Una guerra al terrorismo che uccide i civili
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Washington -La guerra degli Stati Uniti contro il Daesh in Iraq e in Siria tra il 2014 e il 2019 è stata, ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 18, 2021 02:48 Europe/Rome
  • Una guerra al terrorismo che uccide i civili

Washington -La guerra degli Stati Uniti contro il Daesh in Iraq e in Siria tra il 2014 e il 2019 è stata, ...

secondo la versione occidentale, una sorta di modello  di battaglia del ventunesimo secolo, condotta in nome di una causa giusta e con strumenti di incomparabile precisione per limitare al massimo il numero di vittime tra la popolazione civile.

Che questa tesi fosse pura propaganda era noto fin dall’inizio, quanto meno al di fuori delle redazioni dei media “mainstream”, ma nei giorni scorsi lo ha confermato ulteriormente una nuova rivelazione proprio di una testata ufficiale come il New York Times, che ha raccontato nel dettaglio le azioni deliberatamente criminali delle forze speciali USA d’avanguardia nella lotta all’ISIS nella regione. 

La vera e propria squadra della morte impiegata sul campo in Iraq e soprattutto in Siria era nota col nome di “Talon Anvil”. Si trattava di un’unità, la cui esistenza non era nemmeno riconosciuta ufficialmente, della cosiddetta “Delta Force”, operante all’interno della “Task Force 9”, incaricata di supervisionare le operazioni di terra.

“Talon Anvil” svolgeva i propri compiti senza considerare le regole nominalmente restrittive del Pentagono per minimizzare i “danni collaterali”, ordinando bombardamenti, in larga misura con velivoli senza pilota (droni), risultanti molto spesso in massacri di civili, incluse donne e bambini.

Il lungo rapporto pubblicato dal New York Times si basa sulla testimonianza di quattro anonimi ufficiali delle forze armate americane che avevano collaborato o assistito da vicino alle operazioni di “Talon Anvil”.

Militari e agenti dell’intelligence avevano segnalato in più occasioni abusi e crimini commessi da questi uomini delle forze speciali, ma praticamente in ogni occasione i loro superiori avevano fatto finta di nulla, declinando qualsiasi procedimento punitivo o anche solo indagini sui gravissimi fatti portati alla loro attenzione.

Il livello di terrore causato da “Talon Anvil” è tale che, come sostiene il Times, anche molti ufficiali e agenti della CIA, cioè uomini a loro volta appartenenti a istituzioni che ricorrono come norma a metodi criminali, avevano finito per lamentarsi più volte con il comando delle Forze Speciali per via del ripetersi di bombardamenti non motivati e del moltiplicarsi di vittime innocenti.

Sulla carta, la squadra speciale citata dal Timespoteva contare su parecchi strumenti per raccogliere le informazioni necessarie a individuare i bersagli dell’ISIS, dalle soffiate di forze alleate sul campo alle intercettazioni di comunicazioni elettroniche fino alle riprese effettuate dai droni con compiti di sorveglianza. Nella fase iniziale della guerra ai jihadisti in Iraq e in Siria, tuttavia, non erano arrivati risultati particolarmente eclatanti.

A partire dal 2017, così, i responsabili delle operazioni della “Delta Force” avevano trovato il modo per velocizzare le autorizzazioni per i bombardamenti richiesti, sostenendo cioè che praticamente ogni operazione era di natura “difensiva”.

Le regole di ingaggio dell’operazione “Inherent Resolve” contro l’ISIS erano infatti molto più blande per le azioni difensive rispetto a quelle offensive. Per queste ultime vi erano numerosi paletti che dovevano appunto servire a limitare le morti di civili, mentre per le prime la giustificazione di un attacco imminente dei militanti armati contro forze alleate sul campo consentiva operazioni più rapide e di fatto senza il controllo delle autorità superiori né la valutazione delle informazioni di intelligence raccolte.

Virtualmente ogni incursione richiesta da “Talon Anvil” era così motivata da ragioni di “auto-difesa”, malgrado le operazioni di guerra fossero anche a molti chilometri di distanza, e la conseguenza è stata una strage dopo l’altra di civili.

Il New York Times ricostruisce tre operazioni particolarmente cruente tra le moltissime condotte dagli assassini di “Talon Anvil”. Il primo caso si riferisce all’autunno del 2016, quando le forze speciali americane stavano osservando tre uomini che portavano sacchi di tela mentre lavoravano in un oliveto nei pressi della città di Manbij, in Siria.

Nessuno di loro aveva con sé armi e nell’area non erano in corso combattimenti. I responsabili delle operazioni avevano però insistito che si trattava di “nemici combattenti” e tutti e tre sarebbero stati uccisi da un missile lanciato da un drone.

Una tragedia ancora più grande fu quella del giugno 2017 a Raqqa, la più importante città controllata in quel periodo dall’ISIS. I civili stavano fuggendo dai combattimenti cercando di attraversare il fiume Eufrate con imbarcazioni di fortuna. Per la “task force” USA, invece, erano militanti che dovevano essere colpiti.

La pioggia di missili che seguì su svariate imbarcazioni avrebbe provocato la morte di almeno 30 civili, inclusi non pochi bambini, i cui corpi furono osservati galleggiare sulle acque del fiume.

 

 

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