Myanmar: chiusa riunione Consiglio di sicurezza Onu senza una posizione comune
Naypyidaw-La riunione d'emergenza convocata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ieri, 2 febbraio, all'indomani del colpo di Stato delle forze armate del Myanmar, si è chiuso senza un accordo tra gli Stati membri in merito ad una eventuale risposta collettiva.
Lo riferisce la stampa Usa, citato dall'agenzia Nova, secondo cui Cina e Russia hanno chiesto più tempo per valutare gli sviluppi nel Paese dell'Asia Meridionale. Secondo una fonte citata dal quotidiano "Washington Times", il Consiglio proseguirà i negoziati nel tentativo di stabilire un fronte unito, e giungere se possibile alla pubblicazione di una dichiarazione congiunta. Il Regno Unito, che presiede il Consiglio, puntava ad approvare un comunicato congiunto che condannasse il golpe a Myanmar, e chiedesse il rilascio immediato dei leader civili arrestati; tali dichiarazioni richiedono però il consenso unanime dei 15 Paesi membri del Consiglio. Durante l'incontro, l'inviato speciale dell'Onu per il Myanmar, Christine Schraner Burgener, ha condannato le azioni dei vertici militari birmani, ed ha sollecitato una risposta comune della comunità internazionale.
In Myanmar al momento la situazione appare sotto il controllo dei militari, che hanno dichiarato lo stato d’emergenza per un periodo di un anno e annunciato la convocazione di nuove elezioni. Nelle strade della capitale Naypyidaw e delle maggiori città tra cui Yangon è aumentata la presenza di militari e di mezzi delle forze armate, inducendo l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, a sollevare il timore di una violenta repressione del dissenso, anche se per il momento non sono previste manifestazioni di protesta.
Il relatore speciale dell’Onu per la situazione dei diritti umani in Myanmar, Tom Andrews, ha invitato la comunità internazionale a mostrare “risolutezza” nel denunciare le azioni delle forze armate, assicurando che i responsabili di violazioni vengano portati davanti alla giustizia. “È imperativa un’azione decisiva, che potrebbe prevedere anche l’imposizione di dure sanzioni mirate e un embargo sulle armi fino a quando non verrà ripristinata la democrazia”, ha osservato l’esperto, secondo cui il colpo di Stato getta “un’ombra oscura” su un Paese nel quale “i generali hanno creato un clima di paura e ansia”.
Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium