Rifugiati siriani in Occidente: una crisi umanitaria senza fine
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6,8 milioni di persone. È il numero, enorme, di rifugiati a causa della crisi siriana.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 07, 2020 09:41 Europe/Rome
  •   Rifugiati siriani in Occidente: una crisi umanitaria senza fine

6,8 milioni di persone. È il numero, enorme, di rifugiati a causa della crisi siriana.

La più grave crisi di rifugiati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, cui si sommano oltre 6 milioni di sfollati interni.

Milioni di vite interrotte, costrette a ritrovare una loro dimensione in contesti altri rispetto alle proprie radici, diversi, a volte ostili.

La grande comunità dei rifugiati siriani si è sparpagliata in decine di paesi nel tentativo di sopravvivere e ripartire con dignità, spesso in condizioni difficilissime.

Famiglie dimezzate, estremamente provate da grandi perdite, bambini rimasti soli, persone segnate da disabilità e traumi psicologici, si sono trovati ad affrontare il dramma di vivere nella condizione di rifugiati da ormai quasi dieci anni.

Una emergenza, come ancora viene chiamata, che ha ormai assunto i contorni della crisi protratta, nella quale ai bisogni primari si sommano le conseguenze dei meccanismi di adattamento alle difficili condizioni di vita.

Premesso tale contesto, mi vorrei soffermare – come primo aspetto della mia riflessione – su come l'Italia abbia, in concreto, dato esecuzione all'accoglienza dei cittadini siriani giunti in Territorio Nazionale.

Per fare ciò, tuttavia, mi pare necessario fornire una breve premessa sulle modalità e sulla consistenza della procedura amministrativa relativa alla richiesta di protezione internazionale, in modo che sia comprensibile anche al lettere meno esperto quale sia stata la qualità del trattamento agli stessi riservato dalle autorità italiane.

La protezione internazionale viene chiesta dal cittadino straniero al primo posto di frontiera ovvero alla Questura competente per territorio in base alla propria dimora, da intendersi il luogo nel quale questi di fatto si trovi.

Nella prassi duole prendersi atto di come le Questure tendano a disincentivare, ostacolare o, addirittura, vessare i cittadini stranieri che intendono chiedere protezione internazionale.

In questo senso l'esperienza del vivere quotidiano dei vari operatori (avvocati, associazioni, ecc...) trova conferma in quelle sentenze dei giudici di merito e legittimità che hanno sanzionato i comportamenti di varie Questure tese osteggiare il concreto esercizio del diritto fondamentale a formalizzare domanda di protezione internazionale.

Premessa la tale cornice, può senza dubbio affermarsi che ai cittadini siriani siano state risparmiate le sue indicate condotte negative, potendo – anzi – sostenersi che le Questure abbiano avuto, quantomeno in fase di iniziale formalizzazione della domanda, un atteggiamento di favore e facilitatore nei confronti di tali istanze.

Tornando alla procedura amministrativa, la fase successiva alla formalizzazione della domanda di protezione presso l'ufficio di polizia anzidetto, consta di una audizione avanti la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale competente per territorio, essendo tale ente amministrativo quello deputato a decidere la richiesta avanzata dal cittadino straniero.

L'audizione del richiedente protezione internazionale avveniva e, in parte, avviene tutt'ora a distanza di molti mesi dalla formalizzazione della domanda di protezione presso l'ufficio di polizia.

Sotto tale aspetto, quindi, può altrettanto pacificamente affermarsi come i cittadini siriani siano stati equiparati a tutti gli altri richiedenti protezione internazionali, con ogni conseguente conseguenza negativa sulla qualità della vita, sulle possibilità di concreta ed effettiva integrazione sociale e lavorativa, di stress psicologico e nocumento alla salute ed alla integrità psico-fisica.

Orbene, non vuole certo farsi una distinzione tra rifugiati di serie A e di serie B, ma è altrettanto vero che la crisi umanitaria esplosa in Siria è stata (e forse lo è ancora) senza precedenti, tanto da potersi affermare senza dubbio di contestazione che la stessa abbia provocato una vera e propria diaspora del popolo siriano.

In questa prospettiva, allora, la procedura amministrativa avrebbe dovuto essere semplificata e velocizzata, per certi versi come lo è oggi per le persone provenienti dai paesi c.d. Sicuri, in modo da consentire al richiedente siriano di ottenere una decisione sulla propria domanda in tempi rapidi e celeri.

Probabilmente vi è stata “miopia” o, addirittura, superficialità nel gestire una situazione di crisi senza precedenti assimilandola al fenomeno migratorio “tradizionale”.

Tale aspetto mi permette di passare al secondo profilo della mia riflessione e, cioè, a come si sia cercato di delegare ad altri Paesi la gestione ed il controllo dei flussi migratori dei richiedenti asilo cittadini siriani.

Il periodo storico di riferimento coincide, invero, con un incremento esponenziale di migranti che dal nord-africa, percorrendo la c.d. “rotta balcanica”, cercavano di giungere in Europa e, anche, in Italia.

In tale contesto l'Europa e, con essa, l'Italia hanno abdicato in favore della Turchia, delegando la stessa al controllo delle proprie frontiere esterne, in cambio di cospicui e considerevoli “incentivi” economici.

Eppure la Turchia non si è certa distinta per riservare trattamenti “umani e non degradanti” nei confronti dei rifugiati siriani, circostanze riscontrate dalle principali fonti di informazioni nazionali facilmente reperibile in internet.

Vi è da chiedersi, pertanto, se avrebbero potuto essere coinvolti al tavolo della gestione dei flussi dei rifugiati siriani altri e diversi Paesi.

In quest'ambito rileva la seconda “miopia” nell'agire dell'Italia e dell'Europa che non hanno saputo ( o non hanno voluto) far sedere a quel tavolo un Paese come l'Iran, che ben avrebbe potuto fornire un contributo sia materiale che di idee.

Le mie opinioni sul punto sono note, penso che non si possa prescindere dall'avere un rapporto aperto, di collaborazione e confronto con l'Iran su tematiche di rilievo sia regionale che mondiale e, come tale, anche quello relativo alla gestione dei flussi dei richiedenti asilo cittadini siriani.

La mia riflessione è giunta al termine ma non la crisi umanitaria dei rifugiati siriani che, ancora, si trovano a soffrire lontano dal proprio Paese, per questo concludo formulando l'auspicio che si abbia il coraggio di allargare quel tavolo, perchè non è mai troppo tardi!

Avv. Fabio Loscerbo