Italia, manifestazioni pro-Palestina e di condanna dell’attacco alla Sumud Flottilla
-
Manifestazione di protesta in Italia in solidarietà con la Palestina e di condanna dell’attacco alla Global Sumud Flottilla
Pars Today - Fonti di stampa hanno riferito che un gran numero di manifestanti e sostenitori della causa palestinese si è riunito a Roma, capitale d’Italia, per protestare contro l’attacco del regime sionista alla Global Sumud Flottilla e anche in difesa e in solidarietà con la causa palestinese.
La massa di attivisti e manifestanti italiani, scandendo slogan contro le azioni del regime sionista nell’attacco alla Global Sumud Flottilla, ha accusato il governo italiano di complicità con il regime sionista e ha chiesto la rottura completa delle relazioni diplomatiche, commerciali e militari con Tel Aviv.
Gli attivisti, riuniti in una manifestazione di protesta nel centro di Roma, facendo riferimento ai 78 anni di occupazione e genocidio del regime sionista contro i palestinesi, ai recenti crimini a Gaza e all’attacco contro la flottiglia di aiuti umanitari nelle acque internazionali, hanno sottolineato: «Il regime israeliano oggi non è più soltanto una minaccia per la Palestina o il Libano, ma un pericolo per tutta l’umanità e per la comunità internazionale, e deve essere fermato».
I partecipanti alla manifestazione di protesta hanno chiesto al governo italiano di non limitarsi alla convocazione dell’ambasciatore e di interrompere tutti i rapporti commerciali, diplomatici e militari con un regime che commette crimini contro l’umanità.
In precedenza Antonio Tajani, Ministro degli Esteri dell’Italia, aveva annunciato di aver chiesto all’Unione Europea di imporre sanzioni contro Ben-Gvir, Ministro della Sicurezza interna del regime sionista, a causa del suo comportamento nei confronti degli attivisti della flottiglia di solidarietà globale per Gaza.
Ben-Gvir, mercoledì 20 maggio 2026, ha pubblicato sui social media un video in cui mostrava un atteggiamento di scherno verso gli attivisti sostenitori della Palestina che, con le mani legate, erano stati costretti a inginocchiarsi e venivano trattenuti dopo l’arresto da parte delle forze israeliane nelle acque internazionali.