L’intimità divina (wala’)- 1a parte
يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لَا تَتَّخِذُوا الْكَافِرِينَ أَوْلِيَاءَ مِنْ دُونِ الْمُؤْمِنِينَ ۚ أَتُرِيدُونَ أَنْ تَجْعَلُوا لِلَّهِ عَلَيْكُمْ سُلْطَانًا مُبِينًا “O voi che credete! Non prendetevi per awliya i miscredenti, invece che i credenti. Vorreste dare ad Allah un valido argomento con voi stessi? (Sacro Corano, IV: 144)
وَالْمُؤْمِنُونَ وَالْمُؤْمِنَاتُ بَعْضُهُمْ أَوْلِيَاءُ بَعْضٍ ۚ يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَيُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَيُطِيعُونَ اللَّهَ وَرَسُولَهُ ۚ أُولَٰئِكَ سَيَرْحَمُهُمُ اللَّهُ ۗ إِنَّ اللَّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ
“I credenti e le credenti sono awliya gli uni degli altri. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, eseguono l’orazione pagano la decima e obbediscono a Dio e al Suo Messaggero. Ecco coloro che godranno della misericordia di Dio. Dio è eccelso, saggio.” (Sacro Corano, IX: 71)
إِنَّمَا وَلِيُّكُمُ اللَّهُ وَرَسُولُهُ وَالَّذِينَ آمَنُوا الَّذِينَ يُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَهُمْ رَاكِعُونَ
“In verità i vostri Waly sono Dio e il Suo Messaggero e i credenti che assolvono all’orazione e pagano la decima, prosternandosi con umiltà.” (Sacro Corano, V: 55)
La radice della parola
Le parole Wala, Walayat, Wilayat, Waly, Mawla e simili derivano dalla stessa radice Waly. Le varie forme di questa radice con i suoi derivati sono quelle che più di sovente ricorrono nel Santo Corano. Si dice che esse siano state usate centoventiquattro volte come sostantivo e centododici volte come forma verbale.
Il significato originale di questa parola-radice come viene indicata da Raghib nel suo lessico Mufradatah al-Qur’an, è quello di prossimità, una cosa che si trova accanto ad un’altra senza che fra loro vi sia alcuna distanza. Se due cose sono cioè collocate l’una accanto all’altra in modo tale che non vi sia un’altra cosa tra loro, viene utilizzata la radice-parola Waly.
Per esempio se alcune persone sono sedute fianco a fianco e vogliamo descrivere la maniera e l’ordine in cui sono disposte, se poniamo il caso che Zayd sia il primo dell’assemblea e Amr gli sia seduto accanto senza che vi sia alcuna distanza tra loro, e similmente Bakr siede vicino ad Amr senza che anche fra essi vi sia qualche distanza, per spiegare questa loro vicinanza in arabo si utilizza uno dei derivati del termine Waly.
E’ per tale motivo che questa parola-radice viene naturalmente utilizzata anche nel senso di prossimità e vicinanza, sia fisica che spirituale. E per questa stessa ragione i derivati da questa radice vengono usati nel senso di amicizia, amore, protezione, tutela, controllo etc., in quanto tutti questi concetti comportano in qualche misura un tipo di contatto e di vicinanza.
Un certo numero di significati sono stati dati a questa parola-radice e ai suoi derivati. Per esempio, sono state riscontrate ventisette diverse accezioni della parola Mawla. È ovvio che all’origine il termine non corrispondesse a ciascuna di esse e che avesse un significato principale. Altri etimi poterono così ricavarsi dalle indicazioni fornite dal contesto.
Questo termine è stato usato nel caso di questioni materiali e corporee così come nel caso di questioni spirituali e astratte, ma sicuramente in origine venne utilizzato in connessione a questioni materiali ed è stato poi utilizzato anche per questioni spirituali attraverso il legame con la percezione contemplativa o l’astrazione del significato del percettibile mediante le sue caratteristiche materiali e tangibili.
Questo perché, che fosse dal punto di vista di una persona durante la sua vita o dal punto di vista di una società umana durante la sua storia, l’attenzione dell’uomo è sempre stata diretta verso le cose percettibili prima che egli riflettesse razionalmente. Dopo i significati e concetti percettibili tangibilmente l’uomo si è gradualmente orientato verso i significati e concetti spirituali. E naturalmente egli ha usato e utilizzato le stesse parole che egli utilizzava inizialmente in riferimento alle questioni materiali.
E’ come il caso degli scienziati che non coniano una nuova terminologia per le loro scienze e non utilizzano l’uso dei termini secondo il loro uso nel linguaggio comune, ma danno loro significati particolari che differiscono da quelli che comportano nella terminologia corrente.
A proposito dell’uso delle parole Wilayat e Walayat, Raghib dice che la prima significa “aiuto” e che l’ultima denota la condizione di “essere in carica”. Si può dire che in realtà entrambe le parole hanno lo stesso senso, vale a dire “essere incaricati”.
Per quanto riguarda le parole waly e mawla, Raghib afferma che entrambe hanno identico significato. L’unica cosa è che esse vengono usate a volte in senso oggettivo e a volte in senso soggettivo. Poi egli menziona le occasioni in cui queste parole vengono utilizzate.
I due tipi di wala
Il Sacro Corano ha parlato molto di Wala, muwalat e tawalla. Questo Libro Celeste ha trattato diversi argomenti a riguardo. Un approfondito studio del Sacro Corano ci indica che dal punto di vista islamico vi sono due tipi di wala: quella negativa e quella positiva. Ai musulmani è stata richiesta l’osservanza della wala positiva e l’astensione da quella negativa.
La wala positiva dal punto di vista islamico possiede due forme: una generale ed una speciale. In più, la forma speciale di wala si suddivide ulteriormente in diverse categorie: la wala dell’amore, la wala dell’Imamato, la wala del comando e la wala ontologica. Esamineremo brevemente ognuna di esse.
Wala negativa
Il Sacro Corano ha severamente diffidato i musulmani dall’accettare l’amicizia o la tutela dei non-musulmani. Ciò non significa che l’Islam sia contrario all’intrattenimento di buone relazioni con gli altri esseri umani o che esorti i musulmani ad assumere sempre un atteggiamento ostile nei confronti dei non-musulmani e che li scoraggi da un qualsiasi comportamento benevolo nei loro riguardi. Il Sacro Corano afferma espressamente:
لَا يَنْهَاكُمُ اللَّهُ عَنِ الَّذِينَ لَمْ يُقَاتِلُوكُمْ فِي الدِّينِ وَلَمْ يُخْرِجُوكُمْ مِنْ دِيَارِكُمْ أَنْ تَبَرُّوهُمْ وَتُقْسِطُوا إِلَيْهِمْ ۚ إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ الْمُقْسِطِينَ
«Iddio non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Dio ama coloro che si comportano con equità..» (Sura al-Mumtahana, LX: 8).
L’Islam non ritiene che l’essere affettuosi e benevoli debba essere riservato solo ai musulmani o che il musulmano non debba avere un atteggiamento filantropico verso gli altri. Come potrebbe una religione che, per voce del Corano, ha descritto il suo Profeta come “benedizione per tutti mondi” affermare ciò?
In realtà, l’idea è che i musulmani non debbano mai essere dimentichi dei disegni del nemico, nonostante le sue dichiarazioni di amicizia, perché essi tra loro hanno uno sguardo ostile verso i musulmani. Essi dovrebbero vigilare sempre senza prendere le pretese affermazioni del nemico per quel che esse apparentemente sembrano.
Un musulmano deve considerarsi come membro della Comunità Islamica, parte di un insieme. Essere parte di un insieme e membro di un particolare corpo impone inevitabilmente determinate condizioni e limiti. Un non-musulmano è membro di un altro corpo. Le relazioni dei musulmani con i non-musulmani, quali membri di un altro corpo, debbono esser tali che come minimo non le rendano incompatibili con la loro appartenenza al corpo islamico. Queste relazioni non debbono ciò in nessun modo indebolire l’indipendenza ed integrità del corpo islamico. Quindi le relazioni di un musulmano con i non-musulmani non possono essere simili a quelle che egli intrattiene con i musulmani.
I musulmani dovrebbero avere tra loro relazioni tanto strette e cordiali quanto ci si attende normalmente dai membri dello stesso corpo e tra le parti di un insieme. Secondo l’Islam l’aspetto negativo di questa amicizia fa sì che un musulmano nei suoi rapporti con un non musulmano dovrebbe sempre aver presente il fatto che egli si confronta con un membro di un corpo alieno; e che le relazioni con un non-musulmano non dovrebbero essere le stesse di quelle che si hanno con un altro musulmano, nel senso che questi non dovrebbe divenire in pratica membro di un aggregato sociale non-islamico o assumerne la forma. Egli non dovrebbe in nessun momento ignorare di essere parte del corpo islamico.
Il musulmano può essere gentile e amichevole nei confronti di un non-musulmano ma senza considerarlo, nel contempo, un membro del corpo a cui egli stesso appartiene. Questi due atteggiamenti non sono antitetici. In tal modo non vi è contraddizione tra la wala negativa ed i principi di altruismo e filantropia. L’altruismo fa sì che un uomo si preoccupi del destino, del benessere e della felicità di tutta l’umanità. Parimenti un musulmano è naturalmente preoccupato della salvezza di tutti gli esseri umani ed è interessato al fatto che essi diventino musulmani. Ma se ciò non accade, coloro che hanno trovato questo tawfiq (benedizione) non possono venire sacrificati per il benessere di coloro che non lo hanno trovato, e non si deve permettere che crollino i confini [nei rapporti con gli altri, ndt].
Immaginate che un certo numero di persone sia afflitto da una determinata malattia. Lo spirito di altruismo ci richiede di fare tutto ciò che è possibile per far sì che queste vengono curate e che vengano trattate con ogni possibile cautela, con tenerezza e simpatia finché non sopravvenga la guarigione. D’altra parte ciò non significa che coloro che stanno soffrendo a causa di una malattia contagiosa non debbano essere separati da coloro che non lo sono. Questo è il motivo per cui l’Islam permette ad un musulmano di mostrarsi benevolo nei confronti di un non-musulmano, ma gli vieta di accettare la sua wala.
L’Islam è una religione di amore nei confronti del genere umano. Esso ama persino un politeista, non a cagione del suo politeismo ma in quanto egli è sempre una creazione di Dio. Allo stesso tempo si sente dispiaciuto del fatto che questi si trovi nell’errore e nella perdizione. Qualora non lo amasse, l’Islam sarebbe stato indifferente a quella sua cattiva sorte.
Fonte: http://islamshia.org/lintimita-divina-wala/