La missione possibile di Angela Merkel
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(Pars Today Italian) – Dopo 12 anni in cui ha avuto il privilegio di scelte politiche tutto sommato agevoli, Angela Merkel dovrà dar prova delle proprie reali capacità. La cancelliera ha avuto buon gioco all’inizio a governare un’economia vigorosa che cresceva da sé sull’onda della ristrutturazione spontanea dei 15 anni precedenti, poi consolidata dalle riforme di Gerhard Schröder.
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Set 27, 2017 15:14 Europe/Rome
  • La missione possibile di Angela Merkel

(Pars Today Italian) – Dopo 12 anni in cui ha avuto il privilegio di scelte politiche tutto sommato agevoli, Angela Merkel dovrà dar prova delle proprie reali capacità. La cancelliera ha avuto buon gioco all’inizio a governare un’economia vigorosa che cresceva da sé sull’onda della ristrutturazione spontanea dei 15 anni precedenti, poi consolidata dalle riforme di Gerhard Schröder.

Successivamente Merkel ha assunto anche la leadership europea, trovando al suo fianco la forza dei mercati finanziari che imponevano ai partner proprio la disciplina preferita dagli elettori della cancelliera, nel corso di una crisi estenuante. L’unica volta in cui ha dato un colpo d’ala, con la coraggiosa apertura dei confini ai profughi siriani, non ha saputo preparare politicamente la svolta e ha finito per resuscitare sentimenti xenofobi nel paese e attorno ad esso. Poteva fare di peggio, ma adesso sarà costretta a fare di meglio. Contrariamente a quanto è opinione prevalente dopo il voto, le condizioni non sono affatto impossibili. Provo a evidenziare alcuni punti contro-intuitivi. Chi vede sul cielo della Germania l’ombra nera di un nuovo nazismo, non ricorda bene quello che succedeva all’inizio degli anni Novanta a Cottbus, Rostock, Karl-Marx-Stadt, o tra i condomini dei “bravi cittadini di Hoyerswerda” quando dai balconi gli abitanti incitavano i naziskin a rincorrere e picchiare i pochi immigrati vietnamiti o angolani giunti nella DDR a seguito degli accordi dell’amicizia internazionalista. A Ovest, a Solingen o a Mannheim, era più comune prendersela con i turchi e dare alle fiamme gli ostelli. Allora, un terzo dei cittadini tedeschi dichiarava comprensione per gli attacchi agli stranieri, in risposta alle ondate migratorie dall’ex Jugoslavia e dall’Est Europa. Oggi, novanta deputati nazionalisti sono uno shock per la storia tedesca, ma dipenderà solo dagli altri partiti (87% dell’elettorato) se la protesta xenofoba modificherà politiche e linguaggio. Finora i segnali sono di chiusura totale. Anzi il tempo delle ambiguità sul razzismo strisciante nelle democrazie occidentali è finito, con l’idea che per evitarlo sia sufficiente una buona performance dell’economia. Al Bundestag, Alternativa verrà isolata e ciò farà perdere ogni credibilità al vergognoso corteggiamento degli xenofobi nei collegi elettorali locali. Viene dato per scontato che il nuovo governo renda più difficile un accordo europeo sui temi che interessano l’Italia. Ma dal punto di prospettiva della cancelliera Merkel, il risultato politico vitale dei prossimi quattro anni sarà tagliare l’erba sotto ai piedi dei nazionalisti. Quindi l’obiettivo sarà di contenere l’emergenza immigrazione, esistenziale per “Alternativa per la Germania”. Per farlo Merkel ha bisogno di una politica europea che metta in sicurezza il Mediterraneo ed eviti afflussi verso e dall’Italia. La sua prima dichiarazione dopo il voto è stata chiara: non considero un’alternativa quella di alzare il filo spinato e usare i cannoni ad acqua alle frontiere. Per l’Italia è un invito a cooperare ancor più strettamente con Berlino, nella prospettiva di un’integrazione politica europea che darebbe stabilità anche al quadro politico italiano, lungo le indicazioni che ieri ha prefigurato anche il presidente francese Macron. L’ipotesi che la Germania possa trascurare la cooperazione e l’integrazione europea è dunque ingenua. Non solo la forza globale dell’economia tedesca dipende dalle catene produttive europee, ma anche l’influenza politica dipende dal consenso che Berlino riesce a creare attorno ai propri obiettivi in Europa, come ha sempre sostenuto Wolfgang Schäuble. Chi ritiene infatti che Merkel possa rinunciare al decano della Cdu trascura l’influenza dell’attuale ministro delle Finanze, da decenni l’uomo politico più potente del paese, la cui eredità durerà più a lungo sulla Germania di quella della stessa Merkel. Ma se dovesse arrivare un ministro delle Finanze liberale ed euro-scettico? Fin dai tempi di Konrad Adenauer il partito liberale è descritto come una Umfallerpartei, un partito di gente che sa cambiare idea rapidamente. Il suo leader Christian Lindner ne ha dato prova, impiegando pochi minuti, dopo il voto, a rinfoderare la propaganda anti-europea. Sembra essere rimasto dunque un partito pragmatico che si allineerà alle esigenze del business tedesco, cioè alr rafforzamento del mercato unico. Patirà inoltre la concorrenza dei Verdi altrettanto flessibili ideologicamente. Molto probabilmente, i liberali punteranno sulla riduzione delle tasse. Offrendo un ipotetico stimolo alla domanda interna tedesca, andrebbe incontro proprio alle insistite richieste dei partner europei. Le Grandi coalizioni funzionano quando un paese si trova in condizioni di crisi profonda. In tal caso la dialettica politica si sviluppa nei confronti della politica europea, rispetto alla quale l’intera politica nazionale assume un ruolo unito di interlocutore ed antagonista. Tuttavia la strategia difensiva intrinseca al ruolo di rappresentanza di interessi nazionali - ancor prima che politici - di una Grande coalizione, soffoca ogni visione positiva dell’antagonista europeo. Ora che il partito socialdemocratico si è svincolato dalla coalizione è in grado di riproporre all’opinione pubblica tedesca una visione costruttiva e finalmente ottimista del progetto europeo, come è riuscito a fare con successo oltre Reno il presidente francese. Riscoprendo toni che sono stati strozzati da troppo tempo nel discorso pubblico della Germania. di Carlo Bastasin