Inghilterra lascerà la Corte europea dei diritti dell’uomo?
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In Inghilterra le primarie del Partito Conservatore per scegliere il nuovo segretario, e quindi...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Lug 16, 2022 18:06 Europe/Rome
  • Inghilterra lascerà la Corte europea dei diritti dell’uomo?

In Inghilterra le primarie del Partito Conservatore per scegliere il nuovo segretario, e quindi...

 il nuovo primo ministro del paese dopo le annunciate dimissioni di Boris Johnson, stanno ruotando intorno a una serie di proposte dei principali candidati. La scorsa settimana una delle candidate che erano favorite, l’attuale procuratrice generale Suella Braverman, poi eliminata nel secondo giro di votazione interne al partito, aveva annunciato che se sarebbe diventata prima ministra avrebbe fatto uscire il Regno Unito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. La Convenzione tutela una serie di diritti fondamentali e nel 1950 istituì la Corte europea dei diritti dell’uomo, un tribunale internazionale che si occupa di far rispettare la Convenzione (e che non ha a che fare con l’Unione Europea): di fatto è il principale tribunale che si occupa di diritti umani in Europa. Finora due soli altri paesi hanno lasciato la Convenzione, entrambi con governi autoritari: la Russia, che uscirà a settembre, e la Grecia, che ne uscì temporaneamente nel 1967 durante la cosiddetta “dittatura dei colonnelli“. Braverman aveva motivato la proposta criticando la recente decisione della Corte di bloccare il trasferimento forzato in Ruanda di alcuni richiedenti asilo, come invece avrebbe voluto fare il Regno Unito in seguito a un controverso accordo concluso con il governo ruandese. Braverman non è più in corsa per la vittoria delle primarie, ma la sua proposta non era esattamente nuova. L’ala destra dei Conservatori auspica da tempo di uscire dalla Corte, per ragioni anche molto diverse fra loro, e negli anni ne aveva parlato apertamente anche l’ex prima ministra Theresa May. Stavolta però questa eventualità sembra assai concreta. Il dibattito interno ai Conservatori si è spostato molto a destra dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e nelle sue ultime settimane anche il governo uscente stava lavorando a una legge che prevedeva di ignorare sentenze o indicazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo in alcuni ambiti circoscritti. Uscire dalla Convenzione avrebbe comunque delle ramificazioni molto complesse che vanno al di là del caso dei richiedenti asilo in Ruanda: ramificazioni che fra l’altro potrebbero scoraggiare il prossimo governo britannico a portare avanti il piano. La Corte europea dei diritti dell’uomo è un tribunale che ha sede a Strasburgo, in Francia, ed è riconosciuta dai 47 stati membri del Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale nata nel 1949 per occuparsi soprattutto di diritti umani, stato di diritto e promozione della democrazia. Ad oggi la Corte è considerato il tribunale di ultima istanza, nei paesi in cui ha giurisdizione, per casi giudiziari che riguardano presunte violazioni dei diritti umani individuali, spesso compiute dallo stato. Di recente la Corte ha fatto fallire il primo trasferimento di migranti dal Regno Unito al Ruanda, bloccato a metà giugno proprio in seguito a un’ingiunzione della Corte europea dei diritti dell’uomo. Secondo la Corte uno dei passeggeri, un 54enne iracheno che aveva attraversato in barca il canale della Manica per arrivare nel Regno Unito, aveva diritto a rimanere nel paese perché non aveva ancora esaurito tutte le vie legali per chiedere asilo nel Regno Unito ed evitare la sua espulsione. Se fosse stato portato in Ruanda, l’uomo avrebbe rischiato di non poter più tornare nel Regno Unito anche se la sua richiesta fosse andata a buon fine. La decisione della Corte ha attirato critiche molto dure da parte dei Conservatori. Su tutti quelle di Braverman, che aveva definito «inaccettabile» il fatto che «un tribunale straniero» abbia interferito con una decisione presa dal governo britannico. Ma non è la prima volta che un governo Conservatore critica duramente una decisione o una serie di sentenze della Corte. Fonte: ilpost.it

 

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