Nato, l'espansione verso confini Russia: Putin promette risposte militari
Mosca - La Russia e' pronta ad adottare misure tecnico-militari ...
se la NATO dovesse espandersi vicino ai confini russi. Lo ha dichiarato martedì 21 dicembre, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, durante la riunione di martedì del Consiglio allargato del Ministero della Difesa russo. “In caso di una politica chiaramente aggressiva portata avanti dai colleghi occidentali, prenderemo adeguate misure tecnico-militari e risponderemo duramente a misure ostili”, ha avvertito il presidente russo. Come ha sottolineato Putin, la Russia “ha pieno diritto” di adottare misure che garantiscano la sicurezza e la sovranità della nazione. Nel corso del suo intervento, Putin ha incalzato, affermando che Mosca non richiede condizioni speciali ed esclusive. “La Russia è sinonimo di sicurezza uguale e indivisibile nell’intero spazio eurasiatico”, ha ribadito Putin. Rivolgendosi ad alti funzionari militari, il presidente russo ha puntato il dito contro l’Occidente, incolpandolo di essere stato l’iniziatore dell’escalation e delle tensioni in Europa. Secondo Putin, la causa è “l’espansione della NATO verso Oriente”, nonché il ritiro degli USA dai “trattati di difesa missilistica”, nonché le “scelte politiche sbagliate” compiute da Washington a seguito della Guerra Fredda, perché “offuscata dall’euforia” di una presunta vittoria.
Putin ha rivelato di sperare in “colloqui costruttivi” con i partner statunitensi ed europei in merito alle richieste di sicurezza avanzate, lo scorso 15 dicembre. “I conflitti armati e gli spargimenti di sangue non sono assolutamente qualcosa che sceglieremmo, non vogliamo uno scenario del genere”, ha affermato Putin. Inoltre, ha sottolineato che il trattato sulla sicurezza non rappresenta un ultimatum. Parlando alla stessa riunione, il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha affermato che gli Stati Uniti hanno schierato circa 8.000 truppe vicino ai confini russi e, insieme agli alleati della NATO, hanno effettuato voli di bombardieri strategici vicino alla Russia. I tentativi della NATO di coinvolgere l’Esercito ucraino nelle attività dell’Alleanza rappresentano una minaccia alla sicurezza, ha affermato Shoigu. Intanto, un alto diplomatico russo ha affermato che erano già iniziati contatti tra Mosca e Washington sulla questione delle garanzie di sicurezza che la Russia sta cercando e che c’era la possibilità che le parti raggiungessero un’intesa.
Tali sviluppi si collocano in un momento particolarmente teso delle relazioni tra Mosca e l’Occidente. Da una parte, quest’ultimo accusa la Russia di pianificare un’invasione su larga scala dell’Ucraina e la minaccia di “conseguenze devastanti”, soprattutto a causa del dispiegamento di oltre 100.000 militari lungo il fianco Orientale del Paese Est-Europeo. Dall’altra parte, il Cremlino nega di avere intenzioni bellicose, ribadendo che lo spostamento di truppe all’interno del proprio Stato rientra tra gli affari interni. Ciò che turba la Federazione, inoltre, è il progressivo spostamento verso Oriente degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica, sempre più presenti nel Mar Nero e in Georgia e in Ucraina, Paesi che Mosca considera come “cuscinetti” tra la Federazione e l’Europa.
Questi timori hanno portato la Federazione a stilare un trattato sulle “garanzie di sicurezza” richieste all’Alleanza Atlantica e agli Stati Uniti. Il 15 dicembre, il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, ha annunciato di aver presentato agli USA e alla NATO una bozza di documenti in cui sono stati delineati i punti chiave delle concessioni che intende ottenere. Più tardi, il 17 dicembre, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso pubblico il contenuto dell’Accordo di sicurezza avanzato da Mosca. Quest’ultimo – immediatamente respinta dai funzionari della NATO – si presentava sotto forma di una bozza di trattato, in cui si richiedeva all’Alleanza di interrompere qualsiasi espansione verso l’Est Europa, verso l’Asia Centrale e verso tutti i Paesi un tempo membri dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Il viceministro degli Esteri della Federazione, Sergey Ryabkov, ha inoltre spiegato che Mosca richiede a Washington di annullare le conclusioni del vertice di Bucarest, svoltosi il 2 aprile 2008, quando l’Alleanza aveva annunciato l’avvio della politica della “porta aperta” per Georgia e Ucraina. Al momento, Mosca non ha ancora ricevuto alcuna risposta concreta dalla controparte. Sebbene abbia chiarito che non si tratta di un ultimatum, le pressioni esercitate sull’Occidente per ottenere una risposta stanno diventando sempre più stringenti. Ad esempio, Ryabkov ha sottolineato che la mancata risposta alle richieste russe potrebbe innescare un nuovo round di confronto