Durante il lockdown sono calati i parti prematuri
WASHINGTON (Pars Today Italian) - Durante la primavera 2020, negli ospedali piegati dalla gestione della pandemia, le uniche terapie intensive che hanno registrato un numero inaspettato di posti vuoti sono state quelle neonatali.
Nelle settimane del lockdown europeo, i medici di diversi Paesi hanno notato un calo generalizzato dei neonati prematuri, inclusa una netta riduzione di quelli considerati più a rischio, perché venuti al mondo prima della 28esima settimana di gravidanza. Quello che all'inizio era solamente un sospetto clinico si è poco a poco trasformato in una più robusta pista epidemiologica: si sta insomma cercando di capire quali fattori, durante il lockdown, abbiano contribuito ad allungare le gravidanze fino alla soglia di sicurezza.
Il lockdown si è trasformato, per chi fa ricerca in questo settore, nell'inaspettato scenario di un esperimento su larga scala. Come riporta il New York Times, citato dalla rivista scientifica Focus, da notare la riduzione dei parti pretermine nei mesi di marzo-aprile 2020 sono stati dapprima due team di ricerca in Irlanda e Danimarca, giunti separatamente alla stessa conclusione. Quando gli scienziati hanno condiviso i primi risultati, da tutto il mondo sono arrivate testimonianze analoghe. Roy Philip, neonatologo dell'University Maternity Hospital Limerick, in Irlanda, si trovava in vacanza il 12 marzo, quando nel suo Paese è scattato il lockdown. Al suo ritorno dopo un paio di settimane, si è accorto che nessuno aveva ordinato il latte materno fortificato con cui vengono alimentati i neonati prematuri.
Semplicemente, non c'erano state bocche da sfamare: forte di questo sospetto, Philip ha confrontato il peso dei bambini nati nel 2020 con quello dei neonati tra gennaio ed aprile negli anni precedenti, a partire dal 2001. Nell'area servita dall'ospedale, i neonati sotto il chilo e mezzo di peso sono stati, negli ultimi 20 anni, 8 ogni 100.000; nel 2020, 2 su 100.000. Mentre sono proprio mancati i parti di neonati sotto il chilo, che nella media sono 3 ogni 100.000.
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