhammad (S). Se i profeti come Salomone, David, Gesù e Mosè, ed anche il visir di Salomone, furono benedetti con grandi poteri sulla natura, è allora necessario che il Profeta Muhammad (S) venisse benedetto di maggiore potere sull’universo. Due esempi sono stati menzionati chiaramente nel Corano. La capacità del Profeta dell’Islam (S) di viaggiare nei cieli con il suo corpo umano (17:1; 53:5-18), e quella di dividere la luna nel toccarla con una delle sue dita (54:1).12
Gli Sciiti credono che l’Imam ´Ali (as) e gli altri Imam della Ahlul Bayt abbiano un rango più elevato di tutti i Profeti e Messaggeri con l’eccezione del Profeta dell’Islam (S).13 Per tanto anch’essi possiedono i poteri con i quali è stato benedetto il Profeta (S) da parte di Dio Onnipotente.
A questo punto mi riferirò solamente ad un versetto del Sacro Corano su tale tema. Agli inizi dell’Islam, a Mecca, quando gli adoratori di idoli rifiutavano l’argomento del Profeta (S), Dio rivelò un versetto per consolarlo, il quale recita:
“Dicono i miscredenti: “Tu non sei un inviato”. Rispondi: “Mi basta Dio, testimone tra me e voi, e colui Che possiede la Scienza del Libro.” (13: 43)14
Il Profeta Muhammad (S) viene consolato in tal modo che non importa se gli idolatri non credano nella sua affermazione; è sufficiente che Dio e “colui che possiede la conoscenza del Libro” siano testimoni della verità della sua affermazione. A chi si riferisce Dio come testimone della verità dell’argomento del Profeta (S)? Chi è questa persona “che possiede la conoscenza del Libro?”Secondo le narrazioni sciite, confermate da fonti sunnite, si riferisce ad ‘Ali bin Abi Talib (as)15. In modo assoluto non è esistito alcuno tra i Compagni del Profeta che potesse reclamare maggiore conoscenza dell’Islam di ´Ali bin Abi Talib (as).
Come può la descrizione “possedere la conoscenza del Libro” dimostrare l’autorità universale di ‘Ali (as)? Ricordiamo che anche Asif Barkhiya, il visir di Salomone, ebbe molto potere sulla natura attraverso il quale potette trasportare il Trono della Regina di Saba in un batter d’occhio. Asif è stato descritto come colui che ebbe “´ilmun min al-kitab” (conoscenza di una parte del Libro).
In comparazione a questo, l’Imam ´Ali (as) è stato descritto da Dio come colui che possiede´ilmul kitab (la conoscenza del Libro), non solo di una porzione di esso. Non è pertanto difficile concludere che il potere dell’Imam ‘Ali (as) sulla natura debba essere di livello maggiore di quello di Asif Barkhiya che trasportò il trono da un posto così distante in un batter d’occhio.
Devo ricordare nuovamente che questa credenza deve esser presa in forma verticale in relazione al potere di Dio Onnipotente, e solamente in questo modo possiamo preservare il concetto di Tawhid,nel quale Dio è il Potere Assoluto e la Fonte di ogni potere. Esso ci ricorda la dipendenza totale nel potere e nella volontà di Dio dei prescelti, in modo tale che ordina al Profeta (S) di dire:
“…Di’: “Non dispongo, da parte mia, né di ciò che mi giova, né di ciò che mi nuoce, eccetto ciò che Dio vuole….” (7:188).
Questa non è una negazione del possedere potere; è un’affermazione della credenza secondo cui qualsiasi potere si possiede è in accordo al volere ed al compiacimento di Dio Onnipotente.
3. Wilayat: spirituale contro politica
L’articolo del menzionato erudito [il prof. Sachedina, a cui l’autore fa riferimento anche in articoli precedenti, tradotti e presenti sul nostro sito, n.d.t.] pubblicato dalla Bio Ethics Encyclopaedia(nella quale scrisse che il Profeta Muhammad “non aveva lasciato istruzione esplicita rispetto alla successione della sua autorità politico-religiosa”) generò un’accalorata discussione nella comunità. Le risposte che egli scrisse per la comunità ed i commenti che fece successivamente nelle riunioni del mese di Muharram del 1419 a Toronto rappresentano la confusione esistente rispetto al concetto di Wilayat.
(a) “Solamente spirituale, non politica”
Egli dapprima argomenta che la Wilayat del Profeta (S) e degli Imam (as) fu solo spirituale e non politica. Dice:
“A tal proposito, il Profeta (S) mai venne riconosciuto come guida politica. No, non è assolutamente corretto. Egli venne riconosciuto come Rasulullah, Inviato di Dio, Messaggero di Allah (SWT). Non vi era politica, non vi era connesso un linguaggio politico. Non è quello che ci dicono i moderni; l’Iran che ci dice in continuazione che il Profeta era una guida politica. No. Egli fu riconosciuto fondamentalmente ed essenzialmente come un Profeta di Dio”.16
“Il compito della Profezia era di guidare la società verso la perfezione. E questa perfezione non si può raggiungere individualmente – doveva esser fatta come membri della comunità, la Ummah-. LaUmmah è la comunità sotto il Profeta come profeta, non come guida politica”.
“Adesso sappiamo perché man kuntu mawlahu fa hadah ‘Aliyun mawlahu significa qualcosa di molto molto importante. Il Profeta (S) poteva aver detto man kuntu khalifa fa hadaha khalifa. Poteva aver detto: man kuntu hakiman fa hadaha hakiman. Non utilizza nulla della terminologia che useremo nel normale senso politico nel portare avanti l’autorità della guida politica…
“Osservate la parola scelta da Allah (SWT) per la guida. Dopo di tutto il Profeta è: ‘ma yantiqu’anil hawaa in huwa illa wahyun yuhaa’ (non parla d’impulso, non è altro che una rivelazione ispirata). Gli sono state date istruzioni. ‘Mawlá’: Cosa significa la parola Mawlá? Allah (SWT) dice nel Corano: wal kafirun laysa lahum mawlá (e i miscredenti non hanno mawlà)— Non hanno protettore, non hanno guida, non hanno alcuno che li guida. Questo è il significato di mawlá…”17
Questo erudito dice che la nubuwwat (la profezia) non include la guida politica, e che la parolamawlá utilizzata dal Profeta (S) a Ghadir non possiede il significato di califfo (successore politico) ohakim (governante). In altre parole, esclude la terza dimensione della Wilayat del termine “Mawlà” e lo restringe alla seconda dimensione (la guida spirituale). Nel suo intento di convincere gli ascoltatori, costruisce sentenze in arabo ipotetico e grammaticalmente scorretto, prive di senso. Per esempio l’affermazione: “man kuntu [lahu] khalifa fa hadha [lahu] khalifa –di chi io sono successore, questo è il suo successore”. Il Profeta (S) era successore di qualcuno tra la folla? Certamente no; ed è per questo che non utilizzò il termine “califfo” nell’hadith di Ghadir.
Come detto in uno dei capitoli precedenti, per comprendere il significato di “Mawlá” nel senso utilizzato dal Profeta (S) per l’Imam ‘Ali (as), bisogna andare più lontano. Rifletteremo soltanto sulla domanda che egli pose ai musulmani prima di presentare ‘Ali (as) come suo “mawlà”. Egli chiese loro: “Forse non ho maggiore autorità su di voi di quella che avete voi stessi? A lastu awlá bi kum min anfusi kum?”18 Quando risposero dicendo: “Certamente, o Messaggero di Dio,” allora egli disse: “Man kuntu mawlahu fa hadha ‘Aliyun mawlahu –Di chi io sono sua guida ‘Ali è sua guida–.”
Il Profeta Muhammad (S) in realtà parlava di una guida che possiede più autorità (awlà) sulla gente di quella che essi hanno su loro stessi, e si tratta di un’autorità anche nelle questioni politiche. E per tanto non vi era necessità che il Profeta (S) dicesse: Man kuntu [‘alayhi] hakiman, fa hadha [´alayhi] hakiman.’
L’erudito continua nel suo discorso dicendo:
“Quando il Profeta presenta l’autorità dell’Imam ´Ali nella comunità, dice: Man kuntu mawlahu fa hadha ‘Alyun mawlahu.’ Il significato è: “Chi mi considera come un esempio perfetto da seguire verso l’obiettivo finale della salvezza, ‘Ali è l’uomo che dovrà seguire’. Il tema era sull’obbedienza.Mawlá, colui che è degno di esser seguito, colui che non deve esser sottostimato. In questo senso, Allah è Mawlá. Allah è il Mawlá del Din, questo cammino nel quale non si può disobbedire ad Allah (SWT)…”19
Questo “seguire” ed “obbedire” sono ristretti agli aspetti spirituali e non includono le questioni socio-politiche?
L’hadith di Abdullah bin Mas’ud
Per dimostrare la sua teoria secondo cui la dichiarazione di Ghadir non fu sufficientemente esplicita per assumere il significato di “khilafat” nel senso di successione politica, l’erudito dice:
“Il Profeta non usò mai coercizione. Poi il Profeta tornò a Medina proveniente da Ghadir, una notte si trovava in casa con Abdullah bin Mas´ûd. Disse ad Abdullah che il Messaggero è giunto e vuole me ne vada che ho ricevuto la notizia della mia morte. Abdullah disse – a proposito,questo avvenne dopo Ghadir – ‘Designa un successore`. Si, questo fu esattamente quello che disse: ´Perché non designi Abu Bakr?’ Il Profeta scosse la testa e disse: ‘no’. Menzionò uno dopo l’altro (Non conosco la validità di questo hadith; Shaykh Mufid lo menziona ed io lo menziono sotto l’autorità di Shaykh Mufid. Non sono qui per esaminare o giudicare il livello di autenticità dell’hadith. Ma vi dico che questo hadith riflette la situazione della comunità. Se è autentico, riflette la situazione nella comunità…20). L’hadith di Abdullah continua; e il Profeta domanda: “Che faremo?” Abdullah dice: “Perché non designi ‘Umar, perché non designi Uthman?” E alla fine, Abdullah dice: “Perché non designi ‘Ali?” E il Profeta risponde: è in minoranza adesso. Come vorrei che gli obbedissero, come vorrei che gli obbedissero.”21
Primo di tutto, questa conversazione tra il Profeta (S) e Abdullah ibn Mas´ûd non ebbe luogo a Medina dopo la dichiarazione di Ghadir come lo scrittore vuole far credere agli ascoltatori (“a proposito, questo avvenne dopo Ghadir”). All’inizio di questa narrazione, Abdullah dice: “Uscimmo con il Messaggero di Allah (S) la notte della delegazione dei jinn finché giungemmo e ci fermammo a ‘Ula.” ‘Ula è un luogo dove il Profeta si fermò lungo la strada per Tabuk”.22
In secondo luogo, l’evento relazionato con la delegazione dei jinn avvenne quando il Profeta (S) si trovava lungo la strada per Tabûk nell’anno 9 dopo l’Egira23. E l’evento di Ghadir Khumm ebbe luogo nell’anno decimo dell’Egira.
In terzo luogo, secondo la metodologia degli eruditi occidentali, la sequenza stessa nei nomi suggeriti da Abdullah ibn Mas´ûd non è forse un segno che questo hadith fosse una fabbricazione posteriore?
Perché gli accademici occidentali si affrettano a rifiutare gli ahadith che contengono i nomi degli Imam con una sequenza corretta citati dagli Sciiti ma non trattano con uguale scetticismo gli ahadith citati dai Sunniti? So che una facile risposta sarà: “Ho detto che non conosco il valore del hadith…”. La mia unica domanda è: perché confondere la gente e creare dubbio sull’esplicitezza della dichiarazione del Profeta (S) a Ghadir citando un hadith così debole?
Per tanto su una base così poco solida, l’erudito conclude dicendo:
“Quindi, apparentemente, vi era una grande questione sul ruolo religioso che giocò il Profeta nella comunità. La comunità vide sé stessa organizzata sotto la guida del Profeta (S). Quando morì, qualcuno doveva sostituirlo nella stessa posizione – nella stessa autorità. Ed è così che oggi ancora ne cerchiamo l’interpretazione”.
Al-hamdulillah, i veri seguaci del Profeta (S) compresero la vera interpretazione nella stessa Ghadir Khumm; voglia Iddio Onnipotente aiutare coloro che cercano la vera interpretazione del termine “mawlá” ed il rango dei “wali-ul-lah”.
Fonte:al-islam.org/