Gb, rinvio Brexit
LONDRA (Pars Today Italian) - Il governo britannico è sempre più diviso in vista dell'imminente uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, dopo che il primo ministro Theresa May è stata costretta dalla realtà dei numeri in Parlamento ad accettare la possibilità di un rinvio della Brexit.
Tutti i quotidiani del paese 27 febbraio hanno riportato in prima pagina la marcia indietro effettuata dalla premier annunciando che i deputati potranno votare su un'eventuale rinvio del divorzio dall'Ue, se nel frattempo la Camera dei Comuni non ratificherà l'accordo che lei stessa sta negoziando con i vertici europei sui rapporti economici e commerciali dopo la Brexit. Sulla base delle posizioni fin qui espresse da tutte le componenti parlamentari infatti, spiega in particolare il quotidiano filo-governativo "The Times", è assai probabile che l'accordo non sarà ratificato nel voto in calendario alla Camera dei Comuni non oltre il 12 marzo prossimo. La mancata ratifica quindi renderebbe concreto il rischio che il Regno Unito esca dall'Ue senza alcun accordo sui successivi rapporti: sarebbe la cosiddetta "no-deal Brexit", molto temuta dal mondo economico britannico. Così temuta che diversi membri del governo conservatore nei giorni scorsi avevano minacciato di dimettersi se la premier May non avesse accettato di sottoporre al voto del Parlamento una mozione che, se approvata, escluderebbe per legge una "no-deal Brexit"; e prevederebbe appunto un rinvio della Brexit, ben oltre la fatidica data del 29 marzo, con l'obbiettivo di dare al governo più tempo per negoziare un nuovo accordo con l'Unione Europea. Theresa May dunque ha ceduto all'ala più filo-Ue del suo governo e del Partito conservatore; ma questo, riporta il "Times", per converso ha già provocato una ribellione dell'ala più anti-Ue del governo, i cosiddetti "Brexiteers". I quali ora temono un rinvio di molti mesi della Brexit; o addirittura che la Brexit non avvenga affatto: perché intanto, ricorda il giornale, nell'opinione pubblica e nella classe politica si sta facendo strada l'ipotesi di convocare un secondo referendum, il cui risultato potrebbe persino ribaltare il voto popolare del giugno 2016. A questo punto, commenta il "Times", è difficile capire se questa marcia indietro sia stata semplicemente subita dalla premier Theresa May, o se invece faccia parte della sua strategia per portare le cose sull'orlo del baratro e così costringere un recalcitrante Parlamento ad accettare e ratificare i termini dell'accordo con l'Ue che lei presenterà al voto dei deputati. E intanto l'incertezza continua a caratterizzare l'infinita saga della Brexit.