Diavoli, Mostri, e Bestie- 1a p.
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Nel 1848, all’inizio del suo “Manifesto del Partito Comunista”, Carlo Marx affermava che “Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”.
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Nov 24, 2019 03:12 Europe/Rome
  • Diavoli, Mostri, e Bestie- 1a p.

Nel 1848, all’inizio del suo “Manifesto del Partito Comunista”, Carlo Marx affermava che “Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”.

Noi, che col marxismo poco o nulla abbiamo a che fare, ci ritroviamo peraltro oggigiorno davanti ad uno spettacolo per certi versi simile, lo spettacolo del diffondersi a macchia d’olio, non solamente in Europa, ma addirittura nel mondo intero, del cancro del “salafismo”, o “takfirismo”.

 

Anche se la realtà suddetta rimane pur sempre limitata all’indole di uno, o più gruppuscoli, tanto che definirla “setta”, sarebbe già troppo concederle. Il fatto è che la sua presenza è limitata sì, e tutt’altro che qualificata, ma capillare e vociante, se non addirittura sovente esplosiva, tanto da suscitare timori vari, nell’uno e nell’altro ambito, più o meno giustificati. Fatto sta che costoro, da qualche anno a questa parte, dappertutto te li ritrovi sempre davanti.

 

Barbacce ispide, incolte, sformate, che sono la caricatura di quelle nobili del Nunzio divino, della sua Famiglia benedetta, e dei suoi retti compagni, che ricordano per certi versi, quantunque siano sovente ancora peggiori, quelle di frammassoni e carbonari, o dei sionisti alla Herzl. Apparentamenti questi assai significativi, tutt’altro che solamente apparenti, come vedremo nel seguito di questo nostro scritto.

 

Espressioni truci le loro, da ossessi, oppure da “fate la faccia feroce”, lineamenti contratti da un odio tenace, unica loro ragione d’esistenza, siccome per certo giudaismo degenerato, un’agitarsi folle, scomposto e fanatico che nulla lascia intravedere d’umano, per non dire di orientamento trascendente, occhi inespressivi, spenti e crudeli, che ricordano quelli di certi rettili carnivori o di certi felini divoratori di uomini, oppure di taluni insetti insulsi e fastidiosi.

 

Il tutto assommandosi ad un vociare scomposto, associato ad un atteggiarsi anche ridicolo, com’è sempre per i lineamenti delle realtà infere, con un’assenza resasi visibile di ogni qualsivoglia forma d’intelligenza, come di chi sia posseduto da una forza infera ed informe, concitata e distruttiva, quale quella della lava mortifera di un vulcano sterminatore. Ecco, ci siamo, viene voglia di dire, e possiamo e vogliamo farlo: “Vexilla Regis prodeunt Inferni”, “Si avanzano i vessilli del Re dell’Inferno”, avendone costoro tutti i marchi ed il sembiante, e non solamente il sembiante, ma anche la sostanza interna.

 

Non bisogna farsi ingannare: l’indole significativa di costoro è solamente quella dell’ossesso, dell’“energumeno”, nel senso del fantoccio meccanico, o dell’invasato dai diavoli, da loro agitato nell’uno e nell’altro caso. Nulla di personale in costoro: urlano, minacciano, odiano a vanvera, andando avanti all’occorrenza siccome branchi di porci furiosi, esaltati dagli stupefacenti, incapaci come sono di combattere le loro guerre se non fuggendo da vili davanti alle schiere dei credenti, per rifarsi poi vigliaccamente con donne e bambini indifesi, o farsi ammazzare senza nessuna ragione, come stupide bestie da macello.

 

Questa loro indole è peraltro assai rimarchevole. Il Sacro Corano, a questo medesimo proposito, recita: “Non avete visto quelli che si sono presi per capi coloro con cui Iddio è adirato?…Satana si è impadronito di loro, tanto da fare loro dimenticare il ricordo d’Iddio. Non sono forse essi il partito di Satana, i perdenti?” (LVIII. 14…19). Essendo palese la loro alleanza con quei medesimi capi della miscredenza, che Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, ci ha imposto di combattere, e che non rispettano nessun patto, Sacro Corano, IX, 12.

 

L’Imam Ķomeynī, che Iddio n’esalti il rango, nel suo Ādabe Şalāt, rammenta come Lucifero s’impadronisca a tal punto di taluni, da diventare la loro natura ed i loro atti, “l’occhio con cui vedono, l’orecchio con cui sentono, la lingua con cui favellano…”,con un’inversione speculare di quanto avviene secondo il noto hadith, per cui per chi s’estingue in Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, Egli agisce per suo conto; perché, come recita il Sacro Corano, qui sopra citato, “Satana si è impadronito di loro”.

 

Ed in effetti, la loro estinzione infera è l’unica cosa che possa rendere conto dell’agire perverso ed insensato di costoro, che invece di combattere i nemici d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, del Suo Inviato, della sua Famiglia, e di tutta l’umanità, “le Guide della miscredenza”, sono pronti invece a farsi esplodere in un luogo colmo di credenti in adorazione, che menzionano il nome del loro Signore, tanto da procacciarsi un posto sicuro nel più profondo dell’inferno, invece di procurarsi una casa nel Giardino Superno, come sono invece disposti a credere nella loro ignoranza colpevole e sesquipedale.

 

Il loro agire è in effetti, almeno apparentemente, senza senso: pronti a decapitare prigionieri innocenti, a bruciarli vivi senza nessuna ragione, a fare strage di donne e bambini, come peraltro fanno le loro Guide e sodali americani, sionisti, Nato, e sauditi, a fare schiave giovani libere, costringendole a prostituirsi alle loro voglie schifose, a distruggere le sepolture degli Approssimati, e chi più ne ha, più ne metta, in questa disgustosa galleria degli orrori.

 

Quello di cui vorremo fare quivi una breve disamina, è l’origine di questi movimenti, o piuttosto gruppuscoli, come avevamo già chiarito sopra: le loro cause, i loro appoggi ineludibili, i loro intenti, ammesso che ne abbiano, o piuttosto, gli intenti di coloro che ne dispongono a piacimento. Non è un fatto nuovo, nell’Islam, la nascita e l’imporsi di tendenze deviate, che hanno dato origine ad autentiche perversioni, che hanno pesato a lungo sulla Comunità dei Credenti.

 

Esemplare tra tutti, all’inizio delle sue vicende, quello dei “Ķhāwarij”, alla lettera, in arabo, “quelli che escono, che se ne vanno fuori”, che si ribellarono ad Alì, la pace e la benedizione d’Iddio Altissimo su di lui, giungendo a definirlo, assieme ai suoi compagni “miscredente”, nel loro rigorismo e semplicismo affatto insensati, incapaci di cogliere la Sua Volontà, con la conseguenza del Vaticinio e della successione ed eredità vicarie.

 

Ma già poco prima di loro, chi gli contendeva, senza averne nessun diritto, la successione del Nunzio divino, checché ne dicano certi interpreti insensati e tendenziosi, li aveva definiti ”rafiditi”, in arabo “rāfiďī”, vale a dire, rinnegati, “apostati”, tanto da ingiungerne, dopo l’esclusione della Famiglia benedetta del Nunzio divino dal soglio della Guida della Comunità dei Credenti, la maledizione dal pulpito nel corso del sermone della preghiera comune.

 

Sono costoro i primi “takfirī”. Rimarchevole è, in questo loro atteggiamento, la pretesa assurda di esaminare, giudicare, e condannare chi è superiore in sapienza e sottomissione a Iddio, sia magnificato ed esaltato, oltre che l’ignoranza del Libro Sacro e delle narrazioni, tra le quali anzi, nel secondo caso specialmente, ci si adoperò per introdurre tutte quelle immaginarie e spurie, foriere di tutte quante le possibili deviazioni successive

 

Vale la pena ricordare, a questo medesimo proposito, com’è che proprio nel Sacro Corano, la Sura dei “Simulatori”, ovvero degli ”Ipocriti”, in arabo “Munāfiqīn”, pressoché per intero si attagli perfettamente a tutti costoro, sia a quelli di prima, sia a quelli di dopo: le loro menzogne, i loro inganni, la loro superbia, la loro ignoranza, la loro condanna da parte d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato: “Essi sono il nemico! Diffidane! Iddio li stermini!”, LXVII, 4.

 

Dopo questa premessa, ci venga ora perdonato e consentito un salto di alcuni secoli, sino a giungere all’800 dell’era volgare, autentico brodo di coltura di svariati abomini, sia in Occidente, sia in Oriente. È in questo tempo che nel mondo sunnita viene a porsi nuovamente la questione pressante della riapertura delle porte della deduzione giuridica, in arabo “ijtihād”, ivi rimasta ferma sin dal tempo della sua messa a punto da parte delle quattro scuole giuridiche riconosciute.

 

La questione portò a vari contraccolpi, uno dei quali fu il rifiuto puro e semplice della deduzione stessa, con la pretesa di riportarsi indietro alle direttive di quelli che, appunto nella prospettiva sunnita, sono i quattro “Califfi ben Guidati”. A dire il vero, altre pulsioni si agitavano nel mondo musulmano, e questo non solo in quello sunnita, ma anche in quello sciita, ad opera dei servizi segreti delle potenze colonizzatrici, in primo luogo Inghilterra e Russia.

 

Nel mondo sunnita, la predicazione riduttiva di Abdu-l-Wahab, sostenuta dai capi dei predoni beduini del centro della penisola arabica, quegli stessi che il Sacro Corano recita essere, IX, 97, “più pertinaci nella miscredenza e nella simulazione”, nel suo materialismo semplificatore rifacentesi agli hanbaliti e ad Ibn Taymiyah, diede luogo all’occupazione ed al saccheggio della Mecca, di Medina, di Karbala, donde vennero respinti dall’intervento ottomano e persiano.

 

Per poi essere riesumati dal potere coloniale inglese, in tutta la sua violenza, e perfidia, dopo la Prima Guerra Mondiale, per opporsi ai conati di rivolta degli Hashemiti, traditi dagli Alleati nei loro propositi di riunificazione araba, dopo essere stati usati contro l’Impero ottomano, tanto da giungere a rioccupare le due città sante d’Arabia, dove si diedero ad ogni sorta d’eccesso, tra cui la distruzione delle sepolture delle Guide della Famiglia del Nunzio divino.

 

I seguaci del salafismo, dalla radice araba “salafa”, “precedere”, per il diniego suddetto, riguardano come “innovazione”, in arabo “bidºaħ”, la deduzione giuridica, rifiutandosi di prendere atto che così, in mancanza di un giudizio sugli eventi, si troveranno di fronte ad un mondo che, in assenza di discernimento, chiudendo gli occhi, finiranno con l’accettare in toto, come uno struzzo che nasconda la testa nella sabbia, dando luogo ad esiti prettamente modernisti.

 

Fatte salve tutte le loro fisime da ignoranti, che li portano, in pieno contrasto con l’esempio del Nunzio divino, a scagliarsi contro ogni segno di culto, da loro indebitamente ed insipientemente scambiato per associazione in divinis. Vale la pena peraltro osservare, che il salafismo è suddiviso presentemente in due branche, l’una per così dire “moderata”, l’altra estrema, i “Takfīrī” in senso stretto, che giungono sino a tacciare i primi di miscredenza.

 

Questo secondo gruppo, dopo la sua apparizione frammentaria tra i Talibani afgani, di ispirazione Deobandi e che seguono quindi la scuola giuridica Hanafita, con i quali appunto non coincidono, è come esplosa nel momento in cui l’Occidente, empio e prevaricatore, in concomitanza con gli eventi del “risveglio islamico”, detto impropriamente ad ovest “primavera araba”, ha acceso la miccia della guerra intestina. Fatto sta, che è da allora che i gruppi “takfīrī” dei seguaci del salafismo estremista, hanno fatto il loro ingresso negli eventi contemporanei.

 

Quello che ci preme qui soprattutto di dimostrare, è la loro completa estraneità all’universo musulmano. Non vorremmo ridurci, a questo proposito, al loro medesimo livello d’ignoranza e di arbitrio, vale a dire di “takfīr”, che in lingua araba significa alla lettera “fare”, o meglio “proclamare miscredente”. Lungi da noi la pretesa di giudicare dell’intimo di un credente, del suo rapporto con Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato.

 

Nel senso che Egli soltanto, Immenso è il Suo Essere, conosce i cuori degli uomini, potendo giudicarne della sincerità e completezza. Per noi è e deve essere musulmano chiunque attesti che “Non v’è dio tranne Iddio”, e che “Muhammad è l’Inviato d’Iddio”. Solo che, a questo medesimo proposito, varrà la pena osservare, com’è che l’infinito arabo della II forma transitiva “kaffara”, ha un significato, oltre che attivo, passivo e medio, nel senso di “farsi miscredente”.

Fonte: http://islamshia.org/diavoli-mostri-e-bestie/