Guerra in Ucraina, il nodo petrolio piomba sul vertice Ue
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E’ caos sull’embargo al petrolio tra i paesi europei.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 30, 2022 21:20 Europe/Rome
  • Guerra in Ucraina, il nodo petrolio piomba sul vertice Ue

E’ caos sull’embargo al petrolio tra i paesi europei.

Con l’annuncio, a poche ore dall’inizio del Consiglio europeo straordinario, da parte degli sherpa delle varie delegazioni di aver raggiunto un accordo di massima sul sesto pacchetto di sanzioni e la doccia fredda del premier ungherese, Victor Orbàn, che ha smentito ogni tipo di compromesso. È stato trovato un accordo su un approccio a due fasi, hanno spiegato fonti diplomatiche: prima lo stop al petrolio via mare e poi quello via terra con un’eccezione significativa di escludere l’oleodotto dell’Amicizia (Druzbha) che rifornisce l’Ungheria ma anche Polonia e Germania. Uno slancio di ottimismo subito smorzato da Orban che, al suo arrivo al vertice, ha accusato duramente la Commissione europea nel metodo e nel merito. “Siamo in una situazione molto difficile – ha attaccato – per il comportamento irresponsabile della Commissione”, che non ha negoziato con gli Stati e prima di annunciare le sanzioni e “dal nulla” ha tirato fuori “l’idea di un embargo sul petrolio senza rispondere alla domanda di garantire la sicurezza energetica dell’Ungheria”. La palla è nelle mani dei leader, riuniti a porte chiuse, che affronteranno il tema dell’embargo all’oro nero di Mosca, inserito all’ultimo nella bozza delle conclusioni del vertice. “ll Consiglio europeo esorta il Consiglio a finalizzare” il sesto pacchetto di sanzioni e “ad adottarlo senza indugio, garantire una concorrenza leale e condizioni di parità nel mercato unico dell’Ue, e solidarietà tra gli Stati membri in caso di interruzioni improvvise della fornitura”. E “ad affrontare la questione dell’eccezione temporanea per il greggio consegnato tramite oleodotto il prima possibile”. Il rischio di un nulla di fatto è alto e il danno di immagine è già stato fatto, con un dibattito che va avanti da quasi quattro settimane, ovvero da quando è stato presentato il pacchetto. Orban ha apprezzato l’esclusione degli oleodotti ma vuole che sia garantita la possibilità di rifornirsi da altre fonti di petrolio russo, in caso di interruzione delle condotte da Mosca.La discussione è complessa ma si vede la luce in fondo al tunnel, afferma una fonte Ue. D’altronde la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva detto di avere basse aspettative sulla possibilità di vedere approvato il pacchetto nelle prossime 48 ore, mentre l’Alto rappresentante Josep Borrell si era detto praticamente certo della chiusura di un accordo entro oggi. Sono passati 52 giorni dall’approvazione dell’ultimo pacchetto di sanzioni, nel frattempo sono morti altri 74 bambini, il conflitto si è intensificato e nel Donbass la situazione è “molto critica”, ha fatto notare il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, intervenuto da remoto al vertice. Non ha incolpato nessuno, né fatto riferimento all’Ungheria, come in un altro Consiglio, ma ha comumque sollecitato a fare presto. Intanto il premier Mario Draghi, che ha avuto un trilaterale con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, si è detto “scettico sull’utilità” delle telefonate con il capo del Cremlino, che “dimostrano che è Putin a non volere la pace”. Ma ha ribadito che “il confronto con Putin è necessario per risolvere il problema del grano, della sicurezza alimentare” perché “il rischio di una catastrofe alimentare è reale: e se non ci sarà una soluzione, dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin”. L’Ue continuerà a sostenere Kiev con supporto finanziario e militare, perché, per dirla con Draghi “è essenziale che Putin non vinca questa guerra”. Il tema del cessate il fuoco, che l’Italia voleva far inserire nelle conclusioni, sembra accantonato per ora, per far posto al messaggio che è Kiev a decidere i tempi e i modi per arrivare alla pace. “Deve essere l’Ucraina a decidere che pace vuole. Se l’Ucraina non è d’accordo sui termini, la pace non può essere sostenibile”, ha affermato il premier davanti ai leader europei. Domani sul tavolo del vertice piomberà il dossier energia, con il tema del price cap, su cui il premier olandese Rutte ha già preannunciato battaglia, mentre il suo Paese rischia nelle prossime ore di vedersi tagliate le forniture di gas da parte di Gazprom, in seguito al rifiuto di adeguarsi alla richiesta russa di pagare su due conti, in euro e in rubli. E non poteva essere più chiaro l’inquilino di Palazzo Chigi, secondo cui “non possiamo immaginare che dopo il conflitto la nostra politica energetica tornerà come prima”, perché “quello che è successo è troppo brutale e dobbiamo muoverci ora per cambiare i nostri fornitori di energia nel lungo periodo”. Fonte: lapresse.it

 

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