Crisi energetica in Europa, in arrivo un duro inverno
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BRUXELLES - Gli analisti prevedono un inverno difficile per i paesi europei perché non solo non hanno ancora riempito i serbatoi, ma non sono in grado di ...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Set 02, 2022 03:43 Europe/Rome
  • Crisi energetica in Europa, in arrivo un duro inverno

BRUXELLES - Gli analisti prevedono un inverno difficile per i paesi europei perché non solo non hanno ancora riempito i serbatoi, ma non sono in grado di ...

trovare alternative adeguate e affidabili per fornire petrolio e gas russo, quindi non hanno altra scelta che razionare e ridurre i consumi energetici. Un inarrestabile rialzo del prezzo del gas prospetta un inverno estremamente complicato per i popoli europei. La propaganda ufficiale invita ormai a confidare nella clemenza meteorologica per contenere i consumi, sperando in temperature non troppo rigide, magari favorite dall’abbandono forzato delle politiche di “transizione energetica”, vedi il ripristino di centrali a carbone, ovviamente sempre a causa del ricatto dell’inquilino del Cremlino.

Lo stop alle forniture di gas da parte di Gazprom alla francese Engie a partire da giovedì ha aggiunto un altro elemento al dramma energetico europeo, assieme alla nuova chiusura temporanea dei rubinetti del gasdotto Nord Stream 1, soggetto secondo Mosca a un altro intervento di manutenzione. Le decisioni della Russia sono state ancora una volta condannate duramente da governi e burocrati europei, per i quali Putin starebbe usando il gas “come un’arma di guerra”.

C’è da chiedersi quale atteggiamento dovrebbe tenere il Cremlino di fronte a un Occidente che sta conducendo un’offensiva a tutto campo contro un intero popolo, che invia armi per decine di miliardi di dollari al regime ucraino, che ha letteralmente rubato metà delle riserve in valuta estera della Russia depositate nelle banche occidentali e che applica provvedimenti razzisti e discriminatori contro i cittadini di questo paese.

Grazie alla classe dirigente europea, così, le prospettive per i prossimi mesi appaiono quelle tipiche di paesi in guerra, peraltro in maniera appropriata viste le responsabilità dell’Europa stessa nell’avere provocato e prolungato senza necessità quella in atto in Ucraina. Un’analisi pubblicata nei giorni scorsi dall’agenzia Bloomberg ha elencato brevemente i “rischi energetici” per l’Europa, consistenti in: prezzi insostenibili di gas ed energia elettrica, aumento dell’inflazione, tensioni politiche e sociali derivanti dall’impossibilità di riscaldare abitazioni e acquistare beni essenziali, competizione feroce per assicurarsi i cargo necessari a trasportare gas liquefatto (LNG), una delle poche alternative, decisamente più costosa, al gas russo.

La stabilità delle forniture e dei prezzi del gas non è dunque una chimera dissoltasi sotto i colpi del Cremlino, intenzionato a tenere l’Europa al guinzaglio di una spietata dipendenza energetica. La rinuncia a tutto ciò, col risultato di crisi economica, disoccupazione e inflazione galoppante, è piuttosto il frutto delle scelte deliberate di una classe dirigente che sta favorendo la propria distruzione per gli interessi strategici di Washington.

L’analista americano William Engdahl, tra gli altri, ha ricordato un’altra delle ragioni dell’impennata del prezzo del gas di questi mesi. I governi europei e i burocrati non eletti di Bruxelles continuano a puntare il dito contro Putin per “nascondere accuratamente la trasformazione che essi stessi hanno favorito delle modalità con cui il prezzo del gas naturale viene attualmente determinato”. Per quasi due decenni, spiega Engdahl, “la Commissione europea, con l’appoggio di mega banche come JP Morgan Chase o grandi fondi speculativi, ha creato le basi di quella che è oggi una completa deregolamentazione del mercato del gas naturale”.

 

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