Processi in 40 Paesi per la mancata difesa del clima
BRUXELLES - Sono più di 1.800 le cause legali sul clima in tutto il mondo, secondo uno studio condotto dal Grantham Research Institute della London School of Economics. A contarle e catalogarle ci pensa un enorme database creato a questo scopo: Climate Change Litigation Databases climatecasechart.com. Al momento di queste 1846 cause ben 1.398 sono state avviate negli Stati Uniti. Le altre 448 in più di 40 Stati in tutto il mondo.
Un’epidemia di contenziosi giuridici attorno alla questione ambientale che non è più reversibile e sta dilagando. Ha già investito Cina, Argentina, Brasile, Turchia, Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Ucraina, Ecuador e tutti i Paesi dell’Unione Europea. Solo 20 anni fa queste azioni legali erano meno della metà e di sicuro non godevano della popolarità di cui godono oggi. La crisi climatica del resto è ormai un’emergenza e i governi devono assumersi le proprie responsabilità per garantire il rispetto degli accordi internazionali sul clima e gli obiettivi dell’agenda 2030. Inoltre aumenta la pressione esercitata dalla crescita dell’attivismo e da un’opinione pubblica sempre più allarmata. Solo in Italia, secondo quanto certifica l’Istat, oltre il 70% della popolazione nutre grandi preoccupazioni per la crisi climatica in atto. In questo contesto il lavoro della magistratura in campo ambientale appare destinato a crescere sempre di più. Il tribunale di Parigi, nel febbraio 2021, in una causa promossa da quattro ong, ha condannato lo Stato francese (con una pena simbolica) per inadempienza: non ha fatto abbastanza per arginare la crisi climatica in corso. È stata la prima volta in Europa, un precedente che ha scatenato una reazione a catena anche in altri Paesi, come la Spagna e l’Italia.
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