Migranti: Erdogan, stop a patto se Ue si rimangia le promesse
ISTANBUL (PARS TODAY ITALIAN) – "Se l'Ue non manterrà le sue promesse, la Turchia potrà non attuare l'accordo" sui rifugiati, avviato lunedì con il rinvio di 202 migranti dalle isole greche.
Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, facendo soprattutto riferimento all'abolizione del regime dei visti per i cittadini turchi, che Ankara spera avvenga da giugno. La Commissione europea lavora in buona fede e lealmente per la piena messa in atto di tutti gli aspetti dell'accordo Ue-Turhia sull'immigrazione", ha risposto da parte sua il portavoce dell'esecutivo europeo, Margaritis Schinas. Sui tempi della liberalizzazione dei visti alcuni governi e forze del Parlamento europeo hanno espresso resistenze. L'accordo, ha osservato Schinas, "è un contratto di mutua fiducia, firmato tra i 28 paesi della Ue e la Turchia". "E' stato unanimemente concordato a livello di capi di stato e di governo. Ci sono difficoltà? Nulla è facile nella vita, ma questa è una cosa che è stato concordato di rispettare da entrambe le parti di questa relazione". Intanto, dall'entrata in vigore dell'accordo Ue-Turchia, oltre 22.000 bambini migranti e rifugiati sono rimasti bloccati in Grecia e devono far fronte ad un futuro incerto, quando non persino a forme di detenzione. Lo denuncia oggi l'Unicef. I bambini non accompagnati sono la categoria più a rischio e rappresentano circa il 10% della popolazione migratoria minorile presente attualmente in Grecia: se ne stimano circa 2.000, ma non tutti sono registrati. Fra gennaio e metà marzo di quest'anno, in Grecia sono stati registrati 1.156 minorenni non accompagnati, con un incremento del 300% rispetto al medesimo periodo del 2015. Mentre prosegue il processo di rinvio dei migranti e dei rifugiati dalle isole greche verso la Turchia, in applicazione del recente accordo, l'Unicef ricorda il dovere degli Stati di prendersi cura e proteggere tutti i bambini e di offrire loro una possibilità equa e piena di essere ascoltati al momento di prendere decisioni sul loro futuro. L'Unicef plaude alla nuova norma entrata in vigore in Grecia lo scorso 4 aprile, che esenta dalle cosiddette "procedure frontaliere straordinarie" o rinvii una serie di categorie particolarmente vulnerabili: i minorenni non accompagnati o separati dagli adulti, quelli con disabilità, le vittime di traumi, le donne in gravidanza e quelle che hanno partorito da poco. Tuttavia, secondo l'Agenzia occorre fare molto di più: l'Unicef chiede che siano messi in atto procedimenti per determinare il superiore interesse per ciascun minorenne e che siano soddisfatti i bisogni basilari di tutti i bambini: un alloggio adeguato, assistenza medica e protezione da sfruttamento o tratta, in linea con quanto prevedono il diritto internazionale e le norme europee. I bambini hanno ragioni specifiche per aver diritto alla tutela internazionale: è il caso ad esempio di quelli che fuggono dall'arruolamento o da matrimoni forzati, sottolinea l'Unicef, ricordando che la Commissione Europea ha preso l'impegno che i rinvii verso la Turchia saranno effettuati in accordo con il diritto internazionale e con le normative Ue. "Qualsiasi decisione su ogni minorenne, che sia un neonato o un adolescente, con o senza famiglia, deve essere guidata dal principio del superiore interesse del bambino - afferma Marie-Pierre Poirier, coordinatore Unicef per la crisi di migranti e rifugiati in Europa - bisogna che questi bambini siano ascoltati. Una decisione sbrigativa di rimandarli indietro può significare gettarli nuovamente in uno scenario di terrore e violenze". L'Unicef denuncia che la capacità delle strutture greche di accogliere e tutelare i minorenni non accompagnati è al limite del collasso: in mancanza di alloggi adeguati, molti di essi sono ospitati in centri di "custodia protettiva temporanea", di fatto centri di detenzione, in ambienti chiusi all'interno di posti di polizia, e per periodi non brevi.