Summit Libia, l’evacuazione di militari e mercenari l0
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Tripoli - Al centro della conferenza di questa settimana ...
(last modified 2025-11-02T07:43:40+00:00 )
Giu 25, 2021 02:28 Europe/Rome
  • Summit Libia, l’evacuazione di militari e mercenari l0

Tripoli - Al centro della conferenza di questa settimana ...

sulla Libia c’erano sostanzialmente due argomenti: l’evacuazione di militari e mercenari stranieri e la preparazione delle elezioni presidenziali e parlamentari teoricamente in programma il 24 dicembre prossimo.

Gli impegni presi dai paesi riunitisi a Berlino sembrano in apparenza prospettare qualche progresso significativo su entrambe le questioni, ma l’ottimismo ostentato e le promesse finite nel comunicato finale del summit si scontrano con la quasi totale assenza di misure concrete per far seguire i fatti alle parole.

Per quanto riguarda i combattenti stranieri, in una conferenza stampa alla fine dei lavori, la ministra degli Esteri del governo provvisorio libico, Najla al-Mangoush, ha addirittura auspicato un ritiro dal paese nordafricano a partire “dai prossimi giorni”. Secondo alcune stime, potrebbero essere fino a 20 mila i mercenari e i soldati stranieri impegnati in territorio libico.

Questi uomini combattono su entrambi i fronti del conflitto che infiamma da anni la Libia. Da un lato c’è il contingente di militari turchi, affiancato da mercenari reclutati in Siria e non solo, che appoggiava l’ormai defunto Governo di Accordo Nazionale, già sponsorizzato dall’ONU e di stanza a Tripoli.

Dall’altra una galassia di uomini provenienti da paesi come Sudan e Ciad, nonché quelli della compagnia privata russa Wagner Group che, secondo alcuni farebbe capo al Cremlino o al regime degli Emirati Arabi. Questi ultimi sono schierati invece a difesa di un’amministrazione separata che controlla la porzione orientale del paese e che ha avuto a lungo il suo punto di riferimento nell’esercito del generale Khalifa Haftar, ex “asset” della CIA e sostenuto anche da Egitto e Francia.

Questa folla di combattenti, a cui si aggiungono le milizie armate indigene proliferate dopo il rovesciamento di Gheddafi, è il motivo immediato più serio dello stallo della situazione in Libia, anche se rappresenta in definitiva il riflesso della competizione internazionale per assicurarsi la maggiore influenza possibile su un paese le cui ricchezze e il cui posizionamento strategico fanno gola a molti.

Promesse per il ritiro delle forze straniere, così come per far rispettare un embargo internazionale sulla fornitura di armi, sono state fatte più volte nel recente passato, come ad esempio nella prima conferenza di Berlino del gennaio 2020, ma finora mai mantenute. La Turchia, inoltre, sostiene di essere in Libia legittimamente, dal momento che l’intervento degli uomini sotto il controllo di Ankara era stato chiesto dal precedente governo di Tripoli.

Per il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, questa volta ci sarebbe però un’intesa tra Russia e Turchia per un ritiro “graduale” dei combattenti, in modo anche da non stravolgere gli equilibri venutisi a creare sul campo e sfavorire una delle due parti. Secondo un funzionario del dipartimento di Stato americano citato dallaReuters, i due paesi che al momento hanno forse i maggiori interessi in Libia si sarebbero accordati per un ritiro iniziale di 300 mercenari ciascuno.

 

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