Nicaragua e il perché dell'ostilità degli Usa
Il Nicaragua è un cattivo esempio per l’impero Usa , che ha deciso di contrastarlo ...
sin dal 2007, attraverso il tentativo di unificare destra e moderati per batterlo elettoralmente; poi, nel 2018, quando vide l’impossibilità di riuscire in entrambi i progetti, diede ordine di scatenare la guerra.
Quei tre mesi del 2018 danneggiarono seriamente la crescita del Nicaragua. Oltre alle vittime, costarono 1800 milioni di dollari di danni e circa 300.000 posti di lavoro persi a causa delle aziende legate al latifondo che licenziavano per alzare il livello della crisi sociale a scopo caduta del governo. Non vi riuscirono e adesso sono a leccarsi le ferite, esibendo certificazione di irrilevanza. Il Nicaragua, infatti, nonostante i danni del tentato golpe, due uragani ed una pandemia, chiuderà l’anno in corso con una crescita tra il 2,5 e il 3,5. La più alta della regione.
L’odio per il Sandinismo da parte dell’oligarchia trova la sponda nell’impero USA, dove è prodotto della lunga serie di sconfitte ed umiliazioni patite tanto in terra nicaraguense che internazionale. Ma prima e oltre, gli USA non tollerano la ribellione altrui. Lo considerano territorio loro, come recita la Dottrina Monroe, ma devono sopportare un teatro di indipendenza, di relazioni internazionali aperte, diplomaticamente, commercialmente e politicamente. A Managua non si ignora la rilevanza continentale e regionale degli USA, ma non si ritiene dover chiedergli autorizzazioni per decidere cosa è meglio, cosa si può e cosa non si può fare. Di sovranità si tratta e il tema non si presta a molte discussioni: la si difende o vi si rinuncia, non ci sono terze scelte.
Minacce, sanzioni, avvertimenti in stile mafioso sono stati gli strumenti statunitensi ed europei di questi ultimi mesi. La scusa è l’inchiesta giudiziaria per riciclaggio di denaro e concorso attivo con il golpismo da parte della famiglia Chamorro e dei suoi seguaci. Si rimprovera al Nicaragua di applicare le sue leggi, come se l’istituzionalità del Paese fosse tema di discussione. Uno dei nodi su cui insiste Washington è la legge elettorale. Essa, sebbene scritta in gran parte dai governi liberali e solo attualizzata da quello sandinista con clausole relative alla partecipazione delle donne ed alla ineleggibilità (già emanate in gran parte dal governo liberale di Violeta Chamorro), disturba l’impero perché certifica la sovranità dei nicaraguensi sul Nicaragua.
La legge non contiene infatti l’articolo che gli USA vorrebbero: quello che decreta che vincono i candidati scelti da loro, indipendentemente da chi ha i voti. Dal punto di vista di Washington è comprensibile: che bisogno c’è di voti se il Presidente deve essere solo il loro proconsole?
La moda del momento che scorre sulla passerella del golpismo è che tutti si dichiarano candidati: non conta che non lo siano, che non abbiano nessuno che li candidi, che non dispongano di un partito o di consenso. L’autocandidatura serve, secondo loro, a renderli impunibili. Errore, serve solo ad ingannare media e lettori che li credono candidati senza esserlo.
Ridicolo parlare di inchiesta ad uso elettorale, quando i sondaggi danno la vittoria del Fsln sull’opposizione 62 a 23, con il 15 di astensione. L’inchiesta per tradimento alla patria, sovversione e riciclaggio di denaro dispone di abbondanti prove e proseguirà anche senza il placet degli USA o dell’Unione Europea, che del resto per gli stessi reati puniscono più duramente di quanto non preveda il codice penale nicaraguense.
Proseguirà anche per confermare, ad amici e nemici, che la democrazia nicaraguense è una democrazia popolare e non delle elites: che si fonda sulle Istituzioni e sul rispetto della volontà popolare e ritiene il tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale con mezzi violenti un crimine che va perseguito. Idem il riciclaggio del denaro (contro cui gli stessi USA chiedono rigore) che non può essere perdonato od omesso.
Si andrà fino in fondo, anche per dimostrare che la Costituzione, l’impianto legislativo, le norme e i regolamenti che determinano e delimitano la sfera della legalità, non sono suscettibili di pressioni esterne, per poderose che siano. Quanto alle quinte colonne, apprenderanno a loro spese il principio della reciprocità: chi invoca sanzioni sarà sanzionato.
Alla vigilia delle elezioni di novembre, il Nicaragua e il Sandinismo viaggiano mano nella mano. Sanno di non potersi scindere, di dover camminare insieme e senza sosta per poter continuare ad affermare il diritto ad essere liberi e ad avere un futuro degno. Questo sono dopo 42 anni il Nicaragua e il Sandinismo: anima e corpo immortali di quel progetto ispirato da un minuto Generale trasformatosi in gigante.
Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium