Il Taqlid: seguire l’esperto- 1a parte
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Il significato di Taqlid “Taqlid” significa letteralmente “seguire qualcuno” o “imitare qualcuno”.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Dic 29, 2019 03:41 Europe/Rome
  • Il Taqlid: seguire l’esperto- 1a parte

Il significato di Taqlid “Taqlid” significa letteralmente “seguire qualcuno” o “imitare qualcuno”.

Nella terminologia islamica indica il “seguire un Mujtahid (1) nelle norme religiose”. Questa imitazione si basa su una decisione cosciente presa dal credente sciita, uomo o donna che sia. Prima di iniziare a seguire le opinioni di un Mujtahid in materia di Shari’ah, ci si deve accertare che egli sia un esperto in questo campo e possieda un nobile carattere.

Il Taqlid di un Mujtahid, come è già stato spiegato nel capitolo precedente, può esser applicabile solo quando non abbiamo accesso diretto all’Imam del nostro tempo. Se l’Imam ci è manifesto in forma diretta, non dobbiamo seguire nessun Mujtahid.

 

Il Taqlid è logico?

Seguire gli altri e riporvi fede acritica non è sempre una cosa irragionevole. Possiamo, infatti, distinguere quattro forme possibili d’imitazione:

una persona ignorante che ne segue una ignorante;

una persona sapiente che ne segue una meno sapiente;

una persona sapiente che ne segue una ignorante;

una persona sapiente che ne segue una più sapiente.

E’ chiaro che le prime tre forme d’imitazione sono irragionevoli e non sono utili a nessuno scopo. Il quarto tipo d’imitazione, invece, è non solo ragionevole, ma anche necessario, nonché questione di buon senso. Nella nostra vita quotidiana noi seguiamo ed imitiamo gli altri in molte cose, preferendo accettare buoni consigli da parte di persone esperte in materie su cui non abbiamo conoscenza.

 

Chi vuole costruire una casa, presenta un’idea generale di ciò che desidera al costruttore, sottomettendosi poi al giudizio di quest’ultimo su come realizzare la costruzione. Un paziente segue le istruzioni del suo medico e un imputato consulta un avvocato. Si possono fare molti altri esempi; nella maggior parte dei casi, l’avviso viene accolto volontariamente, ma a volte al cittadino può esser richiesto dalla legge di cercare il consiglio di un esperto ed agire in base alle sue indicazioni, prima – ad esempio – di assumere qualche medicina particolarmente pericolosa. L’esempio più evidente rimane, comunque, la controversia legale tra due fazioni: ad esse è richiesto, se non possono risolverla amichevolmente, di portare la loro controversia davanti ad un giudice e rimettersi alla sua decisione.

 

La pratica del Taqlid è un esempio dello stesso tipo. Alla persona che non è esperta in giurisprudenza islamica è richiesto giuridicamente di seguire le istruzioni di un esperto; ed in questo caso, il fatto di rimettersi al giudizio di un esperto (il Mujtahid), è un dovere che deve esser rispettato, in quanto parte essenziale della Legge Divina.

 

Come conseguenza del fatto di aver accettato l’Islam, diventa necessario aderire alla Shari’ah. E per fare questo ci sono due modi: o seguendo un Mujtahid (praticando il Taqlid); o acquisendo la conoscenza e la pietà in modo da diventare egli stesso un Mujtahid (praticando l’Ijtihad).

 

Prove dal Sacro Corano e dalla Sunnah

Questa pratica dell’imitazione di un Mujtahid nelle leggi della Shari’ah, essendo logica, è stata adottata dall’Islam.

 

Il Sacro Corano esorta fortemente i musulmani a spendere il loro tempo e la loro energia nello studio della religione. Questo dovere è talmente importante che Dio ha esentato alcune persone dal dovere del Jihad. Dio dice:+ “I credenti non vadano in missione {nel Jihad} tutti insieme. Perché mai un gruppo per ogni tribù non va ad istruirsi nella religione?…” (Sacro Corano, Sura at-Tawbah, 9:122).

Ancora più interessante è la ragione e lo scopo della loro conoscenza:+ “…per ammonire il loro popolo, quando essi saranno tornati da loro, affinché stiano in guardia” (Sacro Corano, Sura at-Tawbah, 9:122).

 

Questo Versetto divide la gente in due gruppi: coloro che sono istruiti in materia religiosa e coloro che non lo sono.

 

E’ dovere del sapiente “mettere in guardia” (nel senso di avvisare e guidare) la gente comune, ed è dovere della gente comune “stare in guardia” (apprendere i consigli dei sapienti e seguirli). Nelle questioni di Shari’ah, questo metodo di guida della gente comune viene chiamato tecnicamente “Ijtihad”, mentre il metodo di seguire la guida da parte della gente comune viene chiamato tecnicamente “Taqlid”.

 

Gli Imam dell’Ahl ul-Bayt (as) hanno adottato questo sistema sia nella teoria, che nella pratica:

 

In teoria:

In un famoso ĥadīth, ‘Umar Ibn Handhalah afferma: «Ho chiesto all’Imam as-Sadiq (as) se è lecito, quando vi è un litigio a proposito di un debito oppure di un’eredità fra due individui della nostra comunità, che essi ricorrano al giudizio delle autorità o dei giudici (non legittimi)? L’Imam (as) ha risposto: ”Se essi si rivolgessero a queste autorità e/o giudici, il loro atto equivarrebbe a richiedere l’arbitraggio di un Taghut (2), e qualsiasi cosa essi otterrebbero da questo arbitraggio diventerebbe illecita, anche se essa effettivamente apparterrebbe loro di diritto, in quanto Dio stesso ha ordinato:+ “Non hai visto coloro che dicono di credere in quello che abbiamo fatto scendere su di te e in quello che abbiamo fatto scendere prima di te, e poi ricorrono all’arbitrato del Taghut, mentre è stato loro ordinato di rinnegarli? Ebbene, Satana vuole precipitarli nella perdizione.” (Sacro Corano, Sura an-Nisa, 4:60).

 

Quindi ho domandato all’Imam (as): “Allora a chi si dovrebbero rivolgere?”. L’Imam (as) ha risposto: “Che essi cerchino qualcuno fra voi che abbia riportato i nostri Aĥādīth, che è ben versato su ciò che abbiamo dichiarato lecito e illecito, che conosce le nostre norme e regole, e accettatelo come giudice e arbitro, perché io lo designo come giudice su di voi. Se il decreto che egli basa sulle nostre norme è rigettato, allora questo rifiuto equivarrà all’ignorare l’ordine di Dio e a rifiutare noi, e rifiutare noi equivale a rifiutare Dio, e ciò equivale al politeismo.” (3)

 

In un altro ĥadīth, Abu Khadija riporta che l’Imam as-Sadiq (as) lo inviò ai suoi compagni con il seguente messaggio: “Se giunge una disputa o una divergenza tra voi riguardo ad una proprietà, non preoccupatevi del giudizio degli illegittimi {giudici}; piuttosto cercate una persona che sappia ciò che è lecito e ciò che non lo è per noi, poiché io lo nomino come giudice su di voi. E assicuratevi di non ottenere un giudizio da un legislatore ingiusto.” (4)

 

L’ultima di queste due Tradizioni testimonia che agli Sciiti non è permesso fare riferimento a dei giudici non autorizzati per la soluzione dei loro problemi; piuttosto viene indicato loro di cercare la guida di coloro che ben conoscono gli insegnamenti dell’Ahl ul-Bayt (as). In questi ĥadīth, il metodo di cercare l’opinione degli esperti di Shari’ah viene chiaramente espresso. (5)

 

In pratica:

Ci sono molti casi documentati di Sciiti che chiesero all’Imam del loro tempo di indicare qualcuno che potesse fare da giudice al fine di risolvere le loro questioni religiose. Tali questioni sorsero presso coloro che vivevano lontano da Medina, o che non avevano accesso ad incontrare il loro Imam a Medina stessa.

 

Ali Ibn al-Musayyab chiese all’Imam ‘Ali ar-Ridhà (as): “Io vivo lontano e non posso sempre venire da voi, come posso ricevere le istruzioni per la guida della mia religione?”. L’Imam (as) rispose: “Da Zakariyya Ibn Adam al-Qummi”.

Abdul ‘Aziz e Hasan Ibn ‘Ali Ibn Yaqtin chiesero all’Imam ‘Ali ar-Ridhà (as): “Non posso sempre farti visita per risolvere i nostri problemi in materia religiosa. Yunus Ibn ‘Abdul Rahman è una persona abbastanza degna di fiducia a cui possiamo far riferimento?”. L’Imam (as) rispose in maniera affermativa.

Abdullah Ibn Abi Ya’fur chiese all’Imam Ja’far as-Sadiq (as): “Io non ho la possibilità di incontrarvi ogni volta, né mi è possibile farvi sempre visita, ed a volte invio uno dei miei amici a farti delle domande, altrimenti non avrei risposte”. L’Imam (as) disse: “Cosa ti impedisce di cercare la guida di Muhammad Ibn Muslim ath-Thaqafi? Egli ha ascoltato molti Aĥādīth da mio padre ed era molto ben visto da lui”.

Shu’ayb al-‘Aqraqufi chiese all’Imam Ja’far as-Sadiq (as): “A volte abbiamo bisogno di porgere domande riguardo a certe questioni, a chi dobbiamo rivolgerci?”. L’Imam (as) rispose: “Rivolgetevi a {Abu Basir} al-Asadi”. (6)

Questi pochi esempi dimostrano chiaramente che la pratica di ricercare la guida dei sapienti in materia religiosa è stata autorizzata in concreto dagli Imam dell’Ahl ul-Bayt (as).

 

Concludiamo questo paragrafo con una dichiarazione dell’Imam Muhammad al-Mahdi (aj) in risposta ad una lettera mandatagli da Ishaq Ibn Ya’qub. L’Imam del nostro tempo (aj) dice: “Per quanto concerne i nuovi eventi, fate riferimento ai narratori dei nostri Aĥādīth, poiché essi sono la mia prova su di voi ed io sono la prova (al-Hujja) di Dio.” (7)

 

Fonte: http://islamshia.org/il-taqlid-seguire-lesperto-s-m-rizvi/