La Rivelazione coranica (2a parte)
Modalità di rivelazione Si riporta che all’età di quaranta anni, tredici anni prima della migrazione (hijra) il Profeta Muhammad ricevette la prima rivelazione (96:1-5) mentre ...
si trovava in adorazione nella caverna del monte Hira. Possibili date menzionate sono il 27 Rajab,[6] l’8 Rabi al-Awwal,[7] e il 17 Ramadan.[8] Da quel momento si crede che la comunicazione di Dio con il Profeta durò per un lasso di 23 anni fino alla sua dipartita.
Dal Corano si evince però che il Corano venne rivelato in un mese e una notte speciale: la notte di Qadr durante il mese di Ramadan (vedesi: 2-185, 44:3-4 e 97:1). Da qui si possono citare quattro opinioni prevalenti:
– La discesa della prima rivelazione avvenne nella notte di Qadr.
– Ogni anno durante la notte di Qadr veniva recitata una parte del Corano.
– La maggior parte dei passi coranici venne rivelata nel mese di Ramadan.
– Ci sono due tipi di rivelazione: una graduale avvenuta nel corso di ventitré anni e una avvenuta in una sola notte.
Prima opinione: nei passi coranici per “Corano” non si intende l’intero Libro e ciò era chiaro anche ai primi musulmani intorno al Profeta. Inoltre non sarebbe stato possibile aver ricevuto il Corano in una sola notte a meno che non si ricorra ad interpretazioni esoteriche.
Diversi passi parlano di eventi futuri facendo uso di verbi al passato: se fossero stati rivelati nella notte di Qadr dovrebbero essere nella forma futura. Altri passi sono invece abroganti e abrogati, generali e specifici, assoluti e condizionati. Ciò richiede il passaggio di un lasso di tempo almeno minimo.
Poi è risaputo che alcuni versetti furono rivelati a Mecca e altri a Medina e non in una sola notte. Il passo 25:32 confermerebbe che il Corano non venne rivelato in un’unica volta.
Seconda opinione: si dice che durante la notte di Qadr sarebbe stata rivelata al Profeta una parte del Corano inerente all’anno corrente. Secondo questa opinione i passi 2:185 e 97:1 non denotano un mese e una notta specifica ma ogni mese di Ramadan ed ogni notte di Qadr.
Terza opinione: che il Corano fosse stato rivelato prevalentemente nel mese di Ramadan viene riportato anche da Sayyid Qutb nelle sue osservazioni sul Corano.[9]
Quarta opinione: dato che il Corano possiede una sembianza fisica ed una extra-fisica, esso è stato rivelato nella sua forma originale, che è una realtà univoca, al cuore del Profeta in una sola notte durante la notte di Qadr, dopodiché è disceso gradualmente nel corso di 23 anni.
Al-Kulayni riporta su autorità di Ja’far al-Sadiq: “Il Corano è stato rivelato in una sola volta alla Dimora del Comando (bayt al-ma’mur), dopodiché è stato rivelato in [circa] venti anni”.[10]
Shaykh al-Saduq commenta dicendo: “Quello che si intende per rivelazione del Corano in una sola volta durante la notte di Qadr è che il Profeta venne informato dei contenuti universali del Corano. Il Corano non gli fu rivelato in forma di lettere e frasi durante la notte di Qadr ma piuttosto solo la sua conoscenza. Egli conobbe così i suoi contenuti universali”.[11]
Analogamente Suyuti riporta su autorità di Ibn ‘Abbas che il Corano venne rivelato in una sola volta nella Dimora dell’Onore (bayt al-‘izza), dopodiché Gabriele lo rivelò al Profeta nell’arco di 20 o 23 anni.[12]
Gli stadi della rivelazione
Secondo la classificazione di alcuni studiosi la rivelazione presenzia in tre stadi differenti. Il più elevato si trova nelle “tavole protette” e viene citato nel passo 85:21-22. Ad un livello inferiore si trova la “Dimora del Comando” (bayt al-ma’mur) o la “Dimora dell’Onore” (bayt al-‘izza) ove si dice fu rivelato il Corano durante la notte di Qadr. Infine nel più basso mondo venne rivelato il Corano in maniera graduale.
La storia di Waraqa Ibn Nawfal
Waraqa Ibn Nawfal era il cugino da parte paterna di Khadija bint Khuwaylid, cristiano e conoscitore di testi giudaici e cristiani. Si narra che quando il Profeta ricevette la prima rivelazione si impaurì e svenne. Quando tornò da sua moglie, questa vedendolo in stato preoccupante lo portò da Waraqa Ibn Nawfal che lo rassicurò dandogli la lieta novella della profezia.[13]
Alcuni esegeti come Allamah Tabrisi hanno però negato questa narrazione dicendo che il Profeta, per essere tale, non può essere soggetto ad ansia o errori nel ricevere la rivelazione. Ciò può essere rafforzato dal seguente passo: “O Mosè! Non temere, invero gli inviati niente temono presso di Me” (27:10).
Nella khutba al-Qasia del Nahj al-Balagha (sermone 192) invece si riporta che Ali Ibn Abi Talib disse: “Quando la rivelazione scese sull’Inviato d’Iddio sentii il lamento di Shaytan e chiesi: – O Messaggero d’Iddio, cosa è questo lamento?-. Disse:- E’ Shaytan che ha perso tutte le speranze di essere servito [o adorato]”. Secondo questa narrazione Ali era presente al momento della prima rivelazione, e il Profeta era conscio della sua missione e della presenza di Shaytan.
NOTE
[1] Isfahani, al-Mufradat fi gharib al-Qur’an.
[2] Ibn al-Faris, Mu’jam maqays al-lugha, voce inerente alla radice morfologica “waw-ha-ya”.
[3] Tabaqat Ibn Sa’d, vol. 1, p. 131.
[4] al-Majlisi, Bihar al-Anwar, vol. 18, p. 256.
[5] al-Majlisi, Bihar al-Anwar, vol. 18, 261.
[6] al-‘Amili, Wasa’il al-Shi’a, vol. 7, p. 130.
[7] al-Ya’qubi, al-Tarikh, vol.2, p. 17.
[8] Abu al-Fida, al-Tarikh, vol. 1, p. 115.
[9] Qutb, Fi Zilal al-Qur’an, vol. 2, p. 79.
[10] Kulayni, al-Kafi, vol. 2, p, 269.
[11] Saduq, al-I’tiqadat, p. 101.
[12] Suyuti, al-Itqan, vol. 1, pp. 116-117.
[13] Bukhari, Sahih, vol. 1, pp. 3-4; Muslim, Sahih, vol. 1, pp. 98-99; Tabari, al-Tarikh, vol. 2, pp. 298-300.
Fonte: http://islamshia.org/la-rivelazione-coranica/