Menzogne di Trump su attacco all'Iran: Storia di un fallimento
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Pars Today - Nei suoi post più recenti su Truth Social, Donald Trump parla della realizzazione delle proprie richieste nei negoziati con l'Iran nel prossimo futuro.
(last modified 2026-04-17T05:41:44+00:00 )
Apr 17, 2026 07:40 Europe/Rome
  • Menzogne di Trump su attacco all'Iran: Storia di un fallimento

Pars Today - Nei suoi post più recenti su Truth Social, Donald Trump parla della realizzazione delle proprie richieste nei negoziati con l'Iran nel prossimo futuro.

Il presidente degli Stati Uniti cerca di fabbricare un successo dai negoziati per coprire i propri fallimenti nell'aggressione contro l'Iran, seguendo le orme del primo ministro infanticida del regime sionista. Tuttavia, questa narrazione di Trump, pur avendo a disposizione un impero mediatico, non ha ottenuto il riscontro sperato. Al contrario, a ogni post pubblicato dal presidente, i mercati finanziari ed energetici reagiscono negativamente. In questo contesto, anche le testate specializzate e critiche nei confronti di Trump analizzano e valutano con maggiore franchezza le conseguenze devastanti dell'aggressione del regime sionista.

La rivista Foreign Affairs, una delle più note testate americane nel campo della politica estera, nel suo ultimo articolo ha affrontato il fallimento e la sconfitta di Trump nell'aggressione contro l'Iran. Il media americano ha sottolineato come l'Iran nella recente guerra sia riuscito a ripristinare la propria deterrenza: «L'amministrazione Trump non riuscirà mai a costringere l'Iran alla resa attraverso la pressione economica e militare; pertanto, farebbe meglio a pensare ai veri interessi degli Stati Uniti e a porre fine alla guerra».

Evidenziando come il primo round di negoziati tra Teheran e Washington a Islamabad, mirato a raggiungere un accordo duraturo tra le parti, si sia concluso senza risultati, Foreign Affairs rileva l'ingresso di Iran e Stati Uniti in una nuova e pericolosa fase del conflitto. Il presidente americano Donald Trump, per affrontare l'Iran a lungo termine, ha bisogno di una strategia coerente, un piano che non è riuscito a sviluppare prima dell'inizio della guerra. «L'eredità paradossale e probabilmente duratura di questo conflitto», si legge sulla rivista, «è che l'Iran, sebbene colpito militarmente, ha allo stesso tempo ripristinato la propria deterrenza. In un contesto in cui il programma missilistico iraniano sembrava l'ultimo meccanismo a disposizione di Teheran per creare deterrenza o rappresaglia, la recente guerra ha dimostrato che l'Iran possiede un altro strumento: il controllo dello Stretto di Hormuz».

L'Iran ha dimostrato di poter chiudere questo passaggio stretto e vitale con uno sforzo relativamente minimo. Questo stretto incide direttamente sul commercio globale e sugli interessi degli Stati Uniti, in un modo precluso agli altri strumenti a disposizione di Teheran. La posizione geografica dell'Iran, unita a una tecnologia relativamente economica e semplice, rende la chiusura dello stretto letalmente efficace. Subito dopo l'inizio della guerra, almeno due navi sono state prese di mira durante un transito illegale nell'area; questi attacchi hanno terrorizzato le compagnie di assicurazione marittima al punto da spingerle a cancellare le coperture, lasciando le imbarcazioni bloccate nel Golfo Persico. In futuro, all'Iran basterà ripetere una strategia simile per controllare lo stretto e acquisire un potere considerevole. Per bloccare il traffico commerciale non serve molto.

«Questa nuova leva offre numerosi vantaggi a Teheran. In futuro, tutti i leader americani, compreso Trump, prima di iniziare un'altra guerra con l'Iran o di permettere a Israele di attaccare, ci penseranno due volte, consapevoli che l'Iran può paralizzare l'economia globale». L'obiettivo ultimo di Trump nell'aggressione contro l'Iran era rovesciare il sistema della Repubblica Islamica o, quantomeno, infliggere a Teheran un colpo tale da poterle imporre le proprie richieste. L'allineamento di Trump con Netanyahu nell'aggressione all'Iran si è invece trasformato in un rafforzamento dell'importante posizione iraniana e in un elevato livello di deterrenza, tale per cui per decenni nessuno oserà nemmeno immaginare un'aggressione contro il Paese.

Questa guerra è ormai diventata una variabile fondamentale nei mercati finanziari ed economici mondiali e negli sviluppi interni degli Stati Uniti. Foreign Policy ha rilevato: «Questa crisi non è la ripetizione degli shock petroliferi degli anni '70, ma un banco di prova per un ordine energetico molto più complesso e fragile, dove le interruzioni nello Stretto di Hormuz non si limitano all'aumento del prezzo del petrolio, ma innescano una catena di crisi simultanee nel gas, nel cibo, nell'industria e nella finanza globale». La guerra iraniana ha dimostrato che in un mondo interconnesso gli shock energetici non restano più confinati a livello regionale, ma si diffondono a un ritmo senza precedenti, dai mercati fino ai mezzi di sussistenza delle società, in particolare nelle economie vulnerabili.

Sull'impatto dell'aggressione americana contro la Repubblica Islamica dell'Iran sugli assetti interni statunitensi, Foreign Policy sottolinea: «Se la guerra con l'Iran dovesse arrivare al punto di sgretolare dall'interno la coalizione 'MAGA', non si tratterebbe solo di un fallimento strategico, ma di un paradosso storico per i repubblicani; un movimento nato dal cuore della crisi iraniana del 1979 e dalla vittoria di Ronald Reagan nel 1980, oggi rischia di collassare sulla stessa questione che un tempo gli ha conferito identità e potere». Il riferimento è al fallito tentativo di Jimmy Carter di liberare gli ostaggi americani nell'ambasciata statunitense a Teheran, evento che ha portato alla sconfitta di Carter e alla vittoria di Reagan nelle elezioni del 1980.