Afghanistan, il fallimento politico militare degli Usa
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Kabul -Il ritiro disordinato quanto rocambolesco delle truppe USA da Kabul, ha prodotto commenti ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ago 21, 2021 02:06 Europe/Rome
  • Afghanistan, il fallimento politico militare degli Usa

Kabul -Il ritiro disordinato quanto rocambolesco delle truppe USA da Kabul, ha prodotto commenti ...

i sostanzialmente univoci circa l’ennesima disfatta statunitense.

E' proprio così? Certo, la disfatta è politica e militare, ma il quadro d’insieme é  più complesso e di articolata lettura. Gli USA, infatti, hanno tentato - non riuscendoci - di vincere, ma in qualche modo erano interessati alla presenza in Afghanistan ancor più di quanto lo fossero ad una vittoria militare.

Vediamo dunque i due aspetti separatamente. Dal punto di vista politico e militare non vi possono esser dubbi: trattasi di disfatta. Venti anni di occupazione non hanno raggiunto l’obiettivo dichiarato (la sconfitta dei Talebani e la restituzione del Paese alla comunità internazionale) e la sostanziale coincidenza tra l’uscita degli statunitensi e l’entrata dei guerriglieri islamici nella capitale racconta bene l’esito della missione.

Nell’era delle guerre di quarta e quinta generazione, l’aspetto simbolico, tanto per le icone del conflitti come per la narrazione degli stessi, hanno un peso enorme. Ebbene, sotto questo aspetto quella USA appare una debacle, perché si può certamente dire che le modalità di abbandono del paese asiatico siano state più simili ad una fuga che ad una uscita (peraltro le immagini della fuga contrastano con quelle storiche della ritirata sovietica, ordinata e marziale).

Che poi sia stata concordata con i Talebani nelle modalità e nei tempi senza condividerla con gli alleati sul terreno, è solo l’ennesima dimostrazione della considerazione di cui godono all’interno della stessa Nato i restanti 25 Paesi.

Un altro aspetto simbolico, ma carico di significati, lo si può cogliere nelle scene drammatiche di gente ammassata sugli aerei per fuggire e che addirittura, disperata, si aggrappa ai carrelli del velivolo cadendo inevitabilmente a terra da centinaia di metri di altezza. Riguarda il ruolo e il destino di coloro che si alleano con gli Stati Uniti nelle occupazioni militari. Sono collaborazionisti che, a volte per fede politica, molto più spesso per denaro, non esitano a svolgere ruoli importanti di logistica, spionaggio ed assistenza alle truppe occupanti.

Ebbene, quando gli USA decidono di abbandonare il terreno, costoro non hanno nessun posto di riguardo: vengono abbandonati come utensili inservibili e lasciati esposti alla vendetta dei nemici che non dimenticheranno da che parte stavano.

I simboli e la forza delle immagini non lasciano quindi spazio ad interpretazioni diverse da quelle già viste in passato. Le immagini degli elicotteri che si alzano dai tetti dell’ambasciata USA ricordano la Saigon del 1975 dopo gli accordi di Parigi. Il che rammenta a tutti, alleati e nemici, che gli USA dal 1945 ad oggi hanno dimostrato di non essere in grado di vincere nessuna guerra.

Ad eccezione dell’invasione dell’isoletta di Grenada e di Panama, dove la quantità di soldati soverchiante e l’aviazione sugli obiettivi civili riuscì ad avere la meglio (e non certo rapidamente), dal Viet-nam alla Corea, dall’Irak alla Siria, all’Afghanistan, gli USA sono usciti con la coda tra le gambe, avendo distrutto tutto ciò che potevano ma non riuscendo mai a vincere. Il messaggio è chiaro: non importa il pesantissimo divario tecnologico degli armamenti, la forza economica, finanziaria, politica e diplomatica che sono in grado di mettere in campo. I loro soldati, semplicemente, non vincono, a meno che non si tratti di un b-movie di Hollywood ...