Migranti, Ungheria, incidente letale causato da un trafficante
Budapest - Il 13 dicembre, 7 persone sono decedute e altre 4 sono rimaste ferite, quando
un mezzo con targa serba che trasportava un gruppo di migranti si è schiantato contro un’abitazione durante la fuga, dopo che il suo autista si era rifiutato di fermarsi per un controllo.
Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il 14 dicembre, l’autista aveva notato che la polizia stava controllando le auto nel villaggio di Morahalo, vicino al confine serbo, e aveva tentato di evitare gli agenti, allontanandosi ad alta velocità. Il mezzo, che trasportava 10 migranti ed era diretto verso la città di Szeged, si è schiantato contro una casa, ribaltandosi. La polizia ha riferito che l’autista, anche lui ferito, è stato arrestato e ha aggiunto che sarebbe stato avviato un procedimento contro di lui per traffico di persone e per aver causato un incidente mortale.
L’incidente è avvenuto nei pressi del confine tra l’Ungheria, membro dell’Unione Europea, e la Serbia, che invece non fa parte del blocco. Il governo del primo ministro, Viktor Orban, ha costruito una recinzione per delimitare tale area nel 2015, al culmine di una crisi dei migranti, quando centinaia di migliaia di persone hanno attraversato la regione per raggiungere l’Europa occidentale. La linea dura di Orban contro l’immigrazione ha aiutato il suo partito conservatore Fidesz ad ottenere la rielezione nel 2018. Tuttavia, i flussi migratori non si arrestano. Tra il 6 e il 12 dicembre, 2.419 migranti sono stati fermati ai confini dell’Ungheria, secondo i dati della polizia locale.
il 16 dicembre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emanato una sentenza in cui accusa l’Ungheria di aver infranto le leggi dell’UE sulla protezione dei migranti e dei rifugiati, negando loro il diritto di richiedere asilo e deportandoli con la forza verso il confine serbo. “L’Ungheria è venuta meno agli obblighi del diritto europeo in materia di procedure di riconoscimento della protezione internazionale e di rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”, si legge nella sentenza della Corte. La sentenza, che impone al Paese di cambiare la sua politica o di prepararsi ad affrontare misure punitive, è l’ultimo avvertimento delle istituzioni europee nei confronti delle misure anti-immigrazione promosse dal primo ministro ungherese.
Il governo di Budapest, dal canto suo, ha affermato che la decisione della Corte risulta “discutibile” dal momento che l’Ungheria ha già proceduto a chiudere le zone di transito in questione. Orban ha costruito gran parte della sua politica intorno alle posizioni anti-immigrazione. Il 16 novembre, l’Ungheria e la Polonia hanno bloccato l’adozione, da parte dei governi dell’Unione Europea, del bilancio 2021-2027 e del Recovery Plan sul coronavirus per via della clausola che subordina l’accesso ai fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. I rappresentanti dei governi dell’UE, riunitisi a Bruxelles, avrebbero dovuto approvare un compromesso sul pacchetto, da 1,8 trilioni di euro, con il Parlamento Europeo, ma non hanno potuto farlo a causa del veto di Varsavia e Budapest. Quest’ultima, in particolare, teme che l’approvazione del bilancio e dei fondi possa costringere l’Ungheria ad accettare regole sui migranti che non intende accogliere.
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