Francia, cosa cerca Macron a Beirut?
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-Il Libano ha un nuovo primo ministro dopo le dimissioni di Hassan Diab, offerte al popolo come una sorta di ammissione di colpa per la tragedia del porto – l’esplosione spaventosa che ha sventrato mezza Beirut il 4 agosto e ucciso 180 persone.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Set 01, 2020 10:48 Europe/Rome
  • Francia, cosa cerca Macron a Beirut?

-Il Libano ha un nuovo primo ministro dopo le dimissioni di Hassan Diab, offerte al popolo come una sorta di ammissione di colpa per la tragedia del porto – l’esplosione spaventosa che ha sventrato mezza Beirut il 4 agosto e ucciso 180 persone.

Il francese è stato il primo leader internazionale a visitare la capitale libanese, quando ancora la polvere dell’esplosione di nitrato di ammonio – lasciato per anni incustodito al porto, stoccato insieme a materiale infiammabile – non s’era ancora del tutto posata. Un incidente che si è portato dietro un Paese: passaggio tragico che ha esposto all’opinione pubblica internazionale la crisi che da anni si respira in Libano. Conseguenza anche dall’impalcatura confessionale, che adesso è messa in discussione anche dal presidente Michel Aoun, pervaso da realtà drammatiche come la crisi economica, il peso della guerra civile siriana, la gestione faticosa dei tanti profughi e delle tante tensioni sociali.

Non bastasse, c’è l’ingombro di una realtà parallela allo stato, una sorta di mafia arrivata fino alle vette del sistema istituzione: il gruppo islamico Hezbollah, fenomeno politico e militare nazionalista e anti-semita, su cui l’Iran ha investito per costruire un’internazionale dello sciismo con cui propagare la propria influenza nella regione. Anche qui, alla vigilia del secondo viaggio di Macron, il chierico Hassan Nasrallah, predicatore accalappia proseliti e leader carismatico dell’organizzazione, sembra essere arrivato a una posizione d’apertura (in qualche modo prevista su queste colonne in un’analisi di Matteo Bressan). C’è interdipendenza anche in questo caso?

Non è da escludere, e intanto Hezbollah ha dato l’appoggio al nuovo primo ministro Adib. Per il Libano – per tutto il Libano, compreso quello degli Hezbollah – l’esplosione del porto potrebbe essere stato un reset: un momento da cui lanciare una ripartenza che per forza di cose dovrà essere sinceramente diversa da quanto ha prodotto l’esplosione politico-sociale. “Siamo pronti a un nuovo patto politico, a condizione che sia discusso tra tutte le componenti libanesi”, ha detto Nasrallah. È un’apertura che non guarda tanto alle richieste internazionali – dalle quali chiaramente, però, non è immune – quanto ai giovani che da mesi scendono in piazza per chiedere un futuro.

“Abbiamo ascoltato l’appello di Macron, siamo pronti a discutere in modo costruttivo”, dice il proclama del leader sciita. A L’Orient Le Jour, quotidiano libanese pubblicato in francese (a proposito della continuità culturale franco-libanese di cui su queste colonne parlava Jean-Pierre Darnis) va la palma per il commento più pragmatico. Il giornale in un editoriale legge la mano tesa di Nasrallah in forma gattopardiana, scettico anche su sunniti ed establishment, nonché sui cristiani (comunità con su cui la Francia rivendica un protettorato ideologico più forte di quello che fu amministrativo).

Hezbollah è un argomento complesso nelle complessità libanesi. L’organizzazione è accusata di aver nascosto quel nitrato per interessi – poteva essere utile per costruire eventuali armi in futuro, con cui compiere attacchi ibridi contro il nemico regionale iraniano, Israele. E l’esplosione al porto e i potenziali (possibili) interessi e sotterfugi di Hezbollah sono diventati l’emblema di quanto il gruppo inquini la società libanese (sebbene sia una realtà profonda e radicata, e similmente a una mafia, appunto, diffusa a livello di consensi locali). Quanto è credibile Nasrallah dipenderà anche da quanto sarà in grado di controllare le varie fazione interne: dalle meno aggressive a quelle invece più controllate dai Pasdaran.

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segue

Mustapha Adib, ex diplomatico in Germania, designato a poche ore dall’arrivo in Libano del presidente francese Emmanuel Macron. Sull’interdipendenza delle due notizie basta leggere il titolo del Financial Times: “Il Libano nomina il nuovo primo ministro in vista della visita di Macron”. 

Fonte: https://formiche.net/