L'intelligence economica come strumento per incrementare la competitività nazionale
La crescita d’importanza e di volume delle transazioni economiche internazionali, la sempre più aspra competizione fra i sistemi produttivi dei vari Paesi e le ricadute che questa può avere sui sistemi sociali delle singole Nazioni hanno portato alla ribalta il ruolo del Governo nell’equilibrio di queste dinamiche.
Orbene, l’esposizione concernente l’organizzazione di un’attività d’intelligence economica in seno ai servizi d’informazione statali deve essere preceduta da un discorso più ampio, in quanto è necessario prendere in considerazione non solo gli attori governativi, ma tutto il sistema economico nazionale.
Invero, la sola intelligence economica non può essere considerata come l’unico strumento dello Stato per una buona riuscita nella competizione economica internazionale, atteso che l’intelligence economica può essere considerata come un tassello di una strategia inglobante diversi ambiti di un Paese.
Suo presupposto è il crescente peso dei fatti economici nella vita dello Stato e dei cittadini e quindi la necessità di rendere performante il Sistema-Paese, il che conduce alla conclusione che l’intera comunità nazionale debba impegnarsi per la riuscita nella concorrenza internazionale.
Dunque, se da una parte è necessario l’intervento del Governo, dall’altra è fondamentale che anche gli enti privati, le imprese, le associazioni di professionisti e i singoli, si impegnino, secondo le loro possibilità, per contribuire ad una maggiore efficienza del sistema.
Inoltre, l’autorità statale non può limitarsi all’uso dell’intelligence economica per supportare il sistema produttivo della Nazione, ma deve anche adottare una strategia in grado di aggredire e conquistare spazi e settori strategici.
Infatti, i buoni risultati ottenuti dall’intelligence economica in molti Paesi sono frutto di un uso combinato dei servizi informativi e della politica governativa a supporto della conquista di settori strategici.
Di più, le attuali caratteristiche della competizione internazionale hanno portato, come diretta conseguenza, la necessità di una nuova forma d’interventismo statale, che non debba essere considerata di natura dirigista o comunque limitativa dell’indipendenza del settore privato, ma di supporto, attraverso i mezzi che solo l’autorità statale può mettere a disposizione.
Ne consegue, pertanto, che anche per quanto riguarda l’intelligence economica, essa non si può considerare come uno strumento governativo distaccato dall’economica nazionale, con la conseguenza che si dovrebbe concepire un sistema nazionale d’intelligence economica, comprendente istituzioni pubbliche, imprese, università, associazioni di categoria, ecc.
La finalità di questo dispositivo nazionale, inteso come insieme di pratiche e strategie d’interpretazione dell’informazione utile e delle conoscenze, sviluppate e condivise in seno ad una nazione, fra differenti livelli d’organizzazione, dovrebbero essere molteplici: comprensione dell’ambiente all’interno del quale si muovono i diversi attori economici; sviluppo delle conoscenze; armonizzazione di azioni collettive nel quadro della mondializzazione; messa in pratica di azioni d’influenza per la promozione del Sistema-Paese all’estero.
Questo ultimo punto merita di essere messo in risalto: il prodotto interno lordo non è un buon indicatore della competitività di un sistema economico su scala mondiale, ma ciò che conta è la capacità d’influenza dello Stato e delle imprese sulle decisioni internazionali, ossia il loro potere negoziale e di prevalere nei rapporti di forza internazionali.
Ma, qualsiasi intervento dello Stato nel settore economico, attraverso l’uso dell’intelligence economica, non può prescindere dalla definizione di un concetto di sicurezza economica che possa rappresentare una guida per l’azione governativa, come in passato lo è stato il concetto di sicurezza nazionale.
Interpretare la nozione di sicurezza nazionale in senso evolutivo e ricomprendervi la tutela degli interessi nazionali comporta, ad esempio, che i servizi di informazione e sicurezza possono essere chiamati, sotto il profilo difensivo, ad operare per proteggere le grandi imprese o comunque le imprese di rilevanza strategica e, in ambito offensivo, a impattare le imprese strategiche o ad esse collegate di Paesi concorrenti o antagonisti.
Sotto ultimo profilo, per quanto riguarda il ruolo di protezione del Sistema-Paese va sottolineato il valore tattico-strategico della funzione dell'accaparramento dei crediti delle aziende strategiche o ad esse collegate di Paesi ostili o concorrenti (c.d. Aggressive Factoring), operanti in quei settori che hanno acquisito crescente rilevanza in connessione con gli avanzamenti tecnologici e che risultano particolarmente esposti alla competizione globale.
Tra i fattori da considerare nella valutazione d’incidenza di un c.d. Aggressive Factoring sulla sicurezza o sull’ordine pubblico viene indicato il suo potenziale impatto a livello di: infrastrutture critiche (incluse – oltre a quelle core come energia, acqua, tlc, difesa – anche quelle sanitarie, finanziarie ed elettorali), tecnologie a uso duale (tra cui intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie), approvvigionamento di materie prime, accesso a informazioni sensibili (e alle relative tecnologie di gestione), il segmento delle telecomunicazioni.
Per porre un freno al rischio potenziale di un attacco mediante un'azione di “aggressive factoring” i principali Governi europei hanno convenuto sulla necessità di introdurre meccanismi di vaglio in grado di intercettare e bloccare minacce alla propria sicurezza economica, di talchè il Legislatore europeo ha adottato il 19 marzo 2019 il Regolamento (UE) 2019/452, che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti diretti esteri (c.d. IDE) nell’Unione, entrato in vigore l’11 ottobre 2020.
Il provvedimento introduce un frame in grado di indirizzare lo sviluppo dei singoli quadri normativi creando un meccanismo in base al quale i Paesi membri sono tenuti a informare costantemente gli altri Stati europei e la Commissione in merito alle proprie attività di screening.
Ferma restando l’esclusiva competenza dei singoli Governi circa la decisione di intervenire per ragioni di sicurezza nazionale, in forza del citato Regolamento la Commissione ha la facoltà di esprimere un parere su IDE che possano incidere su progetti di interesse per l’Unione.
Ebbene, quanto esposto fino ad ora evidenzia come, pur non essendo ancora particolare diffusa la consapevolezza dell'importanza dei concetti di intelligence economica e sicurezza nazionale economica legati ai meccanismi di aggressive factoring ai fini dell'accaparramento dei crediti delle aziende strategiche o ad esse collegate, la tematica sia stata – ancorchè in un modo di approccio iniziale – affrontata dal legislatore europeo.
In questa sede si intende, quindi, auspicare una rivalutazione dell’importanza della sicurezza economica all’interno dell’ambito, più vasto, rappresentato dalla sicurezza nazionale, di modo che questa ridefinizione del concetto di sicurezza nazionale porti ad equiparare la sicurezza economica a quella militare e politica.
Nell’ottica generale della sicurezza economica nazionale appare, pertanto, chiaro come risulti fondamentale il ruolo dei servizi di informazione e sicurezza e quindi, più in generale, dello Stato nella protezione e nel sostegno del Sistema-Paese.
Avv. Fabio Loscerbo
Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium