Nel 2008 l’ANP era pronta a cedere il quartiere Sheikh Jarrah
AL QUDS (Pars Today Italian) - Il quartiere di Sheik Jarrah, all' est di Quds occupata, è al centro della disputa sulla confisca delle case palestinesi operata dal regime sionista.
Le manifestazioni contro gli espropri hanno portato lo scorso maggio alla violenta repressione del regime occupante , anche sulla Spianata delle Moschee, alla risposta del lancio di razzi di Hamas dalla Striscia di Gaza e all’operazione israeliana “Guardiani delle mura”, che ha causato l’uccisione di 260 persone a Gaza, inclusi 67 bambini. I morti sionisti sono stati 12, inclusi 2 bambini.
Nella trascrizione riservata di una riunione dei negoziati di pace di giugno 2008, pubblicata da The Guardian prima ed Al-Jazeera poi insieme a migliaia di altri documenti, si scopre che i negoziatori palestinesi avevano proposto alla controparte israeliana di scambiare il quartiere di Sheikh Jarrah con un altro pezzo di terra, di uguale grandezza. Regime sionista rifiuta questa proposta come tutte le altre, nonostante i palestinesi facessero presente che proposte così generose non erano mai state fatte prima e che i palestinesi stavano offrendo agli sionisti “la più grande Quds di tutti i tempi”.
La prima volta che si è aperta una negoziazione sulla sistemazione di Quds è stato durante i negoziati di Camp David, nel 2000.
Per il diritto internazionale est di Quds occupata,con al-Haram al-Sharif e il Monte del Tempio, rientrano nei territori occupati illegalmente dal regime sionista , che si è spinto ben oltre i confini tracciati nel 1967. Per l’Autorità Nazionale Palestinese questi confini rappresentano la base negoziale da cui partire per discutere qualsiasi tipo di accordo.Regime occupante , che in un primo momento aveva accettato questo modo di procedere, rispondente ai canoni del diritto internazionale, negli anni ha cambiato la realtà territoriale di Quds e della West Bank attraverso la politica del “fatto compiuto”, rappresentata dalle colonie, aumentate di numero e di estensione, e da tutte le infrastrutture che le collegano tra di loro e con Quds.
A Camp David Yasser Arafat accettò di negoziare sullo status di est di Quds occupata,, nonostante il diritto internazionale la definisse zona illegalmente occupata, ma non sulla condizione del terzo luogo sacro dell’Islam dopo la Mecca e Medina, al-Haram al-Sharif.
La negoziazione su Quds divenne, da allora, molto più rara, soprattutto per la pressione politica del regime occupante , che minacciava i colloqui di pace, di modificare lo status di Quds e del Monte del Tempio. Seguendo queste direttive, i negoziatori si sono spesso rifiutati di rispondere ai partner palestinesi sulle questioni da loro sollevate in merito a Qudse.
Durante tutto l’arco dei negoziati di pace, regime sionista ha utilizzato più volte una particolare tecnica che consiste nel prendere atto delle concessioni che i negoziatori palestinesi sono disponibili a fare qualora si giungesse a un accordo, e utilizzarle come punto di partenza negli incontri successivi. Quando l’ANP si è dimostrata disposta a superare i confini territoriali stabiliti nel 1967,regime occupante si è rifiutato di riconoscere questi stessi confini come base negoziale, dando per scontato che i riconoscimenti territoriali non dovessero partire dalle frontiere individuate dal Diritto Internazionale, ma dai fatti compiuti, che vedono regime sionista inserito nel cuore della West Bank attraverso le sue colonie, perennemente in espansione.
Fonte : infopal
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