Conflitto Ucraina, cambiamenti in arrivo
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KIEV - Dopo quasi quattro mesi dall’inizio dell'operazione militare speciale russa in Ucraina, il vento della propaganda in Occidente sembra essere forse sul punto di cambiare.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Giu 14, 2022 00:43 Europe/Rome
  • Conflitto Ucraina, cambiamenti in arrivo

KIEV - Dopo quasi quattro mesi dall’inizio dell'operazione militare speciale russa in Ucraina, il vento della propaganda in Occidente sembra essere forse sul punto di cambiare.

Il disastro militare a cui stanno andando incontro le forze del regime di Kiev, assieme alle conseguenze economiche provocate dalle sanzioni e al crollo dell’interesse dell’opinione pubblica per un conflitto venduto assurdamente come una battaglia per la democrazia, rendono sempre meno sostenibile la situazione attuale. Non è perciò da escludere che a breve ci possano essere cambiamenti nell’atteggiamento di Stati Uniti ed Europa, fino a una possibile cessazione delle ostilità.

Questo almeno sembra essere il significato di editoriali e articoli apparsi di recente sulla stampa ufficiale, segnati da toni pessimistici di segno molto diverso da quelli delle prime settimane della guerra, nonché delle prime avvisaglie di una corsa a scaricare le responsabilità di quanto sta accadendo in Ucraina. A farne le pese potrebbe essere proprio il presidente ucraino Zelensky, il cui status di “eroe” e “statista”, celebrato in tutte le sedi immaginabili in Occidente, rischia di crollare miseramente in parallelo con l’esaurimento dell’utilità del suo paese ai fini del raggiungimento degli obiettivi strategici di Washington.

La realtà sul campo si sta in definitiva imponendo malgrado lo schermo alzato sulla verità da media e governi occidentali. Le decine di miliardi di dollari in armi gettate nel buco nero dell’Ucraina non hanno fatto nulla e probabilmente nulla faranno per cambiare le sorti del conflitto. Soprattutto nella regione del Donbass la situazione è sempre più difficile da nascondere. Kiev continua a subire perdite di uomini che le stesse autorità ucraine stimano tra i 100 e i 200 al giorno. L’artiglieria russa colpisce senza sosta le postazioni e i depositi di armi ucraini, distruggendo spesso le armi inviate dall’Europa prima ancora che raggiungano il fronte. Il dramma che stanno vivendo i soldati ucraini si è trasformato infine in aperta ribellione contro i propri comandi, con il moltiplicarsi di diserzioni e denunce sui sociali media, tanto da far pensare a un imminente tracollo delle linee difensive nelle auto-proclamate repubbliche di Dontesk e Lugansk.

Uno dei primi segnali del fatto che la musica sulla stampa occidentale stava iniziando a cambiare era arrivato da un editoriale pubblicato il 19 maggio dal New York Times. Dal titolo “La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta”, l’articolo era uscito all’indomani dell’approvazione da parte del Congresso USA del pacchetto di aiuti a Kiev da 40 miliardi di dollari. Se si considera il ruolo del Times sia nell’orientare il dibattito pubblico americano sia nell’esprimere il punto di vista di una parte molto potente dell’establishment di Washington, il commento andava letto come un avvertimento ai promotori dell’offensiva contro Mosca dentro l’apparato di governo americano.

Da allora si sono moltiplicati gli articoli di tono simile. Lo stesso giornale newyorchese settimana scorsa aveva proposto una singolare “rivelazione”, secondo la quale l’intelligence USA non disporrebbe di informazioni sufficientemente chiare sulla situazione delle forze armate ucraine e sugli obiettivi del regime di Zelensky. Il pezzo sollevava il problema di una strategia dominata dall’invio a tappeto e senza controlli di armi in Ucraina in un quadro così confuso e con prospettive cupe per Kiev. Sullo stesso piano si collocano anche le notizie dell’apparizione di armi occidentali in vendita su siti del “dark web” ucraino” e l’avvertimento dell’Interpol circa la possibilità che molti di questi ordigni finiscano nelle mani di organizzazioni criminali.

Ancora, dall'inglese Guardian a Newsweek si è aperta la discussione sulla carenza di munizioni e proiettili in dotazione dell’esercito ucraino, esposto al fuoco continuo di una potenza, come quella della Russia, che sta evidenziando una superiorità schiacciante. Con una dose di realismo quasi inedita fino a poche settimane fa, altri reporter di giornali “mainstream” ammettono che, per quanti sforzi possano fare l’Europa e gli Stati Uniti, la produzione e l’invio di materiale bellico non potranno mai arrivare a compensare le perdite subite quotidianamente da Kiev né tantomeno invertire gli equilibri della guerra.

Allo stesso scopo servono anche gli interventi di alti ufficiali e leader politici occidentali. In questi giorni è stata una dichiarazione dello stesso presidente americano Biden a scatenare una discussione sui rapporti tra Zelensky e la Casa Bianca. Parlando nel corso di una raccolta fondi per il Partito Democratico a Los Angeles, Biden ha raccontato di come il governo americano prima del 24 febbraio avesse più volte avvertito quello di Kiev dell’intenzione russa di invadere l’Ucraina, ma Zelensky “non ne voleva sentire parlare”. 

 

 

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