Ucraina, cosa cerca Washington?
Washington- Tra gli obiettivi principali della campagna anti russa ....
degli Usa in Ucraina è coprire con una pesante campagna mediatica la verità di quanto avviene ai confini tra Ucraina e Russia, ovvero l’annessione de facto di Kiev alla NATO, supportata da insediamenti militari e armamenti missilistici made in USA. L’intenzione spudorata è di rifornire di armamenti l’Ucraina fino a fargli riempire i suoi arsenali, procurandosi così, nello stesso tempo, due indiscutibili vantaggi: piazzare miliardi di dollari di armamenti made in USA e rendere l’Ucraina una versione slava di Puerto Rico, ovvero un protettorato da utilizzare come territorio per esperimenti di guerra.
Un nuovo teatro di guerra tra quelli preferiti per gli affari del complesso militar-industriale, perché situato lontano dagli USA e perché realizzato da terzi per procura statunitense. Lauti affari e poche perdite, insomma. Come sempre, dietro ogni narrazione di “libertà”, ci sono i dollari che Washington incassa. Non si vendono armi per fronteggiare una crisi, si crea la crisi per vendere armi.
Un altro obiettivo è sedimentare, con la scusa della minaccia russa a Kiev, l’allargamento ad Est della NATO, che si dà in violazione degli accordi tra Bush e Gorbaciov che impegnavano gli USA a non allargare la NATO ad Est e ad arrivare a minacciare Mosca. L’Ucraina doveva rimanere una “zona-cuscinetto” che separasse i rispettivi eserciti e lo stesso era previsto per altri paesi come Romania e Polonia. Tutti impegni disattesi da Washington: non solo la NATO si è allargata a dismisura ad Est ma è arrivata a predisporre installazioni in territorio ucraino nelle prossimità del confine con la Russia.
La disposizione militare della NATO ad Est è già di per se stessa una grave minaccia verso la Russia ma le nuove installazioni militari prevedono il posizionamento di rampe di lancio per missili balistici che impiegherebbero 5 minuti per arrivare a colpire la Russia. Una provocazione sfacciata ed una minaccia diretta verso Mosca che non si poteva ipotizzare restasse senza risposta: immaginare che la Russia possa ignorare una minaccia ai suoi confini significa essere completamente al di fuori della realtà.
A questo proposito Putin ha già avvertito Biden e il mondo intero circa l’impossibilità di superare quella che chiama “la linea rossa”. Schiera quindi soldati ed armamenti convenzionali e nucleari in grado di respingere qualunque attacco al territorio russo e capaci di garantire una controffensiva militare che renderebbe altissimo il costo da pagare per Kiev e i suoi alleati. Non vi sono linguaggi diversi che gli USA possano comprendere e non vi sono avvertimenti migliori per chi, seguendoli nell’avventurismo criminale che ne contraddistingue la politica estera, rischia la distruzione totale della sua identità politico-territoriale.
Lo ha già dimostrato in Cecenia, in Georgia, in Crimea, in Siria: Mosca è assolutamente in grado di intervenire contro qualunque tipo di minaccia esterna e interna, agendo come molti altri Paesi agirebbero a tutela della propria integrità territoriale e anche dei propri interessi strategici. D’altro canto il ritiro statunitense da ogni tipo di trattato bilaterale sul controllo degli armamenti e sull’installazione di testate nucleari, il non riconoscimento degli accordi prima firmati con l’Iran, le minacce (costanti quanto sterili) a Cina e Corea del Nord e le aggressioni politiche e commerciali alla Russia vengono prese sul serio a Mosca come a Pechino.
Mosca da tempo avverte circa l’impraticabilità delle operazioni militari NATO che, di anno in anno, tendono a spostarsi verso i confini russi, prefigurando una minaccia aperta verso la Russia. Il Cremlino ha una idea precisa circa la distanza di sicurezza minima che andrebbe osservata tra le sue frontiere e i paesi ostili, come del resto anche gli USA la hanno per quanto riguarda le loro frontiere.
I precedenti storici non mancano, si veda la crisi dei missili a Cuba del 1962. Gli USA ritengono che nessun paese in prossimità della sua sfera geografica possa essere dotato di basi militari ed armamenti balistici, a maggior ragione se si tratta di paesi che reputa ostili. Non si vede allora perché Mosca dovrebbe invece consentirlo. O si ritiene che vi siano due copie diverse del Diritto Internazionale, una scritta in inglese e l’altra in russo
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