L’importanza del conoscere se stessi (M.A.Shomali)- 1a parte
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Quando si analizza un argomento come questo, è forse meglio iniziare con la sua definizione e una valutazione della sua importanza.
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Dic 03, 2019 04:55 Europe/Rome
  • L’importanza del conoscere se stessi (M.A.Shomali)- 1a parte

Quando si analizza un argomento come questo, è forse meglio iniziare con la sua definizione e una valutazione della sua importanza.

Iniziamo quindi col definire alcuni termini. In arabo la conoscenza di se stessi è definita ma’arifat an-nafs. Cos’è ma’rifat an-nafs? È la conoscenza di noi stessi, ma quale tipo di conoscenza? Ovviamente non ha a che fare con la conoscenza del proprio nome, o del nome di nostro padre, o del luogo e la data della nostra nascita. La conoscenza di sé stessi riguarda un altro aspetto del nostro essere. Non è relazionata ai nostri sensi fisici, bensì con la dimensione spirituale delle nostre vite.

 

Quando parliamo delle differenti dimensioni dello spirito e del nostro essere, non dobbiamo dimenticare che l’essere umano è fondamentalmente differente dalle altre creature. Sebbene siamo soggetti al mondo animale in molte maniere, qui desideriamo concentrare l’attenzione in ciò che ci differenzia dagli animali e non si trova in essi.

Per comprendere meglio perché questo tema è così importante, sarà di aiuto citare alcuni versetti del Glorioso Corano e ahadith al riguardo.

 

Ci sono molti versetti nel Glorioso Corano che forniscono dettagli sull’importanza della ma’rifat an-nafs. Uno di questi versetti si trova nella sura al-Hashr, dove Dio Onnipotente dice:

« وَلَا تَكُونُوا كَالَّذِينَ نَسُوا اللَّهَ فَأَنسَاهُمْ أَنفُسَهُمْ أُوْلَئِكَ هُمُ الْفَاسِقُونَ »
 “Non siate come coloro che dimenticano Dio e cui Dio fece dimenticare se stessi. Questi sono i malvagi” (59:19)

Qui Dio sta dicendo che dimenticandoci di Lui a sua volta ci dimentichiamo di noi stessi, il che alla fine ci conduce a trasgredire i precetti divini.

 

C’è una tradizione o hadith che suggerisce qualcosa di simile a questo versetto, ma considera la questione da un’altra angolazione. Questa tradizione è molto famosa, ed è difficile trovare un libro sull’etica (Akhlaq) che non l’abbia citata:

« مَن عَرَفَ نَفسَهُ فَقَد عَرَفَ رَبَّهُ »

Chi conosce se stesso, conosce il proprio Signore” (1)

Questa tradizione denota che la conoscenza di se stessi suppone anche la conoscenza di Dio. Avere conoscenza di sé stessi porta ad avere conoscenza del Signore. E, nella stessa maniera, chi non è cosciente di Dio, non è cosciente di sé stesso. Se qualcuno decide di conoscere il suo Signore, allora la migliore maniera di realizzare questo compito è conoscere sé stessi.

 

Un altro versetto che tratta sull’argomento si trova nella Sura al-Ma’idah, dove Iddio dice:

« يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُواْ عَلَيْكُمْ أَنفُسَكُمْ لاَ يَضُرُّكُم مَّن ضَلَّ إِذَا اهْتَدَيْتُمْ »

“O voi che credete, preoccupatevi di voi stessi ! Se siete ben diretti, non potrà nulla contro di voi colui che si è allontanato” (5: 105)

In questo versetto Iddio ci sta dicendo di avere cura di noi stessi, di porre attenzione a noi stessi, di essere attenti al benessere del nostro spirito, coscienti delle malattie delle nostre anime e sul come curarle. Inoltre ci dice che dobbiamo prestare attenzione ai doveri che ci sono imposti in quanto musulmani. Poi conclude dicendo:

« لاَ يَضُرُّكُم مَّن ضَلَّ إِذَا اهْتَدَيْتُمْ »

Se siete ben diretti, non potrà nulla contro di voi colui che si è allontanato.”

Ci dice quindi che se ci incamminiamo, e siamo fedeli e risoluti credenti, coloro che sono deviati non ci danneggeranno. Da questo si comprende che il nostro primo dovere è aver cura spiritualmente di noi stessi.

 

A volte può sorgere una domanda rispetto alla relazione tra il credente e la società. Forse il versetto precedente sostiene che dobbiamo concentrarci su noi stessi e non prestare attenzione alla società? Per rispondere a questa domanda vediamo ciò che Allamah Tabataba’i dice su questo argomento nella sua celebre opera esegetica, Al-Mizan.

 

Questo grande sapiente ed esegeta del Glorioso Corano spiega che qui il significato è che dobbiamo avere cura di noi stessi e familiarità con i nostri doveri sociali e privati, così da poter essere socialmente responsabili. Per esempio nell’Islam ci è stato raccomandato di consigliare alla gente di compiere atti buoni ed astenersi da quelli malvagi. Colui che non adempie a questo dovere non è considerato un musulmano devoto, e la ragione è che egli non sta aiutando la società a migliorare.

 

Pertanto, nell’Islam, aver cura di sè spiritualmente è intimamente connesso con la preoccupazione per il benessere della società. E’ importante ricordare quindi che la società può influenzare in grande misura una persona, indebolendo o rafforzando la sua fede.

 

Un’altra domanda che può sorgere è: “Siamo responsabili del guidare anche i non-musulmani?” La risposta è un inequivocabile si, sebbene la cosa più importante prima di fare questo sia condurre se stessi in una maniera così pia e corretta che gli altri siano capaci di osservare gli immensi benefici pratici dell’essere un musulmano credente. Nell’invitare i non-musulmani all’Islam stiamo continuando il compito richiesto al Nobile Profeta (S) durante la sua vita. È inoltre un dovere richiesto dal nostro amore per il prossimo. Se abbiamo incontrato il Cammino e la Luce, dovremmo invitare anche gli altri ad immergersi nella Luce e nelle sue benedizioni.

Dopo aver adempiuto ai nostri doveri personali e sociali, coloro che tuttavia sono miscredenti e coloro che insistono nello sviamento, non ci danneggeranno. Forse essi ti colpiranno, e potranno anche ucciderti, ma non potranno privarti della tua fede. Al contrario, queste pressioni la fortificheranno.

Tornando al nostro tema principale, il terzo versetto sull’importanza della conoscenza di se stessi si trova nella Sura Ha Min Sajdah:

« سَنُرِيهِمْ آيَاتِنَا فِي الْآفَاقِ وَفِي أَنفُسِهِمْ حَتَّى يَتَبَيَّنَ لَهُمْ أَنَّهُ الْحَقُّ »

“Mostreremo loro i Nostri segni nell’universo e nelle loro stesse persone, finché non sia loro chiaro che questa è la Verità”. (41:53)

Dio dice che “presto gli mostreremo i Nostri segni”, ma cosa sono questi segni e dove si trovano? Egli ci dice che questi segni si trovano in due luoghi: فِي الْآفَاقِ وَفِي أَنفُسِهِم, vale a dire “nel mondo esteriore e nelle loro stesse anime”. Questo versetto ci dice che, considerando questi segni che sono dentro noi stessi e nell’universo, diventerà completamente evidente che Dio esiste veramente (2). Secondo alcune interpretazioni questo fatto non solo è vero, ma sarà la verità stessa. È importante comprendere la distinzione tra queste due espressioni; si tratta di come quando diciamo che l’Imam ‘Ali (A) non solo è giusto, ma è la giustizia, volendo dire che la giustizia era incarnata dall’Imam ‘Ali (A).

Fonte: http://islamshia.org/limportanza-del-conoscere-se-stessi-m-a-shomali/