Muhammad (SAW) nel vangelo di giovani - 1a p.
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Parákletos, periklytós, Muhammad Nei discorsi di commiato che nel Vangelo secondo Giovanni (1) Gesù rivolge ai discepoli alla vigilia della Passione ricorre più volte l’annuncio di un parákletos venturo.
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Dic 16, 2019 04:16 Europe/Rome
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Parákletos, periklytós, Muhammad Nei discorsi di commiato che nel Vangelo secondo Giovanni (1) Gesù rivolge ai discepoli alla vigilia della Passione ricorre più volte l’annuncio di un parákletos venturo.

Il vocabolo greco parákletos, che nel Nuovo Testamento compare unicamente nel Vangelo di Giovanni, è stato adattato in latino nella forma paraclitus (2), mentre le traduzioni italiane lo rendono col termine “Consolatore” (3).

Negli autori greci dei periodi classico ed ellenistico, l’aggettivo verbale parákletos (da parakaléo) significa “chiamato”, “convocato” (4). Sostantivato, parákletos acquista valore attivo e viene usato nel lessico giuridico col significato di “difensore”, “avvocato” (5). Negli autori cristiani, parákletos acquista il senso di “intercessore”, “confortatore”, “consolatore” ed è sempre riferito allo Spirito Santo.

Qui è importante notare l’esistenza di un altro aggettivo verbale, periklytós, che presenta una certa omofonia con parákletos.

Periklytós significa “celebrato”, “glorificato”, “lodato” e si trova attestato già in Omero (6) ed in Esiodo (7). Significato analogo ha perikleitós (8), del quale esiste una variante con l’accento ritratto, usata come antroponimo maschile: Períkleitos (9).

Da parte di autori musulmani è stato osservato che, sotto il profilo semantico, periklytós equivale al nome arabo Muhammad, traducibile come “Lodatissimo”. Alcuni hanno arabizzato periklytós in Fâraqlît, “‘colui che distingue tra la verità e l’errore’, riferendosi alla radice faraqa, ‘separare’, ‘discernere’, dalla quale deriva El-Furqân, un nome del Corano” (10).

A tale proposito si può citare la seguente tradizione, risalente ad Anas e riportata da An-Nabahânî. Domandarono a ‘Abd al-Muttalib, nonno del Profeta, “che nome avesse dato al bambino che era appena nato, e lui disse: ‘Muhammad!’ Qualcuno allora obiettò: ‘Come mai gli hai dato un nome che non è mai stato dato a nessuno dei suoi antenati, o della sua gente?’ Lui rispose: ‘Spero che lo lodino tutte le genti della terra!’” Infatti un sogno aveva dato modo a ‘Abd al-Muttalib di dedurre che un suo discendente sarebbe stato lodato dagli abitanti del cielo e della terra.

La stessa radice trilittera HMD, da cui trae origine Muhammad, è presente nel nome celeste del Profeta: Ahmad. Secondo An-Nabahânî, il significato di questo nome è che, tra tutti coloro che lodano il Signore, egli è colui che più di tutti Lo loda. “Egli non diviene ‘lodatissimo’ (Muhammad) sino a quando non è ‘colui che maggiormente loda’ (Ahmad): egli loda il suo Signore, e dunque Questi gli dà l’annuncio e lo onora. Per questo (…) il suo nome Ahmad precede il suo nome Muhammad” (11).

È appunto col nome Ahmad che nella Sura delle file serrate Gesù menziona il Sigillo dei Profeti e degli Inviati: “E [ricorda] quando Gesù figlio di Maria disse: ‘O Figli d’Israele, certo io sono l’inviato di Allah a voi, a confermare quanto prima di me [fu rivelato] nella Tawrâh e ad annunziare un inviato che verrà dopo di me, il cui nome è Ahmad’” (12).

A questo proposito An-Nabahânî cita anche un hadîth in cui Dio dice a Mosè: “Questa è la comunità di Ahmad”. E Mosè risponde: “Mio Dio, fa’ che io sia della comunità di Ahmad!” Dunque Muhammad – commenta An-Nabahânî – “è ricordato come Ahmad prima di essere ricordato come Muhammad: infatti, la sua lode per il suo Signore viene prima della lode degli uomini nei suoi confronti” (13).

 

Secondo l’esegesi islamica, l’annuncio dato da Gesù nella Sura delle file serrate riconferma la promessa fatta da Dio a Mosè: “Io susciterò loro un profeta, come te, di mezzo ai loro fratelli e metterò le mie parole sulla sua bocca ed egli annunzierà loro tutto quello che gli avrò comandato” (14).

La promessa fatta da Dio agli antichi profeti è rievocata anche dalla Sura della famiglia di ‘Imran: “Quando Allah ricevette il patto dei profeti, disse loro: ‘Ecco il Libro e la saggezza che vi ho dato; un inviato verrà un giorno a voi, a confermare ciò che sarà presso di voi [cioè la rivelazione precedente]; abbiate fede in lui ed aiutatelo’” (15).

Questi passi coranici, in particolare Cor., LXI, 6, hanno indotto i commentatori musulmani a leggere nei versetti giovannei l’annuncio della futura missione profetica di Muhammad. Nell’omofonia esistente fra parákletos e periklytós e nel significato di questo secondo vocabolo essi hanno trovato la conferma della loro esegesi.

 

La lettura islamica del Vangelo di Giovanni

Riportiamo qui di seguito i brani del Vangelo di Giovanni in cui viene dato l’annuncio del parákletos venturo.

XIV, 16-17. “E io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro parákletos, affinché sia con voi in perpetuo, lo spirito della verità, che il mondo non può accogliere, perché non lo vede né lo conosce; ma voi lo conoscete, perché rimane presso di voi e sarà con voi”.

XIV, 25-26. “Queste cose ho detto a voi, rimanendo presso di voi. Ma il parákletos, lo spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, quegli vi insegnerà tutto e vi rammenterà tutto ciò che io vi dissi”.

XV, 26. “Quando poi verrà il parákletos, che io vi manderò da parte del Padre, lo spirito della verità che procede dal Padre, quegli mi renderà testimonianza”.

XVI, 7-15. “Ma io vi dico la verità: a voi conviene che io me ne vada. Infatti, se non me ne andrò, il parákletos non verrà a voi; se invece partirò, lo manderò a voi. Ed egli, dopo esser venuto, accuserà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Di peccato, perché non credono in me; di giustizia, perché mi reco dal Padre e non più mi vedrete. Di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. Ancora molte cose ho da dirvi, ma non potete portarne il peso, adesso. Quando però verrà lui, lo spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità; infatti non parlerà da se stesso, ma dirà quanto egli ascolta e vi annunzierà l’avvenire. Egli mi glorificherà, poiché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutto quanto il Padre ha, è mio; per questo dissi che prenderà del mio e ve lo annunzierà”.

Annunciando il futuro avvento di “un altro parákletos”, Gesù dice indirettamente di essere anche lui un parákletos, il parákletos del tempo presente. Un “consolatore”? O non piuttosto, secondo il senso di periklytós, un “lodato”, un “glorificato”? A suggerire questa seconda lettura, d’altronde, è la successiva frase del versetto XVI, 14: “egli mi glorificherà” (ekeînos emè doxásei / ille me clarificabit).

Una lettura islamica di questi versetti riconosce nel parákletos il periklytós, il Lodatissimo, Muhammad. Di lui infatti Gesù dice che rimarrà con la comunità dei credenti “in perpetuo” (eis tòn aiôna / in aeternum), ossia fino al Giorno del Giudizio, suggellando la successione profetica e svolgendo una missione definitiva.

Spirito della verità” (tò pneûma tês aletheías / spiritus veritatis) è uno degli epiteti del Profeta Muhammad: Rûh al-haqq. Così pure “spirito santo” (tò pneûma tò hágion, spiritus sanctus) corrisponde ad un altro epiteto del Profeta: Rûh al-qudus.

Quegli vi insegnerà tutto (…) Ancora molte cose ho da dirvi, ma non potete portarne il peso, adesso. Quando però verrà lui, lo spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”. Per quanto ampio e profondo sia stato l’insegnamento impartito ai discepoli, tuttavia “restano ancora molte cose che Gesù non ha potuto dir loro per la loro insufficiente capacità di comprenderle” (16). Molte cose, inoltre, non rientravano nella missione particolare assegnata a Gesù, ma saranno impartite da Muhammad, destinato a svolgere un compito universale e definitivo.

Vi rammenterà tutto ciò che io vi dissi. (…) mi renderà testimonianza. (…) Egli mi glorificherà, poiché prenderà del mio e ve lo annunzierà”. Il Lodatissimo confermerà la sostanza della rivelazione portata da Gesù, renderà testimonianza a lui e a tutti gli altri profeti, in conformità con la prescrizione divina contenuta in questo versetto coranico: “Di’: ‘Noi crediamo in Allah e in ciò che è stato fatto scendere a noi e in ciò che è stato fatto scendere ad Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e alle tribù, e in ciò che è stato dato a Mosè, a Gesù ed ai profeti da parte del loro Signore; non facciamo alcuna discriminazione fra di loro e noi a Lui siamo sottomessi (muslimûn)’” (17).

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