Comincia la “fase due” di Brexit
LONDRA (Pars Today Italian) – La scorsa settimana il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha annunciato che l’Unione Europea e il Regno Unito avevano trovato un accordo per iniziare la cosiddetta “fase due” dei negoziati su Brexit, quella relativa ai trattati commerciali che dovranno regolare i rapporti tra Unione Europea e Regno Unito quando quest’ultimo sarà fuori dal mercato unico europeo.
Questo significa che inizieranno presto i colloqui tra i 27 paesi che rimarranno nell’UE dopo Brexit per mediare e trovare un compromesso tra tutti i loro interessi economici, e successivamente un compromesso con gli interessi economici del Regno Unito. La seconda fase inizierà dalla discussione sulla durata e sulle modalità del periodo di transizione che dovrebbe iniziare a partire dal 29 marzo 2019, data di uscita formale del Regno Unito. Sarà un periodo – di circa due anni – in cui anche se il Regno Unito sarà già fuori dalla Unione Europea (quindi senza diritto di voto in tutte le sue decisioni) ma continuerà a far parte del mercato unito e a rispettarne le regole. Poi, da marzo, si comincerà a lavorare sugli accordi che entreranno in vigore dopo il periodo di transizione, e non è una cosa semplice. Il problema principale, semplificando, è questo: il Regno Unito deciderà di allinearsi a norme e regolamenti dell’Unione Europea dando priorità all’accesso al mercato unico e sacrificando il controllo su leggi e confini, o divergerà dagli standard, dal controllo delle leggi e dei confini sacrificando quindi l’accesso privilegiato al mercato unico? La prima soluzione è il cosiddetto modello norvegese. La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea, non ha deputati nel Parlamento, non partecipa ai vertici europei, ma è fortemente allineata all’Unione Europea e integrata nel mercato interno dei paesi che ne fanno parte, con l’eccezione di alcuni settori: assicura quindi la libera circolazione delle persone sul suo territorio, le sue merci possono viaggiare liberamente in Europa, riconosce la Corte di giustizia europea nel risolvere le controversie, ma non ha alcun diritto di influenzare i processi decisionali dell’Unione. Accettare questa soluzione per Theresa May sarebbe però una grossa sconfitta e le causerebbe diversi problemi dentro il suo partito: sarebbe vista come un tradimento degli ideali di Brexit e della promessa di liberare il Regno Unito dalle limitazioni e dalla burocrazia dell’Unione Europea. L’altra soluzione potrebbe essere quella “canadese” e significherebbe negoziare con l’Unione Europea un dettagliato ma limitato accordo commerciale. Il Canada ha legami commerciali piuttosto liberi con l’Unione: ha un accesso preferenziale al mercato unico europeo senza tutti gli obblighi che ha la Norvegia né la maggior parte dei dazi commerciali. Il rapporto tra Canada e Unione Europea è regolato dal “Comprehensive Economic and Trade Agreement”, CETA, che però è stato raggiunto dopo sette anni di trattative e comunque regola i rapporti con un’economia che è molto meno dipendente da quella dell’Unione Europea di quanto non lo sia quella britannica.