Afghanistan e la storia segreta del disastro Usa
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KABUL (Pars Today Italian) - Washington Post ha pubblicato i documenti riservati , oltre duemila pagine di note, trascrizioni, registrazioni audio di circa 400 interviste governative, periodici rapporti Sigar (Special inspector general for Afghanistan reconstruction).
(last modified 2025-01-30T07:32:59+00:00 )
Set 02, 2021 02:48 Europe/Rome
  • Afghanistan e la storia segreta del disastro Usa

KABUL (Pars Today Italian) - Washington Post ha pubblicato i documenti riservati , oltre duemila pagine di note, trascrizioni, registrazioni audio di circa 400 interviste governative, periodici rapporti Sigar (Special inspector general for Afghanistan reconstruction).

I documenti sono stati resi pubblici dopo una battaglia legale durata tre anni, grazie al Freedom of Information Act, la legge che dal 1967 garantisce il diritto all’informazione e l’accesso a carte riservate governative.

Dagli Afghanistan Papers , emerge una ‘storia segreta’ della guerra in Afghanistan, fatta di dubbi, bugie e statistiche manipolate. Una sorta di contro-storia del conflitto, paragonabile ai Pentagon Papers che svelarono la storia segreta della guerra in Vietnam.

Gli Afghanistan papers dunque accusano i presidenti George W. Bush e Barack Obama di aver fallito nella strategia di soluzione, tanto che la guerra in Afghanistan fu condotta del tutto alla cieca. Diplomatici e comandanti militari intervistati hanno ammesso la loro difficoltà a rispondere a semplici domande: Chi è il nemico? Su chi possiamo contare come alleati? Come sapremo quando avremo vinto? Un buio totale, un clima di incertezza che sarebbe stato sistematicamente occultato e falsificato vantando invece ‘progressi’. “Che cosa stavamo facendo in quel Paese?”, si domandava un funzionario che ebbe funzione di collegamento con la Nato. “Quali sono i nostri obiettivi? Costruire una nazione? I diritti delle donne? Non è mai stato del tutto chiaro nella nostra mente quali fossero gli obiettivi e le scadenze stabiliti”.

E il generale statunitense Douglas Lute, rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO dal 2013 al 2017, dichiarò: “Ci mancano le conoscenze di base sull’Afghanistan, non sappiamo cosa stiamo facendo”… affermazione che ha il sapore di una ‘lapide finale’.

Il bilancio di questa guerra, la più lunga della storia americana, è che gli Stati Uniti, ormai in una vertiginosa caduta di credibilità, devono ammettere che non solo i Talebani sono vincenti, ma possono godere di riconoscimento internazionale. E rimangono per tutti , USA, Europa, Russia, India e stati confinanti con l’Afghanistan , questioni complesse da risolvere: l’Afghanistan può essere lasciato in pace? o lo vogliamo avviare ad una nuova guerra civile? Sarà opportuno trattare con i Talebani? Si riconoscerà un nuovo Emirato e a quali condizioni? Ci si può fidare del Pakistan? Quanto è pericoloso il terrorismo Daesh (Isis – Khorasan) innescato dalle manovre USA? E infine chi pagherà le conseguenze dell’esodo di migliaia di richiedenti asilo, illusi dalle promesse occidentali?

 

 

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