Il nascosto e l’apparente - 2a p.
III°: PURIFICAZIONE DELL’ANIMA: ETICA E GNOSI “Innama bu°ithtu li-utammima makarima ‘l-akhlaq” – “Invero sono stato inviato a completare i benefici dell’etica” (Hadith profetico) (GES, pag.111).
“Il sentiero del conseguimento della perfezione nell’adorazione non può prescindere dai doveri nei confronti dei propri simili. Il musulmano si impegna a conseguire le stazioni spirituali più elevate mediante le sue relazioni con gli altri esseri umani…Per questa ragione l’etica, scienza in grado di estendersi soltanto in seno alla collettività, ha un’importanza pari ai principi della fede (‘aqa’id) e di adorazione (‘ibadat). Secondo la prospettiva islamica i principi di fede e gli atti di adorazione mirano al perfezionamento dell’etica…Può pertanto affermarsi che la definizione [della gnosi, riferibile sia al Sufismo che all’irfan] come essenza dell’etica islamica è più di qualunque altra adeguata allo spirito dell’Islam e al contenuto della disciplina“(Wahid Akhtar, “Il sufismo alla confluenza dei due mari”, contenuto in appendice a GES, pag. 111).
“Invero prospererà colui che purificherà la propria anima”(Corano, 87: 14).
“…i detentori di questo insegnamento hanno sottolineato il ruolo della purezza (safa’), come carattere primario…” (id. cit. in GES, pag. 112)
“Per l’anima e Ciò che l’ha formata armoniosamente ispirandole empietà e devozione. Ha successo invero chi la purifica, è perduto chi la corrompe” (Corano, 89: 7-10).
“I versi citati…affermano che Dio ha dato forma all’anima umana dotandola della comprensione di ciò che le giova o che la nuoce. La purificazione del cuore e dell’anima non è fine a se stessa ma un mezzo per conseguire il compiacimento di Dio, sommo bene…Il sentiero del PERFEZIONAMENTO PASSA ATTRAVERSO LA VITA COMUNITARIA ed il suo obiettivo non è conseguibile nell’isolamento. La spiritualità islamica è radicata nella vita comunitaria che fornisce all’individuo occasioni di ottenere il compiacimento divino“. (id. cit. in GES, pag. 112)
“O anima ormai acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta: entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso”(Corano 89: 27-30).
“La stazione più elevata che l’uomo può conseguire nel compiacimento del Suo Signore si identifica col pieno adeguamento alla volontà di Dio” (id. cit. in GES, pag. 113).
“[Da quanto detto a proposito dei brani riportati in questa III° sezione] intendiamo dedurre che la vera etica islamica si identifica con la più elevata tenuta nei confronti di Allah e delle Sue creature…è pertanto corretto affermare che LA GNOSI ISLAMICA SI DIFFERENZIA E SI DISTINGUE DA OGNI ALTRA FORMA DI ESOTERISMO TESA AL CONSEGUIMENTO DEL COMPIACIMENTO DIVINO, DELL’UNIONE CON DIO O DELLA RINUNCIA AL MONDO. L’ISLAM PROIBISCE L’ASCETISMO E LA RINUNCIA ALLA VITA COMUNITARIA con le parole: “La rahbaniyyata fi’l-Islam“, “Non vi è monachesimo nell’Islam”. Ciò che [la] distingue…dalla dimensione esoterica delle altre religioni o forme tradizionali è IL SUO FONDAMENTALE ORIENTAMENTO COMUNITARIO. IL PROFETA (S) VIVEVA TRA GLI UOMINI ed instaurava con loro relazioni sociali e politiche. Secondo il punto di vista proprio a tutti i Musulmani egli è in senso eminente l’UOMO UNIVERSALE (al-insanu’l-kamil). Nessun [gnostico] può mai pretendere di conseguire lungo il sentiero una stazione più elevata della sua. Gli IMAM della GENTE DELLA CASA DEL PROFETA (a’immatuahi’l-bayt) hanno sempre operato al fine di istruire i Musulmani e di elevare il loro rango etico e sociale a quello di probi servitori di Allah. Essi sono tenuti in altissima considerazione da tutti i Sufi [e ancor di più, a maggior ragione, dagli gnostici sciiti]. (id., cit. in GES, pag. 114-115).
L’Imam ‘Ali a Kumayl, in Nahju’l-Balaghah: “Ciò che è arduo per quanti ricercano gli agi è per loro agevole. Essi hanno caro ciò che gli ignoranti guardano con disprezzo. Vivono in questo mondo con i loro corpi, ma i loro spiriti sono sospesi nella dimora più elevata.” (Sermone 147).
L’Imam ‘Ali, in Nahjul-Balaghah: “In verità questo mondo è una dimora di veridicità per coloro che in esso sono veritieri, una dimora di quiete per coloro che lo afferrano, una dimora di arricchimento (spirituale) per coloro che ne traggono profitto, una dimora di ricompensa per coloro che ne traggono giovamento, un luogo di prosternazione per gli amati di Allah, il ricettacolo della Rivelazione di Allah, il campo degli Intimi di Allah. In esso si guadagna la misericordia, ed in esso si merita il Paradiso. Chi può dunque parlarne negativamente?” (Sermone 131)
“Nessuna descrizione del rango dei Sufi [e degli gnostici] è più eccellente di quella fornita sulla base [dei due brani del Nahju’l–Balaghah sopra riportati]. Generalmente si suppone, sulla base del [primo] brano…che ‘Ali era un individuo disincantato da questo mondo e avverso ad esso. Al contrario, per quanto attiene a coloro che accusano il mondo, la sua replica [nel secondo brano] sembra preannunciare quella di LEIBNIZ, il filosofo…che afferma che il nostro è il migliore dei mondi possibili…Il brano sopra riportato [il secondo] riassume le funzioni [dello gnostico]…sebbene sembri differire da quanto è generalmente ritenuto essere la sua meta…” (id. in GES, pag. 116-117).
NOTA: Le opinioni qui riportate a illustrazione dei brani prescelti per la III° sezione sono del professor Wahid Akhtar, docente di storia della filosofia islamica presso l’Università di Aligarth (Pakistan), autore del saggio “Il sufismo alla confluenza dei due mari” (riportato in appendice alla traduzione pubblicata da Atanordi “Gnosi e Sufismo” del Martire Murtada Mutahhari, pag. 109-126). Nonostante la perentorietà di alcune sue affermazioni necessiterebbe di qualche chiarimento in sede storica, tuttavia le raccomandiamo vivamente ai nostri lettori perché mettono a fuoco con esemplare onestà e chiarezza un aspetto basilare della realizzazione spirituale nell’Islam, dissipando equivoci e fraintendimenti che possono generare prevenzioni nei riguardi del sentiero gnostico. Akhtar d’altronde non fa che sintetizzare una dottrina tradizionale nell’Islam: basti pensare a quanto afferma ‘Ibn Arabi a proposito della perfetta contemplazione di Dio nella donna da parte del Profeta (S), ritenuta superiore alla contemplazione puramente interiore (cfr. “La Saggezza dei Profeti”, Ed. Mediterranee 1987, pag. 138-145). L’insegnamento degli Imam della Shi’ah è tutto orientato in questa direzione. Quanto poi alla sottolineata affinità tra l’atteggiamento verso il mondo dell’Emiro dei Credenti e quello di Leibniz, ne lasciamo la responsabilità all’illustre studioso pakistano, non essendo questa la sede per discuterla; certo che il filosofo tedesco ne gioirebbe assai!
Fonte: http://islamshia.org/il-nascosto-e-lapparente/